I numeri di Pogacar e il sogno Milano-Sanremo: soltanto un corridore ha percentuali migliori di lui

Pogacar
Tadej Pogacar in trionfo sul traguardo del Giro di Lombardia 2022 (foto: LaPresse)
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Noi che vogliamo bene al ciclismo siamo fortunati: perché il ciclismo ricambia, eccome se ricambia. Vivere nell’era dei fenomeni è una fortuna, e quando uno si smarrisce per un po’ (Egan Bernal, in questo momento) possiamo sempre divertirci con gli altri. Accendi la tivù e c’è Tadej Pogacar da solo, nel paesaggio western del sud della Spagna: ti chiedi perché stiano mandando la replica del Paraíso Interior, la corsa che ha vinto lunedì, sulle strade bianche di Jaén, invece dopo poche centinaia di metri ti accorgi che non è la tivù a mandare una replica, ma Pogacar. Primo, per distacco. Primo lunedì alla prima uscita stagionale, primo oggi alla seconda, la tappa inaugurale della Vuelta a Andalucia, quella che noi non più bambini chiamiamo ancora con il suo vecchio nome, Ruta del Sol

Vince per distacco il giovane sloveno, perché ha bisogno di far vedere (a se stesso, ai suoi avversari, al mondo) che è sempre quello di prima, quello che vince. E il fatto che abbia perso il Tour da Jonas Vingegaard non modifica il suo Dna da fuoriclasse assoluto. Anzi. Non possiamo dire che non ci avessero avvertiti: quelli della UAE lo hanno fatto sapere in tutte le lingue. «Perdere il Tour lo ha reso più forte», ha sentenziato Matxin. E lo stesso hanno ripetuto i suoi compagni, via via che si allenavano con lui. 

Poi è arrivato lui. Ha scelto di cominciare da una corsa 1.1, la Paraíso Interior appunto, con dei tratti in sterrato, e ha lasciato lì tutti quando mancavano 40 chilometri al traguardo. Vittoria numero 47 da professionista, la prima in una corsa 1.1: le altre 46 erano arrivate tutte in prova World Tour o .Pro, tutte corse di categoria superiore. Il secondo (Ben Turner) è arrivato a 49”. Quarantott’ore dopo ecco la vittoria numero 48 di Pogacar, sempre per distacco: e questa volta il secondo (Mikel Landa) ha preso 38”. 

La poesia ha ampio spazio in un corridore come Pogacar, nel suo modo di correre, di vincere e anche nel suo modo di perdere. Ma quando si arriva a questo punto le statistiche sono indispensabili: e i numeri ci dicono che Pogacar ha vinto le ultime 4 corse a cui ha preso parte, le ultime 2 del 2022 (la Tre Valli Varesine e una Monumento come il Lombardia, tutte nel giro di 4 giorni) e le prime 2 di quest’anno. Se poi ci allarghiamo a considerare le ultime 5 gare che ha fatto, allora vediamo che il risultato peggiore del lotto è il secondo posto in una corsa dura come il Giro dell’Emilia

A 24 anni lo sloveno ha corso 3 volte il Tour de France: 2 li ha vinti e nell’ultimo è arrivato secondo. Il terzo posto alla Vuelta 2019, prima volta sulle tre settimane, è quasi un dettaglio. Corridore nato per vincere i grandi Giri, si è già messo in tasca anche 3 classiche Monumento: nel 2021 ha vinto Liegi-Bastogne-Liegi e Lombardia, l’anno scorso si è ripetuto nella Classica delle foglie morte che chiude la stagione. Occhio ai dettagli però: Pogacar è arrivato terzo alla Liegi nel 2020, quarto all’ultimo Fiandre (uno dei rari errori tattici) e – ricordate? – quinto all’ultima Milano-Sanremo, a 2” dall’altro sloveno Matej Mohoric

Vedendolo arrivare da solo alla Paraíso Interior e alla Ruta del Sol (che bei nomi che hanno queste corse), la Sanremo ci è parsa vicinissima: infatti mancano esattamente 30 giorni e non possiamo non considerare tra i grandi favoriti uno che l’ha corsa 2 volte arrivando dodicesimo (2020) e quinto (2022). Ma soprattutto che ha vinto le ultime 4 corse che ha fatto e 48 delle 261 corse in cui ha preso il via da quando è professionista: il 18,4%, poco meno di 1 su 5. Addirittura meglio di Remco Evenepoel, che ne ha vinte 37 su 216, cioè il 17,1%. C’è soltanto un corridore che tiene una media appena più alta, e infatti ha vinto il 18,8% delle corse (28 su 208) a cui ha partecipato: è Mathieu van der Poel. Fenomeni su fenomeni: che fortuna vivere in questo ciclismo.