Vuelta di Spagna, Froome: «Il Covid mi ha debilitato, ma punto alle tappe di alta montagna»

Chris Froome al ritiro di inizio stagione della Israel (foto: Ilia Yefimovich/Getty Images)
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Al via della cronometro a squadre di Utrecht, che darà inizio a questa edizione della Vuelta di Spagna, ci sarà anche Chris Froome. Il britannico ha indicato in Remco Evenepoel il possibile successore di Roglic sul podio più alto di Madrid e ha parlato anche del suo complicato percorso di avvicinamento alla corsa.

La Vuelta è stata la gara che ha messo per la prima volta in luce tutto il talento di Froome. Era il 2011 e chiuse secondo alle spalle di Juan José Cobo, poi la squalifica di quest’ultimo gli consegnò la vittoria del suo primo grande Giro della carriera.

«Adoro come la Vuelta mette alla prova i corridori – ha affermato Froome – La battaglia in classifica generale è brutale, con tante tappe di montagna. È una vera battaglia corpo a corpo, in climi davvero caldi. Mi sono sempre divertito e sono felice di essere qui. Utrecht poi mi fa tornare alla mente bei ricordi: qui iniziò il Tour che vinsi nel 2015».

L’avvicinamento di Froome però non è stato dei migliori. Il britannico della Israel-Premier Tech ha dovuto abbandonare il Tour de France durante la terza settimana dopo aver contratto il Covid e le conseguenze sul suo fisico del virus sono durate a lungo.

«Il Tour è andato molto bene per noi e sono stato sfortunato per non essere arrivato a Parigi. Sono stato uno dei tanti ad avere il Covid. Mi ha colpito abbastanza pesantemente. Sono stato sintomatico per 10 giorni e anche dopo ho dovuto lottare per portare a termine gli allenamenti. Purtroppo non so bene a che livello mi trovo: spero di entrare in gara e di arrivare al meglio nella seconda e terza settimana».