Piganzoli: «Soddisfatto del tricolore a cronometro, ma al Giro avrei dovuto osare di più»

Piganzoli
Davide Piganzoli della Eolo-Kometa al Giro Under 23
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Avendo gli Under 23 corso sulla stessa distanza dei professionisti, ovvero 35,6 chilometri, Davide Piganzoli è andato subito a controllare in che posizione si sarebbe piazzato tra i grandi col suo tempo di 44’03”: tredicesimo, a 3’34” da Filippo Ganna.

«Ho voluto verificare giusto per curiosità, non è che mi fossi montato la testa. Al di là delle differenze più evidenti che ci sono tra me e Ganna, bisogna dire anche che il percorso era molto più adatto ad un passista potente come lui. O come Affini, che non a caso ha fatto terzo».

Quindi con quali ambizioni eri partito per la tua prova?

«Ero consapevole di poter raccogliere un bel risultato, ma sinceramente non credevo di vincere. Sai, il Giro era finito da pochi giorni e per arrivare decimo un po’ di fatica avevo dovuto farla. Domenica ho pedalato un’oretta con la bici da cronometro: non la toccavo da diverso tempo, tra la preparazione per il Giro e la corsa rosa».

Lunedì e martedì, invece, come ti sei comportato?

«Lunedì ho staccato completamente, non ho pedalato. Martedì, invece, sempre un paio d’ore ma blande sul percorso della cronometro. Una ricognizione che mi è tornata utile, devo dire. Vedevo in Milesi il favorito principale, mentre invece mi ha stupito la prestazione di Montefiori, che non conoscevo e avevo soltanto sentito nominare».

Peccato per Milesi, ritiratosi a causa di una caduta.

«Mi è dispiaciuto molto, è un amico e lo reputo molto forte. Da quello che ho capito, dopo qualche chilometro c’era una svolta e lui deve aver trovato una pozzanghera, finendo a terra. Della mia vittoria, ovviamente, sono soddisfatto. Sono uscito dal Giro con una bella gamba, pensavo di essere più stanco. Invece, durante la cronometro, ho avuto ottime sensazioni».

Ripensando al tuo Giro, che sensazioni provi una settimana dopo averlo concluso?

«Mi reputo soddisfatto. Avevo più responsabilità dello scorso anno, quando nessuno mi chiedeva niente. L’obiettivo era far entrare tra i primi cinque almeno uno tra me e Tercero. Alla fine lui è arrivato ottavo e io decimo, ma considerando il livello dobbiamo ritenerci contenti».

Più alto rispetto a quello dello scorso anno?

«Direi di sì, almeno per come l’ho percepito io. Specialmente i primi cinque avevano proprio un altro passo. Anche per questo, se devo essere sincero, le critiche che gli italiani hanno dovuto incassare le capisco fino ad un certo punto. Certo che si poteva far meglio, prendiamone atto e proviamoci, ma ho notato troppo disfattismo. Io cerco sempre di tenere a distanza tanto l’elogio quanto la critica, altrimenti uno non trova mai il proprio equilibrio».

Quindi senti di non aver commesso errori?

«Di grandi no, altrimenti non sarei arrivato decimo a meno di tre minuti dal quinto posto. Tuttavia, nella tappa del Fauniera avrei dovuto osare di più, provando a entrare nella fuga dalla quale è uscito poi Van Eetvelt. Sono un corridore solido e costante, ma mi rendo conto che non basta».

A questo punto qual è il prossimo obiettivo?

«Domani correrò la prova in linea dei campionati italiani in supporto ai miei compagni. Poi dovrei staccare una settimana, pensavo di farmi qualche giorno di vacanza a Napoli oppure in Spagna. Dopodiché comincerei a riprendere gli allenamenti in vista del Valle d’Aosta. Mi piacerebbe centrare una tappa».

Quindi non punterai alla classifica generale?

«Per raccogliere un bel piazzamento bisogna essere in forma smagliante, non so se avremo tempo ed energie a sufficienza per provarci. Alla fine il Valle d’Aosta comincia il 13 luglio, non manca poi molto. Per far bene, dovrei iniziare a prepararmi già da domenica o lunedì, ma con la squadra abbiamo concordato di muoverci diversamente, appunto staccando per una settimana».

E poi c’è il Tour de l’Avenir. Credi di poter essere il capitano dell’Italia?

«Sarebbe un sogno, ma anche una grande responsabilità. A differenza di quello che si dice, in Italia ci sono tanti ottimi corridori e per prendere in mano la nazionale bisogna essere davvero forti. Non sono ancora sicuro di partecipare, quindi non voglio fare nessuna promessa. Già esserci sarebbe bello, l’importante è che la maglia azzurra venga onorata: chi vince è secondario».