GIRO D’ITALIA U23 / Le pagelle: Hayter e Van Eetvelt sugli scudi, Groupama-Fdj con qualche rimorso, Bruttomesso unica gioia azzurra

Giro d'Italia U23
Alberto Bruttomesso vince la prima tappa del Giro d'Italia U23 (foto: photors.it)
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Si è chiuso un Giro d’Italia Under 23 di alto profilo e di grandi firme: la serenità e l’intelligenza di Hayter, l’impresa di Van Eetvelt sulla Fauniera, la forza (e anche la frenesia) della Groupama-Fdj, il talento cristallino di Bruttomesso, i tentativi vani ma valorosi della Colpack, i piazzamenti indicativi di Busatto. E le tante prese di posizione in merito alle parole di Davide Cassani. Insomma, in una settimana sola ne son successe di cose. E’ arrivato il momento di provare a mettere ordine, dando loro un voto.

Leo Hayter: 9 – Non doveva nemmeno esserci, reduce da una primavera scialba, e invece ha meritatamente vinto la maglia rosa. Pura potenza al secondo giorno, quand’è arrivato da solo a Pinzolo. Forza e pazienza l’indomani, quando ha lasciato sfogare la Groupama-Fdj prima di riprendere Grégoire e Martinez rifilando loro distacchi abissali. Lucidità verso Peveragno, abile ad amministrare la squadra nel tentativo (riuscito) di rintuzzare ancora l’attacco dei francesi. E lucido lungo le rampe del Fauniera nel capire che non aveva bisogno di rischiare per andare a riprendere Martinez e Van Eetvelt. Non era tra i favoriti, ma definirlo una sorpresa sembra riduttivo.

Groupama-Fdj: 7,5 – Insieme a Leo Hayter, i francesi sono stati gli assoluti protagonisti del Giro. Nel bene, ovviamente: Martinez è arrivato terzo e ha vinto due classifiche (scalatori e giovani), Grégoire ha vinto una tappa e ha fatto sua la graduatoria a punti, Thompson ha chiuso quinto e infine hanno primeggiato anche nella classifica a squadre. Ma anche nel male: di tappe potevano forse vincerne di più e nella terza, col senno di poi quella decisiva, Martinez e Grégoire hanno sbagliato i tempi e i modi, attaccando troppo presto e compromettendo il loro Giro. Non essere arrivati davanti a Hayter e Van Eetvelt, tuttavia, non può essere considerato un fallimento.

Lennert Van Eetvelt: 8 – Reduce dalla vittoria alla Corsa della Pace, si sapeva che il belga della Lotto Soudal avrebbe venduto cara la pelle per provare a vincere il Giro. A Santa Caterina Valfurva, Hayter ha rubato la scena a tutti, ma terzo è arrivato proprio lui, Van Eetvelt, che nel giorno del Fauniera ha detto d’essersi trovato in fuga quasi per caso e alla fine ha portato a termine un’impresa non di minor valore di quella della maglia rosa. Non contento, ci ha riprovato anche nell’ultima tappa nonostante il percorso non fosse dei più impegnativi. Insieme a Hayter e ai francesi della Groupama-Fdj, al Tour de l’Avenir andrà seguito attentamente anche lui.

Davide Piganzoli: 6,5 – Seppur a dieci minuti da Hayter, Davide Piganzoli è stato il migliore degli italiani in classifica generale: decimo, esattamente come un anno fa. Mezzo punto in più per essersi riconfermato, che non è poco specialmente in una categoria spesso imprevedibile come quella degli Under 23. Per il resto, una condotta di gara accorta: né acuti né crolli, quello che gli manca sullo scatto Piganzoli lo compensa col ritmo. E’ un corridore solido sul quale si può fare affidamento, ma per consacrarsi definitivamente gli serve qualcosa in più.

Alberto Bruttomesso: 7 – Al primo anno nella categoria e con l’esame di maturità alle porte, il velocista della Zalf si è preso il lusso di vincere una delle volate più combattute e prestigiose della stagione. Ad Argenta ha battuto nettamente corridori importanti: Van Uden, Umbri, Keup, Persico, Watson. Sarebbe stato bello vederlo in gara fino alla fine, invece si è fermato al giorno di riposo. Poco male, avrà occasione di rifarsi: d’altronde, il talento e il tempo non gli mancano.

Francesco Busatto: 6,5 – A differenza di Bruttomesso non ha vinto, ma Busatto si è confermato una delle nuove leve più interessanti del dilettantismo italiano. Arrivando secondo nella seconda tappa e terzo nell’ultima, lo scattante corridore della General Store ha dimostrato di sapersi districare bene nelle volate a ranghi ristretti e di poter contare su una discreta resistenza. Fatta eccezione per Bruttomesso, è il corridore italiano che è andato più vicino al successo.

Colpack: 6 – Umbri quarto nella prima tappa, Petrucci terzo nella seconda, Meris secondo nella quinta e quinto nell’ultima: non si può dire che la Colpack non c’abbia provato. Era lecito aspettarsi qualcosa in più da Persico e magari da uno tra Petrucci e Meris in classifica generale, ma insieme alla Zalf si confermano le realtà italiane di riferimento. Sono anche le più ricche, diranno in molti. Può darsi, ma c’è anche chi investe e fa molto peggio.

Bardiani: 4 – Per il nome che porta e la squadra che ha allestito, inevitabilmente la Bardiani attrae su di sé un’attenzione maggiore. L’assenza di Martinelli ha rovinato i loro piani per il Giro, ma non basta per giustificare una prova scialba: solo un piazzamento tra i primi dieci, Marcellusi 4° a Pinzolo. Bonillo, Nieri, Pellizzari e Pinarello non si sono mai visti. Tutte le giustificazioni del mondo: il livello della competizione, il caldo, le cadute, i problemi nella preparazione. Ma il bottino è davvero magro. Peccato non aver potuto vedere in azione Tolio, brillante tra i professionisti al Giro di Slovenia e già 11° al Giro Under 23 un anno fa.

Del resto cosa dire? Bisogna andare a razzolare tra gli ordini d’arrivo a caccia del piazzamento: Magli della Mastromarco 5° ad Argenta; Marcellusi, Parisini e De Pretto ai piedi del podio (4°, 5° e 6°) a Pinzolo; Parisini e Persico rispettivamente 6° e 8° a Chiavenna; Buratti 7° a Peveragno; Ciuccarelli 9° sul Fauniera; Dapporto 6° a Pinerolo. Basandosi sui risultati, è chiaro che il Giro delle squadre e dei corridori italiani è insufficiente. Ce ne sono molti che, duole dirlo, hanno fatto fatica a raggiungere la testa del gruppo, figuriamoci a provare ad entrare in fuga. Ma il discorso è un altro: sinceramente, davvero ci si poteva aspettare di più considerando le trentacinque squadre presenti (alcune di altissimo livello) e le sole sette tappe a disposizione? Le prime tre tappe sono andate a due formazioni continental, Zalf e Hagens Berman Axeon, e le altre quattro ad altrettante squadre di sviluppo: Israel Cycling Academy, Bingoal, Lotto Soudal e Groupama-Fdj. Realisticamente, il livello era troppo alto per una buona metà delle nostre realtà. E allora il problema non è a valle, ovvero quando arriva il momento di tirare la rete e contare i risultati, ma a monte: come, quando e perché siamo arrivati ad una situazione del genere?