GIRO DONNE / – 5 GIORNI AL VIA. Tatiana Guderzo. «Alla Top Girls Fassa Bortolo ho fatto una scelta di cuore. Il mio sogno? Vincere a Padova, la tappa di casa»

Tatiana Guderzo in azione con la maglia della Top Girls Fassa Bortolo (foto: Flaviano Ossola)
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Non chiedete a Tatiana Guderzo se il prossimo sarà il suo ultimo Giro Donne. Alla ventesima stagione tra le elite, la vicentina di Marostica che ad agosto compirà 38 anni, e nel palmares sfoggia un oro mondiale conquistato a Mendrisio nel 2009, altri due podi iridati e un bronzo alle Olimpiadi di Pechino, vi risponderà che non ha ancora deciso.

«A fine anno affronterò il discorso con le Fiamme Azzurre, non nego che le mie forze sono al lumicino, intanto mi sono data un altro ruolo per tenere viva la fiamma che ho dentro, quella  passione per la bici che non si spegnerà mai…».

Ti riferisci al fatto di aver scelto un team non WorldTour, quella Top Girls in cui avevi esordito nel 2005?

«Ho sempre promesso a Lucio Rigato (il manager della squadra, ndr) che prima di smettere sarei ritornata lì dove tutto è iniziato. Ho voluto fare questo piccolo regalo a Lucio e alla Patti, sua moglie, per ringraziarli. Un segno che i valori che mi hanno insegnato, loro ma anche la mia famiglia, sono importanti. Ho fatto una scelta di cuore…».

La Top Girls Fassa Bortolo è da sempre una piccola realtà che punta sulle giovani. Tu come ti sei inserita tra queste ventenni?

«E’ logico che in una squadra così, le “bimbe” mi vedono come un punto riferimento e questo mi inorgoglisce perché è come essere una mamma di tante ragazze già belle cresciute. In più sono tutte molto curiose, voraci. La prima cosa che ho detto loro all’inizio dell’anno è stata quella di non aver paura di chiedermi le cose. Penso di avere acquistato la loro fiducia un po’ alla volta, si sono fidate e adesso credo che si stia creando un bel binomio tra il loro entusiasmo e il mio essere a volte un po’ “bacchettona”. E’ una nuova esperienza che non aspira a grandi successi, a partecipare al primo Tour, piuttosto che a vincere delle classiche, ma a conquistare obiettivi più semplici: vedere la crescita di una giovane, cogliere un piazzamento».

Insomma, sei un direttore sportivo in gara, a parte il fatto che hai già fatto tutti i corsi ufficiali.

«Infatti, ma a dire il vero è da anni che faccio la regista nelle squadre in cui corro. Dirigere queste ragazze è più facile, ma mi sono anche resa conto che per me è un grande stimolo. Doverle tenere davanti, far capire dove bisogna essere quando parte un’azione, ti spinge ad essere lì. E se si presenta l’occasione, col cavolo che me la lascio sfuggire!».

Ecco che viene fuori la campionessa Guderzo… Al Giro cosa ci dobbiamo aspettare?

«Mi sto avvicinando in punta di piedi perché quest’inverno ho avuto diversi problemi fisici, bronchiti, ricadute, anche situazioni a casa abbastanza importanti che hanno influenzato la prima parte della stagione e non mi hanno consentito di dare continuità agli allenamenti e di essere tranquilla di testa. Ma dopo più di due settimane in altura con la squadra ho ritrovato quella continuità e serenità, grazie anche all’allegria e alla spensieratezza delle ragazze, ed è tornata la voglia di fare sacrifici per raggiungere degli obiettivi».

E quali sono?

«Certo non ho la condizione dello scorso anno per fare classifica (nel 2021 è stata ottava, seconda delle italiane dietro Marta Cavalli, sesta, ndr). Punterei a delle fughe per giocarmi quella tappa che non sono mai riuscita a vincere, anche se l’ho sfiorata più volte…».

E dove ti vedremo all’attacco?

«Le prime tappe, con la classifica ancora non delineata, saranno più aperte. Ma visto che sognare non costa nulla, mi piacerebbe vincere l’ultima frazione di Padova, a due passi da casa. Il percorso è pianeggiante, per sprinter, ma se le ruote veloci dovessero essere stanche, magari potrebbe arrivare la fuga…».

E per la classifica chi vedi favorita?

«I nomi che girano ormai si conoscono: Van Vleuten, Longo Borghini, Cavalli… Marta è cresciuta tanto, lei è sempre stata di poche parole, ma zitta zitta sta facendo vedere di che pasta è fatta. E’ la dimostrazione di una ragazza concentrata, che crede nel suo lavoro».