GIRO D’ITALIA / Luca Scinto contromano: «I ragazzi di Reverberi hanno dormito mentre Ulissi ha perso l’attimo. A proposito, che rabbia non vedere il Giro passare nella mia Toscana»

Ulissi
Diego Ulissi alla partenza della prima tappa del Giro d'Italia
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Ma che bello tornare a chiacchierare di ciclismo con il caro e vecchio Luca Scinto. E che bello tornare a farlo, parlando di Giro d’Italia e della prima tappa di una sfida che ci accompagnerà, giorno dopo giorno, per le prossime tre settimane. Scinto, una vita in bicicletta prima come generoso corridore e poi come affermato tecnico dell’ammiraglia (oggi Luca si diverte collaborando con la squadra juniores di Franco Ballerini scoprendo e imparando il colorato mondo dei più piccoli), ha raccolto con slancio il nostro invito e così da oggi, e per tutte le mattine di questo Giro d’Italia, analizzeremo con lui che cosa – a suo modo di vedere – è andato più o meno bene. E allora cominciamo subito ripassando, in sintesi, la frazione di ieri.

Luca, gli uomini di Savio sono andati subito all’attacco con Bais e Tagliani ma secondo te le altre squadre (Professional e non solo) hanno perso una bella occasione per mettersi in mostra?

«Assolutamente sì! Penso soprattutto alla Bardiani ma anche a qualche team WorldTour tipo Cofidis e Movistar. L’assenza di un corridore della Eolo Kometa, invece, non mi ha sorpreso: secondo me con Albanese e Fortunato i “Basso boys” vogliono fare un Giro di livello e così preferiscono dosare al massimo le energie. Bravi!»

Che cosa avrebbe detto Luca Scinto ai suoi corridori se non fossero entrati in un fuga come quella di ieri?

«Più che detto qualcosa, gli avrei menati. A parte gli scherzi, mi sarei certamente arrabbiato perché per le squadre minori mettere in mostra gli sponsor in certi palcoscenici vuol dire tanto, tantissimo. Quindi un bravo a Savio anche se due corridori in fuga della stessa squadra è un suicidio e penso che non sia neanche così bello per lo spettacolo».

Ti aspettavi una tappa più movimentata?

«No. E’ la prima frazione, sarà un Giro tirato e nervoso, i motori sono ancora imballati e domani c’è la crono… Direi tutto nella norma».

Van der Poel non ha tradito le attese. Era lui il tuo favorito per la prima maglia rosa del Giro?

«Sì, con Girmay e Caleb Ewan (sorride visto che il suo pronostico si poi rivelato vincente, ndr). Ha vinto il più forte in un finale per nulla facile: avete visto che bello strappo? E avete visto che sparpaglio al traguardo? Sì, il finale mi è proprio garbato!»

Ewan se non fosse caduto avrebbe potuto vincere?

«No, avrebbe fatto terzo. Era “arrivato” e l’errore che ha commesso è la prova che non era più lucido e che non aveva più le forze per completare la rimonta».

Chi ti ha deluso?

«Deluso forse è dire troppo però al caro Ulissi tiro le orecchie. Formolo lo ha lanciato ma lui ha esitato preferendo qualche altra ruota. Okay, forse era ancora presto per muoversi ma così è rimasto nel limbo e ha perso l’attimo. Mi sembra però che Diego abbia una bella gamba per fare un Giro all’altezza del suo carisma».

Luca, ultima domanda: ti piace quando il Giro parte dall’estero?

«Ma cosa vuoi che ti dica… E’ marketing, è il potere dei soldi, è business. Comunque dico di sì, le partenze dall’estero non mi dispiacciono. Piuttosto quello che mi ferisce del Giro di quest’anno è un’altra cosa».

Quale?

«Il fatto che la corsa non passerà nella mia Toscana, la culla del ciclismo. Pazienza, non si può accontentare tutti e lo posso capire ma che non succeda mai più perché un Giro senza Toscana è una fitta al cuore».