Tre anni fa nasceva la stella di Vingegaard

Jonas Vingegaard esulta sul traguardo di Jebel Jais (foto: LaPresse)
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Esattamente tre anni fa, era l’8 agosto come oggi. Sesta tappa del Giro di Polonia, 155 chilometri con partenza da Zakopane, in quella che storicamente era la capitale invernale del Paese e che oggi è il più importante centro polacco di alpinismo e sport invernali, con due milioni di turisti tutti gli anni, e arrivo a Koscielisko, sui Monti Tatra. Un Giro maledetto, quello. Il 5 agosto, durante la terza tappa, era morto in sella alla sua bici a 22 anni Bjorg Lambrecht, corridore belga della Lotto, e il giorno dopo la tappa era stata neutralizzata in segno di lutto e di protesta. Ma quel giorno, l’8 agosto, erano in programma 155 chilometri con la scalata di Pitoniowka, 2.8 km al 8.8% da ripetere cinque volte prima di affrontare l’ultima salita di Gubalowka, 4.2 Km al 6.8%; e dopo l’arrivo in cima, la picchiata verso il traguardo di Koscielisko. Sulle rampe dell’ultima salita rimasero a giocarsi la vittoria di tappa in tre, tre corridori che si conoscevano bene per essersi sfidati spesso nelle categorie giovanili: un danese, un russo e un australiano. All’ultimo chilometro attaccò l’australiano, ma a giocarsi il successo furono gli altri due, con il danese, un neoprofessionista, che si prese lo sprint a 150 metri dal traguardo: si chiamava Jonas Vingegaard e aveva 22 anni.

Vingegaard: da Koscielisko al trionfo del Tour de France. Chi l’avrebbe mai detto?

Tappa e maglia per lui, ma soprattutto primo successo fra i professionisti, davanti al russo (allora: tre anni dopo è diventato francese) Pavel Sivakov. Il giovane australiano che arrivò terzo si chiamava Jay Hindley. Oggi, tre anni dopo, Vingegaard ha appena vinto il Tour de France, dopo essere arrivato secondo l’anno prima. E Hindley ha vinto l’ultimo Giro d’Italia, dopo il secondo posto nel 2020. Riguardando la foto di quel traguardo, a Koscielisko, chi avrebbe potuto prevederlo?