GIRO D’ITALIA / Savio punta su Tesfatsion e Cepeda: «Ci sarà anche Ponomar, nonostante il padre sia in guerra»

Gianni Savio Giro
Gianni Savio, team manager dell'Androni Giocattoli-Sidermec a Milano al termine dell'ultima tappa del Giro d'Italia.
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Il Giro d’Italia 2022 si avvicina sempre di più e tra le quattro squadre Professional al via c’è la Drone Hopper-Androni Giocattoli. È una delle tre formazioni italiane, insieme alla Bardiani-CSF-Faizané e alla Eolo, ed è pronta a sorprendere anche in quest’edizione 105 della Corsa Rosa. Per scoprire quali corridori porteranno e conoscere i loro obiettivi abbiamo parlato con Gianni Savio, general manager della squadra. “Il Principe” ci ha svelato in esclusiva l’organico e illustrato la loro idea di corsa: attaccare, attaccare e attaccare.

Savio, quali sono i vostri nomi per il Giro?

«Eduardo Sepulveda, Jefferson Cepeda, Natnael Tesfatsion, Filippo Tagliani, Andrii Ponomar, Mattia Bais, Simone Ravanelli ed Edoardo Zardini. Il Giro della Grecia ci ha aiutato a sciogliere i dubbi. A guidarli in ammiraglia ci saranno Giovanni Ellena e Alessandro Spezialetti. Ci sarà anche una presenza degli altri diesse (Daniele Righi, Giampaolo Cheula e Leonardo Canciani, ndr), compatibilmente con i loro impegni nelle altre corse di maggio».

Come avete scelto questi corridori?

«Abbiamo scelto un mese fa quattro corse a tappe indicative per il Giro d’Italia, per una questione di correttezza nei confronti di tutti i corridori. Tutti partivano sullo stesso piano e non ci sono stati favoritismi per nessuno. Il Giro di Turchia, dove Sepulveda è arrivato terzo vincendo una tappa, il Giro di Sicilia, con Cepeda terzo, il Tour of the Alps, che ha visto protagonista Tesfatsion e il Giro della Grecia hanno deciso la squadra».

La filosofia meritocratica con cui da sempre vivi il ciclismo…

«Esatto, in modo da presentare gli uomini con la condizione migliore. L’anno scorso ho subito delle critiche lasciando fuori dal Giro due corridori con il miglior palmarès passato, Manuel Belletti e Francesco Gavazzi. Ma purtroppo in quel periodo non erano nella giusta condizione. C’è chi si basa sul nome, sull’esperienza dei corridori, ma anche quest’ultima serve se prima si hanno le gambe al top».

Che obiettivi avete per la Corsa Rosa?

«L’obiettivo primario è una vittoria di tappa, anche se è sempre più difficile da conseguire. E poi salire sul podio finale di una classifica, come quella dei traguardi volanti o quella dei chilometri in fuga».

Quindi vi vedremo sempre all’attacco…

«Sì, il nostro principio è attaccare da lontano e cercare la fuga. È l’unico modo per competere con le squadre World Tour che hanno un budget che parte dai quindici milioni di euro e arriva ai cinquanta, rispetto al nostro di poco superiore ai tre milioni. Non possiamo quindi mai aspettare il finale e sperare che ci possano essere due corse nella stessa tappa, come l’ultima volta che conquistammo la vittoria di tappa con Fausto Masnada nel 2019 a San Giovanni Rotondo».

Quando Masnada si accordò con Valerio Conti, spartendosi vittoria di tappa e maglia rosa.

«Sì, esatto e io firmerei adesso per ripetere quella situazione (ride, ndr). Per vincere devono esserci delle condizioni favorevoli a noi in quel contesto di giornata, come accadde quella volta. Ma comunque noi andremo con tutto l’entusiasmo e la cattiveria agonistica possibile per centrare la vittoria, pur sempre consapevoli di quel presupposto».

Savio, da quali corridori della Drone Hopper-Androni Giocattoli dobbiamo aspettarci di più? Quindi su chi scommettete maggiormente?

«Tesfatsion e Cepeda possono essere le nostre rivelazioni, ma confidiamo nel bel tempo. Entrambi hanno corso il Giro anche l’anno scorso, ma le condizioni climatiche erano molto avverse. Ed è normale che un eritreo e un ecuadoriano abituati al gran caldo scompaiono purtroppo in giornate da tregenda. Quindi se il meteo è buono in qualche tappa i due possono essere anche protagonisti. E poi il diciannovenne Andrii Ponomar che nella scorsa edizione ha chiuso la corsa sorprendendo anche noi e può fare bene».

Avete cerchiato in rosso qualche tappa?

«No, perché non siamo noi che possiamo fare la corsa. In ogni tappa dobbiamo essere molto concentrati, pronti a usufruire le circostanze e le occasioni che si presentano. Vivremo alla giornata».

Prima hai citato Andrii Ponomar. Egli è ucraino e ora è stato raggiunto in Italia dalla madre e dalla sorella, mentre il padre sta combattendo nella nazione natia. In squadra abbiamo visto che lo state sostenendo, come per esempio al Trofeo Laigueglia, vestendo tutti la maglia da campione ucraino (la sua) con la scritta “no war”. Hai avuto modo di parlare in particolare con lui di questa situazione?

«Sento spesso Ponomar e ora lui sta facendo altura sul Pordoi. L’abbiamo lasciato libero di gestire la sua situazione e c’è stato un momento in cui non l’abbiamo fatto correre perché non era in una condizione mentale per farlo. Poi di sua spontanea volontà è tornato e ha fatto bene al Giro di Sicilia, dimostrando di avere un gran motore. Suo padre è militare di professione, sta combattendo nel Donbass ed è in contatto telefonico con Andrii. All’inizio proprio per questo motivo non era in condizione per correre, ma adesso ha un equilibrio psicofisico con il quale prendere il via al Giro».