GIRO D’ITALIA / Le pagelle: Van der Poel per una maglia rosa storica. Ewan, ma che combini? Applausi per Bardet e Guarnieri

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L'arrivo in volata tra Girmay e Van der Poel nella prima tappa del Giro d'Italia (foto: LaPresse)
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Molti hanno parlato di un Giro senza stelle, ma mentre vediamo van der Poel indossare la maglia rosa e Girmay consolare i suoi tifosi per non averla portata in Africa l’unica cosa che riusciamo a pensare è che sarà un Giro bellissimo. 

Mathieu van der Poel 9,5 – Dopo quello che gli abbiamo visto fare l’anno scorso al Tour, ecco questa storica maglia rosa. Mvdp comincia a collezionare anche quello che a casa sua non si era mai visto: né nonno Raymond Poulidor né papà Adrie hanno mai ottenuto questo traguardo. E non sottovalutiamo quello che ha fatto Mathieu: vincere da favoriti è ancora più difficile. Ma lui lo ha fatto da grandissimo qual è. 

Biniam Girmay 9 – Per l’eritreo della Intermarché, anche lui debuttante al Giro, vale lo stesso discorso: la tappa gli si addiceva, ce l’aveva raccontato proprio lui, e lui ha messo a lavorare la squadra (impeccabile Rein Taaramäe) da vero leader. Ci è mancato davvero poco, la maglia rosa africana sarebbe stata un delirio, ma Bini si è guadagnato la maglia bianca di miglior giovane. E la sua carriera è appena cominciata, come il Giro. 

Pello Bilbao 8 – Con il terzo posto si prende anche l’abbuono. Mikel Landa ha giù il rivale in casa?

Caleb Ewan 4 – Tiene sulla salita finale, e si appresta alla volata alle spalle di van der Poel e Girmay: nel tentativo di uscire dall’imbuto, a 25 metri dalla linea bianca tocca la ruota posteriore dell’eritreo e cade malamente, colpito duro alla spalla. Maldestro.

Richard Carapaz 8 – Sul manuale dell’aspirante vincitore, c’è scritto che bisogna sempre stare davanti. L’ecuadoriano lo fa. Lui, Kelderman e Mollema hanno già 4 secondi sugli altri corridori che sono partiti per vincere questo Giro. Un vantaggio minimo, che però psicologicamente conta moltissimo.

Gianni Savio 8 – Alla vigilia aveva annunciato un Giro garibaldino, ma in fondo non ce n’era bisogno, sappiamo tutti come corre la sua Drone Hopper Androni. Sul pullman la mattina lo aveva ripetuto ai corridori: Dovrà esserci uno di noi in ogni fuga. Pronti via e sono partiti in due, Mattia Bais e Filippo Tagliani. Le promesse si mantengono, bravo. 

Mattia Bais 7 – Cresciuto nel vivaio dorato del Cycling Team Friuli, la freccia di Nogaredo al Giro 2020 ha vinto il premio fughe chiudendo 102° in classifica. Questo è il suo secondo Giro, non sarà l’ultima volta che lo vedremo. 

Filippo Tagliani 7 – Li hanno ripresi a 13 km dal traguardo, lui e Bais sono rimasti in fuga per 182 km. Filippo è di Gavardo, in Valle Sabbia, a 30 km dalla Casto di Colbrelli. Secondo Giro anche per lui: era stato 123° l’anno scorso. 

Thomas De Gendt 7+ – Quella di oggi era la sua 418ª tappa in un grande Giro. Come ha calcolato lui, «sarebbe come trascorrere un anno e quasi due mesi correndo grandi Giri senza fermarsi». Anche queste sono soddisfazioni.

Romain Bardet 10 (ancora 10) – E’ uno dei favoriti di questo Giro, ma stavolta non parliamo di questo. Prima del via il Comitato internazionale del fair play gli ha consegnato un trofeo speciale prima del via per il suo comportamento nei confronti di Julian Alaphilippe alla Liegi-Bastogne-Liegi. Corridore d’altri tempi, Bardet è un uomo capace di gesti che sanno di buono, o d’antico. Quando vide mezzo gruppo a terra, alla Liegi, non esitò a fermarsi per prestare soccorso. «Ricordo il rumore dei caschi sbattuti contro l’asfalto, le grida di dolore dei ragazzi a terra. Quando cadi a questa velocità, con i dischi che ti tagliano come rasoi, diventa una roulette russa. Ho visto Julian davvero in cattive condizioni. Riusciva a malapena a respirare, senza a parlare, senza muoversi. E lì ho avuto un lampo,l’impressione di essere stato l’unico a vederlo soffrire, mentre la corsa continuava, senza farci caso. Le moto sono ripartite, anche le macchine, e io lì, nel fosso, a urlare da solo nel vuoto, nessuno mi sentiva. Un’angoscia immensa. Pensavo che sarei rimasto lì, tutto solo, per sempre».

Nicolas Prodhomme 1 – Il venticinquenne dell’AG2R è il primo del Giro a cadere, agganciandosi a una sacca al rifornimento. Niente paura, riparte subito. Il corridore francese, anzi normanno (è nato a L’Aigle, città vichinga dell’interno della Normandia, a lungo contesa fra i re di Francia e di Inghilterra, ma celebre soprattutto perché nel 1803 vi cadde un meteorite, seguito da una pioggia di più di tremila pietre) è professionista dall’anno scorso: nel 2019 ha vinto la Piccola Sanremo, e va forte sul pavé: sempre pietre sono.

Jacopo Guarnieri 10 (sì, 10) – A 34 anni, è partito per il suo terzo Giro, l’undicesimo se ci mettiamo anche Tour e Vuelta. Ha sfilato in Piazza degli Eroi un polsino con i colori azzurro rosa e bianco della bandiera transgender, nel paese che ha da poco approvato una nuova legge che vieta la discussione e la distribuzione nelle scuole di qualsiasi contenuto che si ritiene promuova l’omosessualità o il cambio di genere. Una legge che segue una serie di regole molto dure contro i diritti delle persone omosessuali. «Il ciclismo non è così mediatico, siamo un po’ più liberi di dire quello che vogliamo, nessuno ci fa caso», mi ha detto Jacopo una volta. Ma sono sempre troppo pochi quelli che vogliono dire qualcosa, e quei pochi bisogna ascoltarli.