Il Prestigio Bicisport in questi ultimi anni ha evoluto il suo regolamento, adattandosi ai cambiamenti del ciclismo dilettantistico. La nascita delle Continental e delle Development hanno creato un solco ormai quasi insormontabile con le formazioni tradizionali Under 23, eppure nella speciale Challenge è stata dedicata una speciale classifica proprio per premiare quelle realtà che costituiscono ancora oggi la base del movimento.
Attuale leader delle non Continental è la Aries Cycling Team che con Simone Impellizzeri difende il buon piazzamento ottenuto alla Firenze-Empoli. Alla prima prova del Prestigio 2023, il corridore monzese ha ottenuto un buon settimo posto, sgomitando con atleti di primissima fascia per la vittoria.
Simone, che giornata è stata?
«La Firenze-Empoli è sempre tiratissima. Si parte a tutta e non si tira mai il fiato, è la prima gara della stagione e tutti vogliono vincere. Io ho cercato di rimanere coperto il più a lungo possibile, pur mantenendo sempre le prime posizioni. Fortunatamente ero lì davanti quando è stata lanciata la volata e pur non essendo un velocista puro, ho colto un bel piazzamento».
Quest’anno sei partito forte tra Spagna, Francia e Italia…
«In Spagna ho corso la mia prima gara a tappe chiudendo settimo nella generale e terzo in una frazione. Ho fatto sesto invece alla Boucles du Haut Var e ottavo al Criterium de Monaco. Non ho ancora vinto però le sensazioni sono migliori settimana dopo settimana. Speravo di partire così».
Quest’anno sei passato alla Aries dopo due anni alla Garlaschese, come mai hai deciso di cambiare?
«Alla Garlaschese stavo bene, ma è chiaro che non è una squadra di prima fascia. Anche la Aries è una realtà piccola, ma ho fatto un bel salto in avanti. Basta guardare le gare a cui partecipo, i viaggi all’estero, l’upgrade nei materiali, nella preparazione e nella gestione di corsa. So di non essere un fenomeno, ma punto a migliorare sempre di più».
Com’è confrontarsi con le Continental e le Development?
«Impegnativo. A mio avviso non c’è troppa differenza di base con loro, sono i materiali e l’attenzione che si dà alla preparazione e tutto ciò che ne ruota attorno che rende loro migliori. Ripeto, non sono un fenomeno, ma se avessi a disposizione le loro risorse magari adesso parleremmo di altro».
Hai sempre voluto fare il ciclista?
«In realtà no. Ho iniziato presto, da G1, spinto da mio zio che è un grande appassionato di ciclismo, ma non ho mai pensato di dedicarmi seriamente a questo sport. Non ero molto bravo perché l’impegno che ci mettevo era sempre molto poco, poi quando ho fatto il salto da junior ad Under 23 le cose sono leggermente cambiate».
L’impatto con il dilettantismo?
«Volevo smettere. Il primo anno avrò corso pochissimo, forse quattro gare in tutto e mi chiedevo per quale motivo dovevo continuare spendendo energie mentali e fisiche. La stagione scorsa è andata leggermente meglio e ho trovato sensazioni migliori oltre che un paio di piazzamenti a Nonantola e all’Addolorata, per esempio».
Che corridore sei diventato?
«Mi reputo un corridore piuttosto completo. Ho un buono spunto veloce, ma reggo bene sulle salite non troppo dure. Alla Aries mi dicono che devo migliorare quando la strada comincia a salire, però a me sembra di andare benino. Se devo fare un paragone, con le ovvie proporzioni, sento di assomigliare a Michal Kwiatkowski che, tra le altre cose, è anche il mio corridore preferito».

Perché proprio lui?
«Sa vincere e sa aiutare la squadra. È un corridore che ha sempre corso da gregario, eppure avrà vinto una trentina di corse, tra cui un mondiale, una Sanremo, due Amstel, due Strade Bianche, una Tirreno, una tappa al Tour, il Polonia, l’E3 di Harelbeke e molto altro. Pensate che corridore sarebbe diventato se in squadra l’avessero lasciato più libero».
E quali sono le tue corse preferite?
«Il Nord, io amo il pavé, il freddo, il vento e quelle strade. Mi trovo bene su certi percorsi, non a caso amo anche la Mountain Bike e il Gravel, anche se posso usarle solo d’inverno. Un mio pregio è che mi so muovere quando il gioco si fa duro».
E un tuo difetto?
«Devo migliorare di testa. Sono troppo suscettibile e in gara mi innervosisco facilmente. A volte mantenere la calma mi permetterebbe di correre meglio».
Il meglio lo hai fatto vedere in volata, dove ci vuole testa…
«Si, ma non le volate di gruppo. Detto sinceramente, buttarmi nella mischia mi fa paura per alcune esperienze da juniores. Troppe cadute in volata che adesso mi bloccano…»










