TOUR DE FRANCE / Le pagelle della 6ª tappa: Caruso insufficiente, Jumbo incomprensibile e Pogacar ragazzo d’oro. Pidcock sfotte Van Aert

Caruso
Damiano Caruso in una foto d'archivio al Giro d'Italia
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È la tappa più lunga del Tour de France? Fa niente, loro la corrono a velocità folle: è la quarta media più alta della storia della Grande Boucle, 49,376 km/h. E il primato assoluto (50,36 km/h nella quarta frazione del ’99) sembra in pericolo. Ma i numeri sono poca cosa rispetto a quello che abbiamo visto tutto il giorno. Proviamo a raccontare in ordine sparso, sperando soltanto che il Tour non sia già finito dopo una settimana.

Tour de France, le pagelle della sesta tappa: da Caruso allo sfottò di Pidcock a Van Aert, tutti i voti di Bicisport

Tadej Pogacar 10 e lode – Di tutto quello che fa – vincere in salita, arrivare primo nelle classiche, dominare le corse a tappe, danzare sul pavé, volare a cronometro, adesso anche battere gli altri in volata – la più stupefacente è il suo perenne sorriso. Quello di un ragazzo che si diverte, che è esattamente dove vorrebbe essere a fare quello che sognava di fare. Con lui rischiamo di vedere dei Tour di una settimana, non più di tre. E’ il più veloce a saltare sulla ruota di Roglic, gli bastano 50 metri per capire che Matthews e Teuns non lo prenderanno. Non c’è una corsa che non possa vincere, forse soltanto uno sprint di tutto il gruppo gli è vietato. Quarantesimo successo da professionista, undicesimo quest’anno, settimo al Tour. Un dato che forse rende meglio l’idea: al Tour del 2028 avrà soltanto trent’anni. 

Wout Van Aert 8 – Se c’è un modo maestoso di perdere la maglia gialla, lui lo ha trovato. Dà spettacolo tutto il giorno: lo riprendono quando mancano 11 km dopo che ne ha fatti 136 all’attacco. Poi non riesce a tenere le ruote del gruppo. Non ottiene niente, e anzi non riesce neanche a dare una mano alla squadra, e a Vingegaard. Per questo il voto dovrebbe essere più basso, ma come si fa? Dirà che «il piano era leggermente diverso dall’esecuzione. Ci aspettavamo una fuga più grande. Quando ho visto che eravamo solo in tre, ho capito che sarebbe stato molto difficile. Ci avevo messo così tanta energia, quindi ho deciso di continuare a onorare la maglia». Lo ha fatto. 

Neilson Powless 7,5 – Sui rulli, a fine tappa, fa il filosofo dopo aver perso l’ennesima occasione di vestire la maglia gialla. «Sono ancora secondo in classifica generale, ho soltanto un corridore diverso davanti».

Jumbo-Visma sv – Roglic che nel finale prova a scattare e lancia Pogacar, Van Aert che anima una fuga incomprensibile, Kruijswijk prova a spiegarla così: «Wout aveva una tattica. Ha scommesso e perso. Tanto domani avrebbe dovuto perdere la maglia: così l’ha fatto alla grande». Contenti loro.

Michael Matthews 5,5 – Ancora secondo a Longwy, come cinque anni fa alle spalle di Sagan. Si sceglie sempre bene quelli da cui perdere, però non marcare a uomo Pogacar è una roba da polli.

Tom Pidcock 7 – Zitto zitto, lui è dove dovrebbe essere. Impagabili le sue facce quando al traguardo gli chiedono di Van Aert, impubblicabili purtroppo le sue parole.

Nairo Quintana 7,5 – Raramente lo abbiamo visto così attento. Sarà l’età. Oppure saranno le gambe: domani sapremo.

Damiano Caruso 5 – Paga ancora, stavolta ci rimette 21 secondi per un buco nel finale. E’ già un Tour complicato, perderne un pezzo ogni giorno non facilita il compito. Ma forse dovevamo credergli quando ci diceva, prima di partire, che il suo primo obiettivo era vincere una tappa.

Mathieu van der Poel 6 – Anche dopo essersi staccato in pianura, dopo aver pensato due volte di salire in ammiraglia e dopo essere arrivato al traguardo con gli ultimi, a 10 minuti e mezzo da Pogacar, si ferma dieci minuti a firmare autografi ai ragazzini che lo aspettano al varco. Bravo, un gesto che vale la sufficienza.