Visconti, il miglior nemico di Nibali: «Tra i dilettanti ci siamo scannati, poi siamo diventati amici»

Visconti
Vincenzo Nibali e Giovanni Visconti ai mondiali U23 2003
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«Tra i dilettanti – ricorda Giovanni Viscontiil rivale principale di Nibali ero io. Anzi, a dire la verità era lui ad essere il mio rivale principale: all’epoca il Nibali della situazione ero io. Tra me e lui ci sono quasi due anni: io sono nato il 13 gennaio del 1983, lui il 14 novembre del 1984. Io tra gli Under 23 ho vinto di tutto: il Giro delle Fiandre e due tappe al Giro delle Regioni, il campionato italiano e quello europeo. Almeno finché si parla di dilettanti, io a Nibali non invidio nessuna vittoria. Poi, si capisce, lui è diventato un campione e io un ottimo corridore: questo è innegabile e io l’ho sempre riconosciuto».

Quando l’hai visto per la prima volta?

«Io correvo tra gli juniores, lui tra gli allievi. Vivevamo ancora entrambi in Sicilia. C’era una corsa a Villagrazia, Palermo. Lui correva, io seguivo da appassionato. Pensa, io e mio padre andavamo dietro al gruppo con la Vespa. Di questo Nibali si parlava un gran bene e io ero molto curioso».

Quel giorno come si comportò?

«Bene, benissimo. Attaccò, rimase in testa da solo per diversi chilometri, lo ripresero ma alla fine scappò nuovamente e trionfò. Davvero un’affermazione convincente. Io non potevo sapere che di lì a qualche anno sarebbe diventato il mio grande rivale tra i dilettanti».

Anni ruggenti tra San Baronto e Mastromarco.

«Una rivalità vera e propria, senza nascondersi e senza mandarsele a dire. Duelli bellissimi che tutti, io e Vincenzo per primi, ricordiamo con affetto e nostalgia. Quando venivo a sapere che aveva vinto una corsa m’innervosivo e pensavo: devo rifarmi prima possibile e vincerne una anche io. E so che lui faceva lo stesso. Ci siamo scannati».

Quando te lo sei ritrovato tra i piedi per la prima volta?

«La prima volta che avemmo a che fare l’uno con l’altro correvamo ancora tra gli juniores. Era una tappa del Giro della Toscana, s’arrivava a San Gimignano: vinsi io, lui 4° ad una ventina di secondi. Me lo ricordo come se fosse ieri».

E il momento più teso?

«A Cerbaia, piccola località a due passi da Mastromarco e San Baronto dove si tiene uno storico circuito. Io, essendo sempre stato abbastanza veloce, potevo permettermi di aspettare la volata. Nibali, che invece allo sprint non è mai stato bravo, provava ad innervosirmi e ci riuscì, cambiando anche traiettoria nel finale. Il risultato non contava più: in un attimo eravamo scesi entrambi dalla bicicletta e arrivammo alle mani. Menomale c’era tanta gente e ci divisero quasi subito…»

Dopo tanti anni, nel 2017, diventate compagni di squadra alla Bahrain Merida. Lui veniva dall’Astana, tu dalla Movistar. Com’è andata?

«E’ andata che vennero a cercarmi Nibali e Slongo, parlandomi di questo bel progetto che stava per nascere e proponendomi un ruolo interessante: una sorta di battitore libero che nelle corse più adatte a Nibali doveva trasformarsi in uno dei suoi uomini di fiducia. E’ in quel periodo che il nostro rapporto è radicalmente cambiato. Ci siamo divertiti molto».

Giovani Visconti e Vincenzo Nibali al Giro d’Italia 2017

Cosa ricordi di quei due anni insieme?

«Insieme abbiamo vinto e perso, lottato e inventato, viaggiato e dormito insieme. Ci siamo conosciuti sul serio, ricordando il passato e facendoci qualche confidenza. Ho capito quant’è difficile essere Vincenzo Nibali, un campione che è stato criticato quand’è arrivato 2° o 3°, persino quando ha vinto».

Siete passati professionisti nello stesso anno, nel 2005, e vi siete ritirati nello stesso anno: tu a marzo, Nibali a fine stagione.

«Non voglio prendermi meriti che non ho, non fraintendetemi, ma credo che il mio ritiro abbia fatto riflettere Vincenzo. Quando ho annunciato che avrei smesso lui mi ha chiamato e io, nella sua voce, ho percepito un po’ di malinconia: come se stesse prendendo coscienza del tempo passato. Io adesso vivo una vita completamente diversa e passo molto più tempo con la mia famiglia e da persona normale, diciamo così. E forse anche Vincenzo inizia ad aver voglia di questo. Che male c’è?»

Insomma, secondo te ha preso la decisione giusta al momento giusto.

«Assolutamente sì. A me non aveva anticipato niente, ma per me è l’uscita di scena perfetta: a Messina, la sua città, e durante il Giro, la corsa dei suoi sogni, ha annunciato che a fine stagione smetterà, quindi fino a prova contraria ha ancora la possibilità di centrare un ultimo bel successo. Meglio di così non si poteva».

Tra le tante soddisfazioni della tua carriera rimane anche quella d’aver spinto Nibali a dare sempre di più.

«Vincenzo sarebbe diventato un fuoriclasse lo stesso, ma di certo avere un rivale come me negli anni di formazione del dilettantismo lo ha stimolato a migliorarsi. Una soddisfazione che porterò sempre con me».