TOUR OF THE ALPS 2023 / Le pagelle: Geoghegan Hart domina e guarda al Giro. Fortunato regolarista, deludono Arensman e l’Astana

Il podio del Tour of the Alps 2023: con il vincitore Tao Geoghegan Hart (al centro in Maglia Verde Melinda), Hugh Carthy (secondo a sinistra) e Jack Haig (terzo a destra) (Credits: Jaroslav Svoboda)
Tempo di lettura: 3 minuti

Si è conclusa un’altra edizione del Tour of the Alps e la grande attesa per il Giro d’Italia cresce di ora in ora. La Ineos-Grenadiers ha dimostrato di essere una grande corazzata, dominando la gara in lungo e in largo. Certo, alla corsa rosa ci saranno anche Roglic ed Evenepoel, ma la forza dello squadrone britannico può essere d’intralcio ai piano dei due favoriti. Ma torniamo al TotA e passiamo in rassegna i grandi protagonisti, nel bene e nel male.

Tao Geoghegan Hart: 9 – Si porta a casa la maglia verde dopo aver vinto due tappe e aver gestito le restanti tre. La sua non è stata una dimostrazione di forza, avendo costruito il suo successo negli sprint ristretti. Il britannico comunque c’è e al Giro vuole correre da capitano: sa come si vince la maglia rosa e attorno ha una squadra di assoluto livello.

Hugh Carthy e Jack Haig: 8 – Si prendono rispettivamente la seconda e la terza posizione del podio. Hanno qualcosa in meno di Geoghegan Hart, ma sono scalatori solidi e che al Giro potranno trovare terreno fertile per le loro azioni. Non ci sorprenderemmo di vederli lottare quanto meno per una top-five.

Lennard Kamna, Gregor Muhlberger, Simon Carr: 8 – Una vittoria di tappa a testa è un bel bottino per tornare dal TotA con entusiasmo. Soprattutto il tedesco della Bora-hansgrohe, finalmente tornato ai suoi livelli, può guardare positivamente ai prossimi obiettivi. Il suo obiettivo? Una tappa al Giro.

Lorenzo Fortunato: 7,5 – Lo scalatore della Eolo-Kometa è il miglior italiano del Tour of the Alps. Settimo, quinto e settimo nelle tappe decisive, più il quinto posto nella classifica generale che lascia ben sperare per le settimane della corsa rosa. Regolare, ma senza acuti particolari. Resta da capire se sarà meglio puntare alle tappe o a un piazzamento finale nei dieci.

Giulio Pellizzari: 7 – Lo scalatore della Green-Project Bardiani è la bella sorpresa italiana di questa edizione della corsa. Terzo nella quarta frazione con arrivo a Predazzo dopo un’interessante azione in salita. Lo attendiamo al Giro d’Italia Under 23, dove proverà a fare classifica.

Geraint Thomas: 6 – Era una delle tre punte della Ineos-Grenadiers, ma fin dalla prima tappa si è messo a disposizione di Geoghegan Hart. Strategia o mancanza di forze per lottare per la generale? Non lo sappiamo. Ottimo lavoro per il suo compagno, ma ci sarebbe piaciuto vederlo veramente alla prova in salita.

Aleksandr Vlasov: 5,5 – Non è andato malissimo, ma neppure da meritarsi una sufficienza. Il russo vuole vincere il Giro d’Italia, ma le premesse non sono eccezionali. Oltre al secondo posto a Brentonico, niente di entusiasmante per il corridore della Bora-hansgrohe, che ha lasciato la corsa un giorno prima della conclusione per correre domenica la Liegi-Bastogne-Liegi.

Domenico Pozzovivo: 5 – Dallo scalatore lucano ci aspettavamo sicuramente qualcosa di più. A quarant’anni non gli si può chiedere di vincere il Tour of the Alps, ma in salita non è mai riuscito a tenere le ruote dei migliori. Lui stesso ha dichiarato che «c’è qualcosa che non va».

Thymen Arensman: 4 – Ci si attendeva tanto dal giovane olandese della Ineos, ma purtroppo l’anno è iniziato molto male per lui e le sue speranze di correre da co-capitano al Giro si sono definitivamente spente sulle Alpi del TotA. Farà il gregario di Thomas e Geoghegan Hart, peccato è un’occasione persa.

Astana-Qazaqstan: 3 – Incredibile come una squadra WorldTour non riesca ad andare oltre il dodicesimo posto di tappa (Dombrowski alla 3ª e Antonio Nibali alla 5ª) in una gara dell’Europe Tour. Il livello era alto, ma non certamente altissimo: crisi profonda per il team di Vinokourov che è chiamato presto a uscirne per non rischiare la retrocessione al termine del triennio.