Vegni ci svela i retroscena del commissariamento della Lega

Vegni
Mauro Vegni al Giro d'Italia 2022
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Al centro della difficile situazione in cui si dibatte oggi la Federazione Ciclistica, c’è indiscutibilmente il commissariamento della Lega giunto inatteso dopo che il consiglio dichiarato decaduto dalla Corte d’Appello federale aveva già indetto le nuove elezioni. Mauro Vegni, direttore del Giro d’Italia e presidente della Lega dichiarato decaduto, ci racconta alcuni dettagli che aiutano a chiarire meglio il quadro all’interno del quale si svolgono gli eventi.

«Quando doveva essere eletto il presidente della Lega – racconta – non si trovavano candidati. Si sono fatti tanti nomi tra i quali quello di Saronni e di Guercilena, ma si era creato un empasse che bloccava le elezioni. A quel punto mi sono fatto avanti perché sono convinto che il movimento professionistico ha bisogno di una Lega che funzioni. Alla vigilia delle elezioni mi è stato chiesto di farmi da parte senza che venisse però avanzata una candidatura alternativa. Forse bisognava avere il coraggio di confrontarsi nelle urne: sostanzialmente c’era un gruppo che sosteneva la mia candidatura ed un altro, diciamo, più vicino alla Federazione. Ma non è stata presentata nessuna candidatura alternativa».

Indiscutibilmente Vegni è rimasto male per il fatto che il ricorso di alcuni abbia determinato la sua destituzione provocando uno stallo le cui conseguenze appaiono oggi molto pesanti.

«Vorrei capire per quale motivo abbiano voluto commissariare la Lega. Credo che oggi appaia evidente il danno fatto – continua – perché sarà molto difficile, ad esempio, riuscire a imbastire una trattativa per i diritti televisivi».

Avevano già un accordo con Infront.

«In realtà quel contratto prevedeva la ricerca di risorse pari ad un milione. Non era una cosa scontata».

Rcs Sport è entrata su un pre accordo.

«Rcs Sport ha fatto il suo lavoro. Ha detto alla Federazione che era interessata ad organizzare certe gare. Non mi sembra una cosa strana considerando quale sia la sua missione. Non le si può rimproverare nulla».

Parla Mauro Vegni direttore del Giro d’Italia, quindi Rcs Sport, o Mauro Vegni ex presidente di Lega?

«Parla Mauro Vegni. E d’altra parte chi può condannare un’azienda che organizza eventi sportivi di voler organizzare eventi sportivi. Caso mai è la Federazione che doveva gestire le cose in maniera più accorta».

Quanto pesa su tutto ciò la causa intentata da Mauro Vegni, presidente della Lega, nei confronti di Cordiano Dagnoni, presidente della Federazione, per la vicenda delle provvigioni irlandesi?

«Ho presentato una denuncia alla Procura di Milano e sarà il magistrato, che mi risulta essere già stato assegnato, a valutare la vicenda».

Gli organizzatori di corsa minacciano di non invitare le squadre italiane alle loro gare.

«Con questa Federazione temo che le loro minacce possano risultare spuntate perché presto non ci saranno più squadre che vorranno affiliarsi in Italia».

Qual è il futuro della Lega?

«Non lo so. Ho avuto modo di parlare con i commissari ed ho sentito progetti di lunga durata, come ad esempio quello di riformare lo Statuto. A me risulta che loro non possano avere questa facoltà. Essendo la Lega un istituto di diritto privato, lo Statuto è competenza degli associati. Il loro unico compito è di indire nuove elezioni per permettere alla Lega di tornare ad agire in piena legittimità. E spero che questo accada al più presto».