Provini: «Sono curioso di vedere cosa fa adesso la Federazione se Selleri lascia il Giro»

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Matteo Provini direttore sportivo dell'Hopplà-Petroli Firenze-Don Camillo, il prossimo anno potrà contare su diciassette corridori
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Matteo Provini non si dà pace. Nonostante siano passati alcuni giorni dalla fine del Giro d’Italia Under 23, il suo disappunto non è ancora scemato. Le polemiche intorno alla 3ª tappa, quella di Santa Caterina Valfurva, considerata troppo dura da diversi direttori sportivi del gruppo, non lo hanno convinto.

«Ci sto pensando in continuazione, ho talmente tanti discorsi in testa che non saprei da che parte rifarmi. Proviamoci. Partiamo dai rapporti. Le salite che si affrontano oggi sono, grossomodo, quelle che si sono sempre affrontate. Ma la differenza è che vent’anni fa l’agilità non esisteva, si saliva esclusivamente di forza e una salita lunga e dura non finiva veramente più. Ora, al contrario, potendo contare su certi rapporti ci si salva con facilità».

Insomma, qualcuno si è lamentato troppo.

«Decisamente sì. E mi è dispiaciuto constatare che tra i direttori sportivi che si sono lamentati ce n’erano alcuni che io reputo molto bravi. Giustifichiamo e coccoliamo troppo i nostri ragazzi. Le tappe e le corse dure nel ciclismo ci sono sempre state. E poi è stato un caso isolato, mica devono scalare Mortirolo e Fauniera tutti i giorni».

Hai parlato con qualche ragazzo? Cosa ne pensano loro?

«Ci pensavo giusto ieri: a lamentarsi sono stati soltanto i direttori sportivi. Avessi sentito un solo corridore piangersi addosso. Che la tappa era impegnativa lo sapevamo tutti, ma degli stranieri non si è lamentato nessuno. Come mai?».

Forse perché sono più abituati di noi a certi sforzi?

«Esatto. Noi, col tempo, ci siamo rammolliti. Col fatto che siamo italiani, e che l’Italia è sempre stata una potenza ciclistica, siamo convinti d’essere sempre dalla parte della ragione e di poter insegnare tutto a tutti. E invece il mondo cambia e noi, adesso, dobbiamo avere il coraggio di rimetterci in discussione. Siamo sicuri di preparare bene i nostri ragazzi?».

Quali differenze ci sono con gli stranieri?

«A me sembrano più svegli, più ambiziosi, più combattivi. Non più talentuosi, attenzione: secondo me il materiale su cui lavorare ce l’abbiamo anche noi, non è una prerogativa estera, però stiamo sbagliando a valorizzarlo. Se ai corridori non facciamo fare salite e cronometro, per dire, come possiamo aspettarci che poi sappiano competere coi migliori scalatori e cronomen internazionali?».

Qualcuno, noi crediamo in maniera ingenerosa, sostiene che i dilettanti italiani non s’impegnino tanto quanto gli stranieri. Sei d’accordo?

«No, direi che complessivamente si danno da fare anche i nostri. Però la faccenda degli stimoli è d’importanza capitale. Io so per certo che alle corse degli juniores ci sono più procuratori che ad una corsa di dilettanti. Mi metto nei panni di un ragazzo talentuoso e corteggiato di 17 o 18 anni: se mi dicono di avere già in tasca un contratto coi professionisti, perché dovrei impegnarmi come se ancora non ce l’avessi? E’ quello che bisognerebbe fare, ma un ragazzo appena maggiorenne riesce davvero a capirlo?».

Sei soddisfatto del Giro dei tuoi ragazzi?

«Io ai miei l’ho detto fin da subito: non possiamo contare su nessun campione, quindi diamoci da fare finché siamo freschi e proviamo a prendere una maglia nella prima tappa. C’è riuscito Ghigino, che ha indossato la azzurra degli scalatori. La Petroli Firenze è stata la miglior formazione italiana nella classifica a squadre: non è tanto, ma è qualcosa».

Potrebbe essere l’ultima edizione del Giro per qualche tempo.

«Ecco, adesso sono proprio curioso di vedere cosa fa la Federazione se Selleri non ritorna sui propri passi. Sarebbe un grande peccato, mi pare ovvio. Cassani è stato l’unico a proporre qualcosa, quello che si è speso di più, e invece di tenerselo buono se lo sono inimicato. Dà la misura delle difficoltà che stiamo vivendo: ci siamo detti che i nostri ragazzi hanno bisogno di più corse a tappe e puntualmente la più importante di tutte rischia di naufragare».