GIRO DONNE / – 8 GIORNI AL VIA. Erica Magnaldi. «Il problema all’arteria iliaca mi aveva bloccata, ma allo Svizzera mi sono ritrovata»

Magnaldi
Erica Magnaldi, 28 anni, dopo l’arrivo nell’ultima tappa del Giro di Svizzera. (Foto Manuela Heres)
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Per Erica Magnaldi il Giro Donne 2022 doveva essere la grande occasione per provarsi fino in fondo nella generale. La cuneese è approdata quest’anno alla Uae Team Adq dopo un percorso piuttosto singolare. Da bambina ha sempre fatto sci di fondo, poi a vent’anni ha scoperto la bici (e il suo talento da scalatrice) facendo le prime Gran Fondo con il papà Fulvio e il fratello Mattia. Nel 2018 Walter Zini, manager di lungo corso della BePink, le dà la possibilità di correre tra le elite, Erica si piazza al 13° posto al Giro e a fine stagione arriva anche la convocazione in azzurro. Sempre nel 2018 Erica si laurea in medicina, ma decide di mettere da parte per qualche anno la carriera da dottoressa («il mio piano B, lo definisce scherzando») per puntare sul ciclismo.

Il Giro è la sua corsa (miglior piazzamento il 10° posto del 2020) ma quest’anno ci arriva attraverso un percorso non proprio lineare…

«Diciamo che i miei obiettivi sono cambiati negli ultimi due mesi – spiega Erica Magnaldi che ad agosto compirà 29 anni – Purtroppo mi è stata diagnosticata una endofibrosi all’artiera iliaca esterna e quindi in sostanza una limitazione del flusso sanguigno. Questo non mi impedisce di allenarmi e di gareggiare. Al momento non è un problema così severo e non va peggiorando e quindi la mia stagione va avanti. Dopo il Giro farò anche il Tour ed eventualmente programmerò un’operazione chirurgica per agosto-settembre perché purtroppo è l’unico modo per risolvere la situazione».

Quello dell’arteria iliaca è una problema comune a molti ciclisti…

«Esatto, ho letto degli articoli in cui si dice che tra i professionisti ne soffre uno su cinque. Dipende dalla posizione che assumiamo in bici, dalle ore di allenamento e dal continuo movimento di flessione della coscia, in quanto questa arteria si trova in una posizione nella quale è continuamente “insultata” dal movimento e chi è predisposto può incorrere in questo problema.

Come ti sei accorta che qualcosa non andava?

«Dal fatto che a inizio stagione, nonostante avessi fatto un’ottima preparazione invernale, le mie prestazioni fossero sottotono rispetto a quello che mi sarei aspettata. Ma capire il motivo non è stato facile, mi sono dovuta fermare per fare tutti gli accertamenti.

Alla vigilia del Giro com’è la tua condizione?

«Ho fatto un lungo periodo di preparazione in altura a Livigno e mi sento abbastanza bene. Durante gli allenamenti ho cercato di capire come affrontare il problema, modificando la posizione per vedere fino a quale intensità riesco a spingermi e sono abbastanza ottimista. Al Giro penso di poter fare qualcosa di buono…».

Intanto hai chiuso lo Svizzera con il quarto posto nell’ultimo tappone. Un segnale incoraggiante…

«Sinceramente non me l’aspettavo. Nell’ultimo periodo ho lavorato tanto soprattutto per capire come gestirmi sulle salite lunghe, ma non sapevo a che livello, rispetto alle altre, la mia gestione mi avrebbe portata. Sono stata contenta e quasi sorpresa di vedere che è un livello abbastanza alto da reggere il passo delle migliori scalatrici e, perché no, anche batterle…».

Invece l’obiettivo classifica è tramontato?

«Penso di sì, era un’aspirazione legittima e sarebbe stato uno dei miei obiettivi principali. Ma la nostra squadra ha la fortuna di avere Mavi Garcia che può andare forte nella generale e io sarò contenta di supportarla. L’opzione di non essere una donna di classifica può essere positiva sotto altri punti di vista perché magari mi può permettermi di ritagliarmi altri spazi e di mettermi in gioco diversamente».

Per esempio a quali tappe potresti puntare?

«L’arrivo sul Maniva darà una prima scossa alla generale ed è una di quelle giornate in cui mi metterò al servizio di Mavi. Dopo, se la classifica sarà definita, spero che ci sia più spazio. Sia l’ottava e la nona tappa potrebbero essere molto interessanti perché sono entrambe dure, con salute lunghe adatte alle mie caratteristiche.

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