GIRO D’ITALIA / Max Sciandri presenta la “sua” Movistar: «Non abbiamo obiettivi prestabiliti, ma con Valverde e Sosa siamo competitivi»

Sciandri
Max Sciandri in una foto d'archivio alla Strade Bianche
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Preferisce giocare in difesa Maximilian Sciandri, direttore sportivo del team Movistar. Volato in Ungheria con i suoi otto uomini, resta molto cauto quando parla dei possibili obiettivi della squadra spagnola. Ci sarà Valverde, giunto alla sua ultima stagione da professionista e pronto a regalare ancora spettacolo sulle strade del Giro d’Italia, così come Ivan Ramiro Sosa, vincitore di una tappa e della classifica generale all’ultima Vuelta Asturias.

«Non ci siamo previsti alcun obiettivo alla partenza – spiega Sciandri – Siamo consapevoli delle capacità della nostra squadra e sappiamo che possiamo fare ottime cose, ma giorno dopo giorno vedremo quello che succederà. Inutile dire oggi se correremo per fare classifica o andare alle tappe. Preferiamo andarci cauti».

Valverde però è una carta importante…

«Alejandro è Alejandro, non servono presentazioni. Vogliamo che per lui sia una festa tutti i giorni. A 42 anni è ancora entusiasta, non vede l’ora che il Giro inizi perché le strade dell’Italia hanno letteralmente conquistato il suo cuore nel 2016. Non abbiamo niente da insegnargli, si gestirà come crede, noi saremo lì per lui».

Gli altri chi sono?

«Abbiamo Jorge Arcas, William Barta, corridore super disponibile e pronto a mettersi al servizio dei capitani. Ma avremo anche il giovane Lazkano, con il quale non ho ancora avuto modo di lavorare essendo lui nuovo in squadra. Poi Antonio Pedrero, che conosciamo bene. Tutti ricordano cosa fece sul Mortirolo in supporto di Carapaz. Seguono José Rojas, esperto corridore e molto affidabile, e Sergio Samitier, che è andato molto bene alla Vuelta Asturias. Infine Ivan Ramiro Sosa…»

Che ruolo avrà?

«Lo scopriremo giorno dopo giorno. Ha vinto la corsa a tappe spagnola e si è regalato la prima vittoria in maglia Movistar. Sta bene fisicamente e ha le carte in regola per fare un buon Giro. Come dicevo prima però, inutile parlare adesso di obiettivi e ruoli».

Ma in generale della tua squadra cosa pensi?

«Ci presentiamo bene al via del Giro. La squadra è forte, polivalente. Certo non abbiamo il velocista, ma non siamo mai stati una squadra che punta alle volate. Inoltre il percorso è molto impegnativo, servono uomini per le salite. Saremo compatti attorno a Valverde e cercheremo di metterlo nelle migliori condizioni per fare bene».

Hai parlato del percorso. Ti piace?

«Molto, è davvero duro. Si parte forte in Ungheria con un arrivo su uno strappo dove bisognerà stare davanti e poi subito una cronometro. In Sicilia l’Etna farà molto male e consegnerà la maglia rosa a un corridore che punterà alla generale. Fino al Blockhaus compreso sarà una lotta».