Raffaele Mosca: «La salita è il mio pane e quest’anno voglio dimostrarlo»

Raffaele Mosca alla partenza della Firenze-Empoli 2022
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Raffaele Mosca ha debuttato lo scorso anno tra i dilettanti, fra i più giovani in Italia. I grandi risultati e l’enorme costanza dimostrata tra gli Juniores fecero da collante nei confronti dell’attenzione del Team Qhubeka, oggi Q36.5 Continental Team. Mosca è stato l’unico italiano confermato dal nuovo progetto di Douglas Ryder con Vincenzo Nibali consulente e ambassador dello sponsor principale. Sinonimo di grande fiducia verso uno dei pochissimi scalatori di talento del nostro movimento giovanile.

Una nuova avventura, senza cambiare casa, in cui Raffaele non vede l’ora di tuffarsi. Perché ancora non è davvero cominciata, come ci spiega. «Non abbiamo fatto ancora nessun ritiro. C’è qualcosa in programma, ma ancora nulla di certo, quindi non ho avuto finora nemmeno l’occasione di incontrare la formazione dei professionisti. Non vedo l’ora di farlo, come di vestire la nuova maglia. Ma in questa fase di transizione non siamo stati lasciati certo soli: la preparazione invernale procede bene e secondo i piani stabiliti dalla squadra».

Mosca, voltandoti indietro che anno è stato il 2022?

«Un anno in cui ho preso innanzitutto consapevolezza della fortuna di far parte di un progetto serio e internazionale come quello dell’ex Team Qhubeka. Una stagione di crescita a tutto tondo. Ho fatto molta esperienza, correndo anche tra i professionisti. Ho preso ogni gara come un’occasione per imparare qualcosa di nuovo, per capire meglio questo mondo e maturare».

Daniele Nieri, il tuo direttore sportivo, ci ha raccontato che al Giro della Valle d’Aosta hai capito cosa significa fare il corridore. È stato quello il punto di svolta della tua prima stagione da dilettante?

«L’inizio di stagione è stato davvero complesso, ve ne avevo già parlato. Per dedicarmi a pieno al ciclismo ho dovuto prima aspettare la fine della scuola e diplomarmi, perché già il viaggio occupava più di due ore della mia giornata. Poi ho partecipato al Valle d’Aosta, la mia prima corsa a tappe tra gli Under 23 e ho preso una bella batosta: nelle prime due tappe ho fatto molta fatica e nella terza mi sono ritirato. Ma sono convinto di aver imparato molto da quella sconfitta».

Perché?

«Subito dopo il ritiro mi sono confrontato a lungo con Daniele, promettendogli che da quel momento in poi, avendo terminato il percorso scolastico, avrei dato anima e corpo alla bici. Con lui ci siamo sentiti tutti i giorni, discutendo degli allenamenti e delle mie prestazioni: mi ha seguito al meglio, pedalata per pedalata».

Senti quindi di aver ben digerito il passaggio da Juniores ad Under 23?

«Da quel momento in poi sì. Tra le due categorie cambia veramente tanto e naturalmente non è mai semplice e scontato assimilare il tutto. Inoltre da quando ho cominciato a strutturare la mia giornata solamente sulla bici, con la scuola alle spalle, il rendimento in allenamento e in gara è cambiato».

Ti sei diplomato Meccanica e Meccatronica e sei appassionato di motori. Continuerai a studiare e coltivare quest’interesse?

«Inizialmente avevo scelto l’indirizzo Grafica e Sport, ma poi ho voluto cambiare ambito per non puntare tutto sul ciclismo. Più volte a fine stagione, anche lo scorso anno, ho aiutato una scuderia di auto da corsa e sono state delle belle esperienze. Al momento ho deciso di dedicarmi solamente alla bicicletta».

Una svolta mentale, quella del Valle d’Aosta, che si è ripercossa inevitabilmente anche sulla preparazione fisica. Ad aprile ci avevi confidato di voler migliorare in pianura e sul passo. Ci sei riuscito?

«Dopo il Valle d’Aosta abbiamo buttato giù un programma con la squadra per arrivare al meglio a fine stagione. E qualche frutto si è visto, dal settimo posto al Giro del Casentino al nono della classifica giovani del Giro del Friuli. La qualità degli allenamenti si è alzata, proprio perché ho iniziato a lavorare meglio sui miei punti deboli, come il passo e la potenza necessaria per spingere alti rapporti in pianura. Credo di aver fatto passi avanti e lo capiremo meglio in questa stagione».

Se finora la priorità era stata ambientarsi a questa categoria, con quali obiettivi pedalerai nella nuova stagione? Per esempio, da scalatore, vorresti partecipare a più corse a tappe?

«Non abbiamo stabilito ancora il programma della nuova stagione, ma il primo obiettivo è crescere ancora. Magari correndo di più tra i professionisti, con cui quest’anno ho preso parte al GP Industria & Artigianato e alla Coppa Agostoni».

Come sono andate queste due gare?

«All’Agostoni sono caduto e ho avuto problemi al polso nei giorni seguenti e anche a Larciano mi sono ritirato. Due corse in cui ho fatto tanta fatica, anche se il ritmo gara è più controllato: scatenato all’inizio per lanciare la fuga, per ristabilirsi e crescere gradualmente verso il finale».

Ci avevi già raccontato di nascere scalatore perché quando esci in bici le uniche strade per tornare a casa tirano all’insù e non poco. Senti di essere migliorato anche in salita?

«Nascere in un paesino di alta collina mi ha segnato. Pedalare in salita mi è sempre piaciuto e non mi è mai pesato. Questo primo anno tra gli Under 23 è stato importante e di grande crescita anche per le salite. Ho imparato come prenderle al meglio e a gestirmi quando la strada sale. Solo guardare come le affrontavano gli altri è stato fondamentale».

Nieri ci ha parlato di te come uno degli scalatori puri più promettenti del ciclismo italiano. Alla luce di questo hai difficoltà a gestire le pressioni e le aspettative?

«All’interno della squadra nessuno mi ha mai messo pressione, però un po’ accuso il peso di far bene per ricambiare la loro fiducia. Nel loro lavoro mettono lo stesso impegno e la stessa volontà che ci metto anch’io, quindi mi sembra doveroso dare il meglio di me ogni volta che salgo in bici».

Cosa ti aspetti dal 2023?

«Nel nuovo anno voglio cercare di tirare fuori il meglio di me e cercare di vivere tante esperienze. È da quest’ultime che si cresce e lo scorso anno me l’ha confermato, tra brutte e belle. Mi aspetto di maturare ancora di più, come persona e come corridore».