Freire: «Invidio la visibilità che hanno ora le classiche. Ai miei tempi era diverso»

Freire
Oscar Freire in una foto d'archivio al Tour de France
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Ricordate quando le classiche di primavera vedevano protagonisti corridori come Oscar Freire, Michele Bartoli e Paolo Bettini? Uno spettacolo enorme, eppure, secondo lo spagnolo tre volte campione del mondo, non c’era la stessa visibilità che troviamo ora.

«Non posso nascondere un po’ di invidia – ha detto Freire a EFE – C’è grande copertura a livello mediatico: quando correvo e vincevo la Sanremo, neanche la mia famiglia poteva seguire la corsa. I ciclisti di oggi hanno questa fortuna, ma a livello di spettacolo rispetto ai miei tempi non è cambiato molto».

Freire tuttavia riconosce che, dopo alcuni anni più noiosi in cui le grandi squadre bloccavano la corsa, i nuovi fenomeni come Pogacar, Van Aert e Van der Poel hanno rivoluzionato il mondo delle gare. «Spesso ti sorprendono perché sono capaci di attaccare a 50 o 60 chilometri dal traguardo. Sono tre corridori che sanno fare tutto. Io me la cavavo in salita e andavo forte allo sprint, ma uno come Van Aert vince la tappa regina del Tour, le crono e le volate sugli Champs-Elysées».