Per riuscire a vincere la prima Liegi-Bastogne-Liegi il ciclismo italiano ha dovuto attendere la bellezza di 73 anni. La Doyenne vide la luce nel 1892, ma soltanto nel 1965 un corridore di casa nostra ebbe il privilegio di salire sul gradino più alto del podio. Fu un emigrato campano ad aggiudicarsi la classica monumento delle Ardenne, Carmine Preziosi, originario della provincia di Avellino, trasferitosi nel 1957, con la famiglia, a Farciennes, una cittadina della pianura dell’Hainaut, a 7 chilometri da Charleroi. Il padre lavorava nelle miniere di carbone di Marcinelle.
Preziosi, 22 anni da compiere, era alla sua terza stagione di professionismo e correva in una squadra francese, la Pelforth-Sauvage-Lejeune, capitanata dall’olandese Jan Janssen, campione del mondo in carica. Aveva vinto poco, fino ad allora, ma era stato capace di conquistare l’anno prima un prestigioso secondo posto al Giro di Lombardia, preceduto dal solo Gianni Motta; due settimane prima della Liegi era arrivato settimo, migliore italiano, al Giro delle Fiandre, e solo 72 ore prima della Doyenne era stato sesto alla Freccia Vallone. Seppure in maniera rocambolesca, il 2 maggio 1965 riuscì a rompere un incantesimo che durava da oltre settant’anni, imponendosi in una classicissima che da lì in poi avrebbe regalato tante gioie al ciclismo italiano, con le imprese di Contini, Argentin, Bartoli, Bettini, Rebellin e Di Luca.
Tre giorni prima della LBL 1965, l’Italbici ottiene un trionfale successo alla Freccia Vallone. Vanno in fuga Roberto Poggiali e Felice Gimondi e il fiorentino della Ignis ha la meglio in volata sull’astro nascente del nostro ciclismo. Il solo italiano che s’era imposto alla Flèche prima di Poggiali era nientemeno che Fausto Coppi, quindici anni prima.
Percorso molto duro alla Liegi-Bastogne-Liegi, già allora, reso ancor più selettivo dalla pioggia insistente, dal vento gèlido e da alcuni tratti pavé molto scivolosi, pur se le mattonelle della Vallonia non sono certo quelle delle Fiandre. L’inglese Simpson, avvilito per aver perso tre giorni prima la Freccia (fu 3°), fa il diavolo a quattro, scatenando offensive a ripetizione. La fuga con Gimondi sembra quella decisiva, guadagnano fino a un minuto di vantaggio, ma sulla Côte des Forges il loro sogno sfuma. Si forma in testa un plotone di una ventina di unità e a 30 chilometri dal traguardo il belga Bocklant forza il ritmo. Gli resistono soltanto i connazionali Gilbert Desmet ed Huysmans, l’iridato Janssen, l’inglese Wright e Vittorio Adorni. Prima di entrare in Liegi i battistrada rallentano, si studiano, qualcuno salta i cambi. Dietro inseguono furiosamente e rientrano in sei: Preziosi, Vandenbossche, Van Coningsloo, Coreman, Knops e il grande favorito, Simpson.
Dodici fuggitivi vanno a giocarsi la Liegi-Bastogne-Liegi. L’arrivo è al velodromo in cemento di Rocourt, lo stesso nel quale si sono disputati nel 1963 i campionati del mondo della pista. La lotta per il successo sembra ristretta a Janssen e Van Coningsloo, i più veloci. Subito dopo il primo passaggio sul traguardo, l’episodio clamoroso che decide la corsa. La pioggia cade ininterrottamente da ore su Liegi ed ha persino costretto gli organizzatori a rinviare le gare di attesa. L’anello è scivoloso. Con la pista bagnata è difficile rimontare e allora Adorni, che tra l’altro non ha compagni di squadra, si pone subito in testa al drappello. Alla penultima curva, sopraelevata, Gilbert Desmet perde l’equilibrio e piomba a terra. Caduta generale. Gli finisce addosso Janssen, che si trovava in ottima posizione. Poi altri. Restano in sella soltanto in cinque: Adorni, Vandenbossche, Wright, Cooleman e Preziosi. Adorni è al massimo dello sforzo, entra al comando sul rettilineo finale, è ormai certo di aver vinto, ma alle sue spalle rinviene fortissimo Carmine Preziosi, che, libero della sudditanza da Janssen, lo salta e va ad imporsi con una lunghezza di vantaggio.
A parte la caduta, lo sprint non ha uno svolgimento regolarissimo. Adorni presenta reclamo sostenendo che, nel momento in cui l’ha affiancato, Preziosi s’è appoggiato a lui, prendendo slancio. La giuria si riunisce, rileva l’infrazione, ascolta il vincitore (“Senza appoggiarmi sarei caduto”), che se la cava con un’ammenda. L’ordine d’arrivo non cambia.
Fu così che Carmine Preziosi entrò nella storia delle classicissime, come primo italiano ad imporsi nella Liegi-Bastogne-Liegi. L’impresa gli fruttò per le stagioni successive un ingaggio in due squadre italiane, la Bianchi (1966) e la Molteni (1967). Ma dopo la Doyenne ottenne due sole vittorie importanti, al Giro dell’Emilia e al Giro del Belgio, a cui si aggiunge un 2° posto alla Tirreno-Adriatico del ’67.
Nei suoi primi cinquant’anni la Liegi-Bastogne-Liegi non ebbe lo stesso prestigio delle altre quattro classiche monumento. Creata nel 1892, fu per molti anni riservata ai dilettanti o agli indipendenti. E interessava quasi esclusivamente i belgi, anche perché aveva un monte-premi molto inferiore a quelli di Sanremo, Fiandre e Parigi-Roubaix. Delle prime 34 edizioni solo due (1908 e 1930) furono vinte da corridori stranieri. Il primo italiano a portarla a termine fu Carlo Zandonà (18° nel 1934), un friulano che a 17 anni si era trasferito in Belgio per lavoro, mentre nel ’36 Antonio Fabris, nazionalità italiana ma nato in Germania, sfiorò addirittura il podio, 4° a 1’47” da Albert Beckaert. Giuseppe Tacca fu 6° nel 1947, quattordici mesi prima di prendere la nazionalità francese.
Dei nostri grandi campioni non c’è traccia sino al 1951. La Liegi-Bastogne-Liegi venne disertata da Girardengo, Binda, Guerra e persino Magni, che in Belgio faceva sfracelli, e Coppi. Unico vip di casa nostra dell’epoca a correrla fu Gino Bartali. Una sola volta. Nel 1951, quando colse un ottimo sesto posto, nell’edizione vinta dallo svizzero Kübler. Il grande interesse delle nostre squadre per la Doyenne esplose soltanto alla fine degli anni Cinquanta. Conterno arrivò 5° nel 1959, Adorni sfiorò quattro volte il successo (oltre che secondo nel 1965, fu terzo nel ’63 e nel ‘64 e quinto nel ’67), ma ad avere l’onore di metter fine all’interminabile digiuno italiano fu l’avellinese Carmine Preziosi, cinquantotto anni fa, a conclusione di quel drammatico sprint.
Ordine d’arrivo: 1. Carmine PREZIOSI (Ita) km. 253 in 7h01’04”, media 36,050; 2. Vittorio Adorni (Ita); 3. Martin Vandenbossche (Bel); 4. Roger Cooreman (Bel); 5. Michael Wright (Gb); 6. Knops (Ola); 7. Bocklant (Bel); 8. G. Desmet 1° (Bel); 9. Huysmans (Bel); 10. Simpson (Gb); 11. Janssen (Ola); 12. Van Coningsloo (Bel); 13. Monty (Bel) a 1’00”; 14. Gaul (Lux); 15. Daems (Bel) a 1’20”; 19. Durante a 1’20”; 21. Poggiali; 24. Gimondi; 25. Cribiori; 26. Vigna, 28. Partesotti; 34. Babini.












