Piganzoli sogna il Giro U23: «Nel mirino le tappe del Tonale e del Fauniera. Poi la convocazione in nazionale per l’Avenir»

Piganzoli
Davide Piganzoli in azione al Giro del Belvedere (foto: EOLO-KOMETA Cycling Team sub23)
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Tra i talenti più interessanti del nostro ciclismo spicca il nome di Davide Piganzoli, diciannovenne della Eolo-Kometa Under 23, che sogna di vestire la maglia rosa al Giro d’Italia di categoria. La primavera del classe 2002 è stata soddisfacente. Sempre tra i primi nelle classiche internazionali e più volte sul podio nelle classiche spagnole di inizio stagione.

Proprio ieri è arrivato il primo acuto dell’anno in una corsa nei Paesi Baschi. Ma sono i segnali arrivati ad essere ottimi, specie quando la strada inizia a salire e Piganzoli è sempre lì a lottare con i migliori. In ottica Giro, Davide appare come uno dei pochi italiani a poter competere per la classifica generale insieme a Raccani della Zalf, Frigo della Israel e Petrucci della Colpack.

Piganzoli, finalmente ti sei sbloccato. Cos’era mancato fino a ieri?

«Vorrei saperlo anche io (ride ndr.) Diciamo che la preparazione quest’anno è stata improntata prima di tutto sul Giro d’Italia, quindi mi è mancato sicuramente quel qualcosa in più per fare “31”. Alcune volte mi è sfuggita la vittoria per errori tattici, altre volte ho perso la volata a due o a tre perché non sono un corridore velocissimo. Ma finalmente ho alzato le braccia al cielo».

Comunque sei andato sempre molto forte, fin da febbraio

«Ho lavorato bene durante l’inverno e i frutti si sono visti in questi primi mesi dell’anno. Sono partito forte, come volevo, e ho ottenuto buoni risultati sia in Italia sia in Spagna. Con me e Tercero abbiamo corso sempre davanti, un buon segno in vista dei prossimi grandi obiettivi».

Tra questi, come dicevi, c’è il Giro d’Italia…

«Assolutamente. Andiamo al Giro con una squadra forte e cercheremo di puntare forte alla classifica generale. Credo che possiamo fare bene, anche perché partiamo con due scalatori forti. Il percorso è duro, come piace a me».

Hai già messo il mirino su qualche tappa in particolare?

«Mi piace molto la terza tappa, che secondo me è la più dura di tutte. La conosco bene perché sono le strade in cui mi alleno tutti i giorni. Poi c’è il Tonale, che è un Passo storico e che spezzerà le gambe al gruppo. E attenzione anche alla penultima con arrivo al Fauniera, una salita che non finisce mai e che deciderà la classifica generale».

Chi sono gli avversari principali al Giro?

«Su tutti direi i ragazzi della FDJ Continental. Hanno Romain Gregoire, che ha dominato Belvedere e Recioto, ma anche Lenny Martinez e Reuben Thompson. Anche Marco Frigo l’ho visto bene…»

Prima del Giro c’è la Corsa della Pace. Amadori non ha mai nascosto di tenerti in seria considerazione per la nazionale…

«Con Amadori ho un ottimo rapporto. Ci sentiamo spesso e mi vorrebbe portare con sé alla Corsa della Pace. Per me è un onore vestire la maglia azzurra, se poi mi vengono dati ruoli di primo piano ancora di più. Vedremo cosa uscirà dalle sue convocazioni. Non dimentichiamoci l’Avenir ad agosto: voglio fare bene al Giro proprio per conquistarmi un posto per la corsa a tappe francese».

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Davide Piganzoli in azione con la maglia della Eolo-Kometa U23 (foto: EOLO-KOMETA Cycling Team sub23)

Come ti stai trovando con la Eolo?

«Molto bene, ormai questo è il secondo anno in squadra e non posso certo lamentarmi. È una squadra preparata e ben organizzata, a stretto contatto con la formazione Professional che si gioca le più importanti corse World Tour come il Giro o le classiche. Sento la vicinanza di Basso, sempre pronto a mettersi a disposizione per me e i ragazzi».

Ti dividi tra Spagna e Italia?

«Principalmente sto in Italia, ma a Madrid abbiamo un appartamento dove possiamo andare quando ci fa comodo. Per esempio restiamo in Spagna se abbiamo delle corse ravvicinate, perché sarebbe inutile tornare a casa. La mia base comunque resta in Italia…»

Hai notato differenze tra l’ambiente italiano e quello spagnolo?

«Sono ambienti molto simili, ma qualche differenza inevitabilmente c’è. In Italia credo ci sia più fretta e pressione: se non fai subito risultati non vieni più considerato. Qui in Spagna si lavora meglio, sempre concentrati sugli obiettivi, ma con la consapevolezza che ci vuole del tempo per maturare. Gli errori fanno parte dell’insegnamento».

Hai già parlato di un possibile passaggio tra i pro’ il prossimo anno?

«Ho chiesto di non parlarne fino alla fine del Giro d’Italia U23. Voglio vedere come va e in base a quello ci regoleremo di conseguenza…»