Morte Rebellin / Il dubbio degli inquirenti: Davide poteva essere salvato? Richieste a Malagò per la restituzione dell’argento di Pechino

Davide Rebellin con la medaglia d'argento a Casa Italia alle Olimpiadi di Pechino 2008
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Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, apre alla possibilità di restituire a Davide Rebellin la medaglia d’argento di Pechino, riportandola alla famiglia. «Mi sono arrivate alcune mail – ha detto Malagò – in cui mi si chiede di recuperare la medaglia d’argento che aveva vinto alle Olimpiadi di Pechino del 2008. C’è qualche cosa che non dipende dal Coni, ma dagli organismi internazionali. Cerchiamo di capire, più che mai alla luce di quanto successo, cosa si può arrivare a fare» ha spiegato il presidente del Coni, senza nascondere che «si tratta di cose molto lente».

Il 17 novembre 2009 il Coni aveva notificato a Rebellin che avrebbe dovuto restituire la medaglia vinta ai Giochi Olimpici dell’anno precedente: Rebellin era risultato positivo all’Epo, in seguito ai controlli antidoping, e l’argento gli era stato revocato. Da allora, nonostante l’assoluzione del tribunale di Padova, la medaglia non è più tornata nelle mani del legittimo proprietario.

Rebellin
Davide Rebellin, morto a 51 anni dopo un terribile incidente stradale


Quanto all’inchiesta, unico indagato rimane il 62enne tedesco Wolfgang Rieke. Le immagini delle telecamere di sorveglianza lo mostrano mentre fa manovra, osserva il cadavere steso a terra, e riparte senza soccorrere Rebellin. La procura di Vicenza ha già disposto l’autopsia per il 13 dicembre, per lasciare il tempo a Rieke di nominare un proprio consulente di parte. Disposta anche la superperizia che dovrà ricostruire la dinamica dell’incidente e accertare le responsabilità del camionista, che nei prossimi giorni potrebbe anche essere sentito dagli inquirenti.

Ferma restando l’omissione di soccorso, i consulenti della procura dovranno rispondere a un dubbio: Rebellin poteva essere salvato se fosse stato soccorso in tempo? Ora spetta al gip decidere se ordinare o meno l’arresto (un mandato europeo) dell’autista, da eseguire in collaborazione con le autorità tedesche. «Nomineremo un consulente per seguire l’autopsia, e uno specialista per affiancare il lavoro dei periti impegnati a ricostruire la dinamica dell’incidente» ha spiegato l’avvocato Davide Picco, che assiste la famiglia Rebellin.