Pasticcio della Federciclismo. Finalmente interviene Malagò (era ora!)

Malagò
Giovanni Malagò in una foto d'archivio
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E’ evidente che per affrontare in modo serio la vicenda delle provvigioni si sia deciso di aspettare il 7 settembre l’incontro tra il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e la ex vice presidente della Federciclismo, Norma Gimondi. Chissà, forse si aspetterà anche la riunione della giunta Coni (la Gimondi ne fa parte) prevista per il 15 dello stesso mese.

Non si capisce però perché debba passare tutto questo tempo per incaricare la procura del Coni di indagare sulla vicenda. Dal 27 agosto, giorno dell’ultimo consiglio federale culminato con l’uscita della Gimondi dopo l’improvvisa uscita di Gianantonio Crisafulli, molte sono state le testimonianze emerse e tutte hanno confermato una gestione della vicenda quanto meno superficiale, imprecisa e non rispettosa delle normali procedure.

Le domande poste dalla base federale, dai comitati regionali e dalla stampa sono rimaste inevase. Non si può immaginare che questa vicenda si spenga con il passare dei giorni. E’ indispensabile un intervento autorevole che possa chiarire le responsabilità e deciderne le conseguenze.

Malagò ha affermato esplicitamente che la sua richiesta di informazioni, i suoi colloqui, non possono portare a nessun atto perché non è un detective e non è un giudice, a maggior ragione avrebbe titolo per muoversi la Procura tanto più che in questo bailamme i revisori dei conti della Federazione Ciclistica non hanno mai sentito la necessità di esprimersi assolvendo le procedure che loro stessi avrebbero dovuto controllare o viceversa denunciando le irregolarità che ogni giorno emergono.

Sarebbe più dignitoso che a muoversi fossero gli organi di giustizia sportiva senza aspettare che siano le Procure della giustizia ordinaria a mettere sotto accusa un sistema che può muovere 106.000 euro di soldi pubblici senza rispettare alcuna formalità.