Ma Bennati cosa dice? Per ora è tranquillo (speriamo bene)

Bennati
Daniele Bennati, commissario tecnico della nazionale italiana
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Daniele Bennati, alla vigilia dei suoi primi campionati del mondo in Australia, getta acqua sul fuoco ma allontana la sua intenzione di dimettersi. «I due episodi raccontati – afferma il tecnico – non ledono il mio ruolo perché per quanto riguarda la cronometro di Ganna agli europei il tecnico responsabile è Marco Velo e per quanto riguarda la partecipazione di Viviani alla pista compete a Marco Villa. Ho avuto i miei convocati per la prova in linea e finita questa non mi riguarda cosa fanno gli atleti. Quindi il mio ruolo non è mai stato intaccato».

Da un punto di vista formale, le dichiarazioni di Bennati sono sorprendenti, ma assolutamente corrette, appare però evidente che la connessione tra i due episodi e la gestione della Nazionale strada non può essere ignorata. Oltre al fatto che è inconcepibile che non ci sia collaborazione tra i tecnici. Obbligare Ganna a fare una cronometro in condizioni approssimative alla vigilia della prova su strada non sembra rispettoso dell’atleta e del tecnico della strada. Iscrivere Viviani ad una prova in pista dopo la prova in linea all’insaputa del tecnico della strada appare altrettanto irriguardoso.

Ha ragione Bennati quando dice che formalmente è tutto corretto, che nessuno gli ha mancato di rispetto, che lui esercita il suo ruolo in piena autonomia. Chi però conosce questo mondo non può non esprimere delle perplessità su chi gestisce tutto ciò. Ed è difficile che un tecnico possa essere soddisfatto di una simile gestione del suo parco atleti. Il tecnico della Nazionale della strada è sempre stato centrale fin dai tempi di Alfredo Martini nella gestione degli atleti e comunque è quanto meno stupefacente che debba non essere nemmeno informato che il capitano della prova in linea è chiamato poche ore dopo a gareggiare in pista. E che il tecnico non sia stato contrariato dall’incredibile episodio.