Rossato (Bardiani): «Il progetto giovani funziona, ma per migliorare dovremo correre di più all’estero»

Rossato
Mirko Rossato della Bardiani al Giro d'Italia U23
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Si è conclusa la stagione e si è concluso il primo anno del progetto giovani Bardiani tra alti e bassi. I Reverberi alla fine del 2021 hanno voluto allestire una formazione giovanile ispirata al modello della Uno-X per far correre i ragazzi Under 23 nelle più importanti prove internazionali. Mirko Rossato, che da vicino ha seguito e continuerà a seguire i giovani del team, traccia il bilancio di questo anno d’esordio. Cosa ha funzionato, cosa invece non è andato secondo i piani? Rossato risponde.

Rossato, qual è il bilancio dopo un anno?

«Un bilancio direi abbastanza positivo. Sono ancora più convinto dopo quest’anno intenso che la strada segnata è quella giusta. Abbiamo permesso a ragazzi molto interessanti di correre in gare di livello in Italia e all’estero. Sì, dopo un anno posso affermare che il progetto continuerà a darci diverse soddisfazioni».

Cosa ti ha soddisfatto maggiormente?

«Abbiamo vinto quattro gare, siamo saliti sul podio diverse volte e praticamente in tutte le gare siamo stati protagonisti. I tre successi di Martinelli tra Turchia, Polonia e Industrie del Marmo hanno dimostrato il valore di questo ragazzo, senza dimenticare l’assolo di Marcellusi in una internazionale di Prestigio come il Piva. Più in generale ho apprezzato l’atteggiamento dei ragazzi».

Cosa invece non ha funzionato?

«Direi chiaramente il Giro d’Italia U23. Lì abbiamo totalmente “toppato” l’appuntamento, ma siamo anche stati sfortunati. Martinelli veniva da un buon periodo di forma, ma si è ammalato subito prima della corsa. Tolio uguale. Ci siamo visti con Marcellusi a Pinzolo, ma una squadra come la nostra deve fare di più».

Cos’altro?

«Abbiamo fatto fatica nelle gare all’estero, ma sapevamo sarebbe stato molto difficile».

Come mai?

«Ci confrontiamo con delle realtà superiori, le Development del World Tour hanno un modo di correre e di “aggredire” la corsa che in Italia non vediamo mai. Da noi ci sono le solite due o tre squadre che controllano la corsa, che schierano i migliori e fanno incetta di risultati perché il livello è basso. All’estero si corre diversamente, si lotta anche per arrivare 25esimi, i nostri invece mollano o si fermano appena vedono che non saranno protagonisti».

A cosa è dovuto questo atteggiamento?

«È la mentalità che manca. Si guarda al risultato, è vero, ma anche riuscire a concludere una corsa è formativo. Non mi piace quando i ragazzi si ritirano dopo due giri di un circuito, non ci sto e ai miei sono riuscito a far passare questo messaggio».

Avete in mente delle novità per il prossimo anno?

«Ho chiesto di correre di più all’estero, fare attività fuori dai confini italiani è fondamentale se vogliamo far crescere di qualità e livello i nostri corridori. Non ci sono scuse, non dobbiamo accontentarci».

Non avrai più Marcellusi e Tolio che vanno con la prima squadra.

«Due perdite importanti per me, ma due “acquisti” importanti per la prima squadra. Aggiungono uno scalino al loro percorso di crescita e credo abbiano tutte le carte in regola per fare bene tra i grandi. Mi dispiace aver lavorato con loro un solo anno, forse prendendoli prima potevamo fare ancora qualcosa di più».

Martinelli, l’anno della verità.

«Come dicevamo prima, Alessio è partito molto forte, poi sono iniziati i problemi dopo il Giro dell’Appennino. Non partecipando al Giro d’Italia, il suo morale è sceso sotto i tacchi. È ripartito, ma si è ammalato di nuovo al Valle D’Aosta e all’Avenir. A quel punto il finale di stagione era compromesso, tuttavia sarà il nostro uomo di punta nel 2023».

Come giudichi il primo anno di Pinarello e Pellizzari?

«Molto positivo. Hanno ottenuto risultati importanti e fatto un anno di attività di alto livello, tanto che a fine stagione abbiamo deciso di farli debuttare tra i professionisti in Slovacchia, alla Tre Valli e al Gran Piemonte. Si sono comportati meglio di tanti pro’ che sono lì da 8 anni. Anche per loro aggiungeremo uno scalino».

Arrivano Scalco, Conforti e Paletti.

«Chiedevo ragazzi dalle loro caratteristiche, che andassero bene in salita, fossero veloci, ma soprattutto scaltri. Seguiranno lo stesso percorso di Pellizzari e Pinarello: sono ragazzi interessati, tra i migliori juniores che passano Under 23. Non dovranno trascurare la scuola fino alla maturità».

Con Trainini cosa è successo?

«Era un ragazzo dalle grandi qualità, ma non ha mai corso. Volevamo affiancarlo a Pinarello e Pellizzari, ma la testa non c’era più. Era demotivato, noi abbiamo cercato di spronarlo, tuttavia non siamo riusciti a fargli cambiare idea ed ecco che è arrivato il ritiro».