Storia di Zeeman: dietro ai successi della Jumbo lo studio, il calcio e gli All Blacks

Zeeman
Merijn Zeeman, diesse della Jumbo-Visma (foto: TeamJumboVisma)
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Merijn Zeeman aveva 34 anni quando firmò per la Rabobank. Era il 2013, e quasi subito la banca smise di sponsorizzare la squadra a causa dello scandalo doping legato a Lance Armstrong. Uno schiaffo per la squadra olandese, passata da ricca a povera da un giorno all’altro.

«Sono stati tempi difficili e abbiamo passato tre anni a sopravvivere perché c’era molta negatività intorno a noi», ha raccontato a El Paìs il direttore sportivo della Jumbo-Visma, che altro non è che la continuazione di quella squadra distrutta. Nel 2016 Zeeman ha cambiato strategia. E ha rivoluzionato il ciclismo: non ci sono più gare scontate, né tappe di trasferimento. La Jumbo detta il ritmo.

Zeeman da bambino ha praticato il pattinaggio di velocità, uno sport molto seguito in Olanda. Ma siccome in estate non c’era un posto dove allenarsi, ha cominciato ad andare in bici con la squadra, e i suoi tecnici si sono accorti delle sue qualità. Non è diventato un vincente, ma ormai il ciclismo gli aveva preso il cuore. Zeeman ha studiato scienze dell’educazione fisica all’università, e un amico che aveva una squadra di giovani talenti nel ciclismo gli offrì di dirigerla. Aveva 22 anni, accettò e presto vide che qualcosa non andava.

«Non c’erano allenatori né nutrizionisti. Anche anni dopo, nel 2000, salivi ancora in bici e gareggiavi, stop», dice. La sua idea si è evoluta e nel 2013 è arrivato alla Rabobank. Nel 2016 ha deciso di ribaltare la situazione. «Il primo e più importante passo è stato quello di sedersi con tutte le persone del team, parlo di 70 o 80 persone, e discutere le cose per cambiare la nostra cultura e il modo di lavorare», ha raccontato. Per questo ha preso come riferimento la Sky perché, secondo lui, era il team che aveva la struttura migliore.

«Ma abbiamo guardato anche ad altri sport. Agli All Blacks del rugby e al calcio. Ci siamo confrontati e abbiamo visto che c’era una grande differenza nel modo di allenarsi, nell’alimentazione, nella gestione sportiva, nella tattica e nella struttura. Siamo stati onesti e abbiamo accettato di non aver lavorato nella giusta direzione».

Zeeman ha parlato anche con gli allenatori di nuoto, con i tecnici del pattinaggio di velocità e con il suo amico Erik ten Hag, allenatore del Manchester United. Quella relazione lo ha portato a ricevere un’offerta dal Twente in Eredivisie qualche mese fa. «Ora non era per me. In futuro non si sa mai», ha raccontato ancora a El Paìs. La squadra dev’essere sempre aggiornata a proposito della tecnologia e dell’alimentazione. E da dicembre ha già stabilito il calendario per tutti i corridori per tutta la stagione, compresi cinque raduni in altura.

«Non può esserci solo corsa, corsa e corsa. Hai bisogno di tempo per imparare e migliorare. Se ti dedichi solo alla corsa, è molto difficile che tu cambi ciò di cui hai bisogno. E se vuoi lavorare in questa squadra devi essere aperto a migliorare, anche se non costringiamo nessuno a fare cose specifiche nella nutrizione, nell’allenamento, nella gestione o nella strategia». Non si può dire che i risultati non si vedano.