Le mille avventure di Adam Hansen: dall’Himalaya al record di grandi Giri. Un professore tra i ragazzi del Friuli

Hansen
Adam Hansen ai tempi della Lotto-Soudal (foto: LaPresse)
Tempo di lettura: 3 minuti

Raccontare Adam Hansen è difficile. Un personaggio dalle mille sfaccettature che non si è mai tirato indietro davanti ad alcuna sfida e che è diventato un vero e proprio idolo degli appassionati di ciclismo nei suoi tanti anni da professionista. Ancora oggi l’australiano non smette di regalare sorrisi, proprio in questi giorni il pubblico del Giro del Friuli va in visibilio quando lo vede sfrecciare in sella alla sua bicicletta in mezzo al gruppo.

Certo, fa strano vederlo a quarantuno anni in mezzo a tanti promettenti ragazzi. Quando Alberto Bruttomesso e Luca Collinelli nascevano, Hansen già si districava in Europa e faceva sfoggio di tutte le sue qualità. La sua storia poi è molto interessante: Adam nasce in Australia, ma vive per circa tre anni e mezzo tra Hong Kong e Taiwan, dove ha potuto apprendere diverse abilità informatiche. La tecnologia è la sua passione, anche più della bicicletta. Un talento che lo ha visto anche nelle vesti di professore alla James Cook University del Queensland e che nei suoi ultimi anni da professionista lo ha visto realizzare un paio di scarpini in carbonio e kevlar.

Adam Hansen in una foto d’archivio alla Tre Giorni di De Panne

Non solo. Nella sua cantina, che può essere considerata una sorta di laboratorio, ha realizzato anche un software che ha permesso ai suoi ex compagni di squadra di tenersi strettamente in contatto e una stanza a bassa pressione che simula gli allenamenti in quota. Insomma, un ingegnere prestato al ciclismo.

Torniamo a parlare di ciclismo. Come arriva un talento dell’informatica alla bicicletta? In Australia il triathlon è una sorta di religione e Adam Hansen è uno dei suoi più fedeli sostenitori. Nuoto, corsa e…ciclismo. Da adolescente inizia a praticare la triplice disciplina, distinguendosi in sella alla bici. Da lì si passa alla Mountain Bike, dove vince per due volte consecutive il Crocodile Trophy. Il passo alla strada è molto rapido.

Passa professionista nel 2007 con la T-Mobile (poi HTC), per poi passare nel 2011 alla Lotto, la squadra che lo ha accompagnato fino al 2020. È proprio in quella stagione che Hansen dà il via a uno dei record più belli della storia del ciclismo. Partecipa a venti grandi Giri consecutivi, portandoli tutti a termine, dalla Vuelta 2011 al Giro d’Italia 2018. Venti partecipazioni che gli valgono due successi e tanti chilometri in fuga o in testa al gruppo.

Qualcuno ha parlato di stacanovismo, lui di «divertimento». E non può essere altrimenti per uno sportivo che è stato capace anche di scalare l’Himalaya nel 2015 perché «l’altitudine è ottima per il fitness». Per non parlare della sua avventura con l’Ironman, la prova di triathlon più dura al mondo (3.860 metri a nuoto, 180 chilometri in bici e 42 chilometri di corsa). Nel mentre ha avuto anche il tempo per dare vita a un telaio totalmente innovativo che porta il suo nome.

Nel 2020 la sua carriera da professionista è finita, ma lui di stare a casa non ne aveva proprio voglia. Si è guardato attorno, ha fatto delle chiamate ed è ripartito lì da dove aveva iniziato, in Austria. La WSA Ktm Graz lo ha messo sotto contratto per un anno e lui si è divertito a girare Croazia, Bosnia e Romania per alcune corse. Ora il Giro del Friuli, su quelle strade che ha percorso dodici volte con il Giro d’Italia. Niente male, vero?