GIRO D’ITALIA / Stefano Garzelli: «Per la maglia azzurra vedo bene Fortunato e Ciccone, se uscirà di classifica. Il Blockhaus sarà lo spartiacque»

Garzelli
Stefano Garzelli in una foto d'archivio al Processo alla Tappa
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Il Giro d’Italia è vicinissimo e abbiamo parlato con Stefano Garzelli per ascoltare le sue previsioni sulla maglia azzurra. L’ex corridore di Varese, scalatore attaccante, l’ha vinta due volte in carriera: prima nel 2009 e poi nel 2011.

«Non a caso questa maglia ha il colore del cielo» recita il Garibaldi del Giro 2022. «Perché quando si è in salita verso il Gran Premio della montagna e le forze sembrano venir meno, l’azzurro sopra di noi diventa bussola e scopo, l’obiettivo che ci fa andare avanti. Come premio, un pezzo di cielo da indossare».

Le montagne erano il pane di Garzelli e quelle di questa Corsa Rosa le ha studiate e pedalate per le ricognizioni Rai. Chi meglio di lui allora può illustrarci la lotta che ci aspetta per la conquista della maglia azzurra di miglior scalatore. Una delle classifiche sicuramente più ambite, dopo quella per il Trofeo Senza Fine.

Garzelli, chi può vincerla quest’anno?

«Se mi chiedi dei nomi secchi io ti dico Lorenzo Fortunato e Giulio Ciccone. Anche se quest’ultimo punterà alla maglia azzurra vuol dire che non sarà più ai piani alti della generale. Fortunato ha fatto un avvicinamento perfetto al Giro, la settimana scorsa è arrivato secondo alla Vuelta Asturias dietro solo a Ivan Ramiro Sosa ed è andato sempre forte. Ora vorrà puntare ad una top ten e una vittoria di tappa, ma la maglia azzurra è un obiettivo alla sua portata. Poi non essendo un corridore sotto troppi riflettori potrebbe godere di maggiore libertà e raccogliere tanti punti nelle tappe più dure».

Oltre a qualche big che uscirà di classifica, per la maglia azzurra forse dobbiamo porre attenzione ai battitori liberi. Partendo da Vincenzo Nibali e Alejandro Valverde, passando per una mina vagante come Guillaume Martin e guardando a Nans Peters in casa AG2R, la quale non ha uomini da generale. Che ne pensi?

«Sì, sono tutti nomi che possono combattere per vestire la maglia di miglior scalatore a Verona. Nibali è il corridore per eccellenza da Grandi Giri, ha vinto tanto e dovrà prendere una decisione durante questa Corsa Rosa: arrivare quinto o sesto a lui non cambia nulla, quindi meglio guardare a una vittoria di tappa o proprio alla maglia azzurra. Ma per un ciclista del suo calibro, fin quando non si ritrova fuori classifica, è sempre difficile prendere una decisione del genere. Poi qualcuno che, se non dovesse far bene nella generale, può puntare la maglia azzurra è Romain Bardet. Ha già corso per quest’obiettivo in altri Grandi Giri».

Un corridore come Mathieu van der Poel, senza ambizioni di classifica, come lo vedi? Dici che è un obiettivo troppo duro per lui?

«Io credo che nemmeno ci pensi alla maglia azzurra. Van der Poel è al via per vincere le tappe adatte alle sue caratteristiche e ce ne sono davvero tante, nella prima settimana quasi tutte. Sarebbe senza senso lottare per un obiettivo che si conquista sulle alte montagne».

Garzelli, quali sono le tappe decisive per vincere la maglia azzurra?

«La nona tappa, una delle più dure del Giro, con arrivo sul Blockhaus farà da spartiacque. Lì i corridori chiariranno i loro obiettivi, capendo se possono continuare a lottare per la generale oppure devono puntare altri obiettivi. Poi le frazioni decisive per vincere la maglia di miglior scalatore saranno i tapponi di montagna, dove si possono raccogliere tanti punti. Come la Salò-Aprica la Belluno-Marmolada, ultimo atto prima della cronometro di Verona».

Per concludere, in che modo si vince la classifica di miglior scalatore?

«Io l’ho vinta due volte e in due modi diversi. Nel 2009 arrivando quinto nella generale e conquistando tanti piazzamenti nelle tappe più dure, sfruttando il mio spunto veloce sui traguardi dei G.P.M. Nel 2011 invece vinsi l’ultima maglia verde (ride, ndr). Non solo l’ultima della mia carriera, ma proprio del Giro perché dall’anno seguente fu sostituita da quella azzurra. Quell’anno la portai a casa uscendo presto di classifica e ipotecandola passando primo su tutte le salite della durissima Conegliano-Gardeccia: Passo Giau, Marmolada, Fedaia tra le altre. Ma per vincere la maglia azzurra è chiaro che un corridore fuori dalla generale è più facilitato».