Silvia Persico, rivelazione primaverile: «Qualche anno fa volevo smettere, adesso sogno il Giro delle Fiandre»

Persico
Silvia Persico in azione durante l'ultima Strade Bianche (foto: F.Ossola).
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Silvia Persico sta vivendo il miglior momento della sua carriera. Prima il terzo posto ai mondiali di ciclocross a fine gennaio e poi diversi buoni piazzamenti nella campagna del Nord. Veste la maglia della Valcar-Travel & Service, realtà italiana che ha lanciato alcune delle punte attuali del ciclismo femminile azzurro, su tutte Elisa Balsamo e Marta Cavalli.

E adesso in rampa di lancio c’è anche Silvia Persico, che se nel ciclocross è la miglior italiana insieme alla veterana Eva Lechner, su strada è all’inseguimento della prima vittoria da professionista. In questa primavera si è dimostrata ancora di più atleta da classiche e soprattutto si è comportata davvero bene sul pavé, facendo brillare le sue doti da ciclocrossista. I margini di miglioramento sono ampi. 

Ciao Silvia, non puoi che essere soddisfatta di quest’inizio di stagione.

«Sì, è stata una buona prima parte di stagione, ma poteva andar meglio. Al Giro delle Fiandre sono arrivata undicesima e senza un problema meccanico che mi ha ostacolato nel finale potevo entrare tra le prime dieci».

Di questa campagna del Nord c’è un momento che ti rimarrà più impresso nella memoria?

«Dopo due anni di severe restrizioni, tornare a gareggiare in queste corse con il pubblico a bordo strada è stato molto bello e in qualche modo più realistico. Nelle scorse stagioni attraversare i muri fiamminghi in silenzio è stata una strana sensazione. Ora, ritrovarli pieni di tifosi mi ha regalato emozioni che ricorderò a lungo».

Adesso come proseguirà la tua stagione?

«Dopo questi primi mesi davvero impegnativi mi sono presa qualche giorno di riposo. Ma già lunedì sarò di nuovo in gara al Gran Premio della Liberazione e nel fine settimana in Lussemburgo al Ceratizit Festival Elsy Jacobs. Poi correrò il GP Eco-Struct in Belgio e dal 19 al 22 maggio farò la Vuelta a Burgos. Un altro periodo impegnativo, quindi sto usando questi giorni per ricaricarmi».

In che modo? Cosa preferisci fare quando non gareggi e non ti alleni?

«Mi piace molto camminare nella natura e abitando a Cene, un comune in provincia di Bergamo, mi basta poco per organizzare lunghe uscite. Dopodiché non faccio molto altro, sono sempre in bici o in giro con la squadra e il tempo che mi resta è poco».

A proposito di squadra, che aria si respira in Valcar? Da fuori appare sicuramente come una delle migliori formazioni per crescere.

«Sono in Valcar da dodici anni e ormai l’ambiente lo conosco molto bene. Per me è come una seconda famiglia, mi sono sempre trovata benissimo. Per esempio, sono tornata da venti giorni in Belgio e il tempo con loro è volato. Ho un ottimo rapporto d’amicizia con compagne e staff. Dopo tutto questo tempo, se sono arrivata fin qui è anche grazie alla Valcar».

Cosa ti ha lasciato il mondiale di ciclocross? Hai centrato il bronzo nella prova individuale e l’oro nella staffetta mista a squadre, seppur fosse un test event.

«La stagione di ciclocross è andata bene fin dall’inizio. Il terzo posto al mondiale è stato l’acuto e mi ha dato più consapevolezza delle mie capacità anche in ottica strada. In più mi ha insegnato che non bisogna mollare davanti alle diverse difficoltà che si incontrano nel percorso. Nonostante il fatto che ancora adesso, quando riguardo le foto della premiazione o la medaglia stessa, non ci credo».

Hai parlato di difficoltà. Qual è stata la più dura da superare?

«Quest’anno non ho avuto grandi difficoltà, ma se mi guardo indietro c’è stato un momento in cui non volevo più correre. Ero alla seconda stagione da junior e il mio preparatore, nonché direttore sportivo attuale (Davide Arzeni, ndr), mi ha aiutato a ritrovare gli stimoli. Due anni fa, invece, ho avuto problemi ai reni durante l’inverno e mi sono fermata per un mese. Ho dovuto interrompere bruscamente la stagione di ciclocross e per fortuna poi non c’è stata nessuna diagnosi negativa, ma moralmente è stato difficile visto che sono abituata a gareggiare con continuità».

Perché? Cos’è che del ciclocross ti piace di più e ti spinge a non farne a meno?

«E’ una disciplina molto particolare e a me, che piace parecchio camminare correre e pedalare, ha catturato fin dall’inizio. In più le emozioni che provo pedalando sul fango sono incredibili. Spero che questa disciplina continui a crescere sempre di più in Italia e che venga valorizzata al meglio».

Come sei arrivata al ciclocross?

«Ho cominciato a sette anni con la strada, poi ho praticato pista, ma nonostante i tanti buoni risultati non ero felice. In pista non provavo quelle emozioni che poi ho scoperto con il ciclocross. Il mio preparatore Davide Arzeni, che ha una squadra di ciclocross (la S.C. Cadrezzate, ndr), spingeva da anni affinché io provassi questa disciplina. Così, nella stagione 2016/17, decisi di provare e ottenni subito ottimi risultati, come il secondo posto al campionato italiano Under 23. Da quel momento, non ce la farei a stare senza il ciclocross».

Italia che è tornata ad ospitare quest’anno una tappa di Coppa del mondo. Com’è stato pedalare sulla neve di Vermiglio?

«Anche per me era la prima volta che capitava di correre sulla neve ed è stato bello, emozionante, ma molto difficile. Io ho fatto l’errore di partire con le gomme da asciutto e non da fango. Inizialmente tenevano molto, dal secondo giro in poi è stato un disastro perché non riuscivo più a stare in equilibrio».

Tornando alla strada, un pregio e un difetto che ti riconosci in corsa?

«Un pregio è che in gara sono molto altruista in gara. Prima di pensare a me aiuto sempre le mie compagne. Un difetto, invece, è che resisto poco in salita, ma quest’anno ci sto lavorando parecchio e forse ho perso un po’ nello sprint».

La vittoria dei sogni dove e come te la immagini?

«Il mio sogno è vincere il Giro delle Fiandre. Quest’anno avevo fatto un avvicinamento positivo alla Ronde e magari non avrei mai vinto, ma avrei preferito giocarmela fino alla fine».