GIRO DELLE FIANDRE / Il pronostico di Argentin: «Van der Poel favorito. Pogacar è un fenomeno, ma la “Ronde” è diversa. Sugli italiani poche speranze»

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Moreno Argentin in una foto d'archivio.
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Wout Van Aert, Mathieu Van der Poel, Tadej Pogacar. Tre assoluti campioni, capaci di rendere spettacolare qualsiasi corsa, l’uno contro l’altro a quella che viene considerata l’Università del ciclismo, il Giro delle Fiandre. In attesa del grande appuntamento di questa domenica, passiamo in rassegna tutti i grandi protagonisti con Moreno Argentin, vincitore dell’edizione 1990.

L’iridato di Colorado Springs fa il suo pronostico, ma non dimentica di “tirare le orecchie” ai tre, colpevoli secondo lui di correre ad alta intensità per tutta la stagione. Argentin si chiede quanto potranno durare ancora a questi livelli, mettendo così tanto a dura prova il loro fisico. Un pensiero è rivolto poi ai corridori italiani, su tutti Bettiol e Moscon. Anche su di loro lo schietto Moreno ha qualcosa da dire!

Argentin, ormai ci siamo. Arriva il Fiandre…

«Una delle mie corse preferite in assoluto. Sia da corridore sia da appassionato l’aspetto sempre con trepidante attesa. I muri in pavé tra due ali di folla, la durezza di quelle pietre, la tensione che si percepisce in gruppo, la voglia di prendere gli strappi nelle prime posizioni. Sì, non c’è dubbio, il Fiandre è una gara unica».

Anche quest’anno non mancano i grandi nomi.

«Beh già avere Pogacar al via è un grande colpo per l’organizzazione. È solamente al primo Fiandre, ma è un fenomeno, ha una marcia in più rispetto a tutti gli altri. Lo ha dimostrato in questi ultimi due anni tra grandi Giri e classiche».

Ma il Fiandre è una corsa diversa, non trovi?

«Lo è, come dicevamo prima, è unica. Serve tanta fortuna, ma anche una squadra all’altezza della situazione. Per prendere i muri nelle prime posizioni si spendono parecchie energie e i compagni avranno un ruolo fondamentale. In una corsa così entrano in gioco diversi fattori, l’esperienza è sicuro uno di questi».

Contro avrà un Van der Poel scatenato. Ti aspettavi un rientro simile dopo i tanti mesi lontano dalle corse?

«Sinceramente no, ecco perché lui è il mio favorito numero uno. Ha già vinto un Fiandre e l’anno successivo è arrivato secondo per un errore di valutazione. Il ciclocross gli ha dato delle abilità che altri non hanno e che alla Ronde tornano utilissime. Ha passato momenti difficili per i tanti problemi alla schiena, ma abbiamo bisogno di corridori come lui, capaci di regalare spettacolo fin dai primissimi chilometri».

Problemi dovuti al non fermarsi mai secondo te?

«Assolutamente. Lui su strada ancora non si è espresso al 100%, ma la colpa è la sua. Se vuole iniziare a vincere corsi importanti deve scegliere. Non può continuare a correre l’inverno nel ciclocross, e dalla primavera all’autunno su strada, alternandosi anche con la Mountain bike. A un certo punto il corpo ne risente».

Come lui anche Van Aert…

«Stesso discorso di Van der Poel, anche se Van Aert forse ha anticipato un po’ la maggiore concentrazione sulla strada. Certo il ciclocross, come dicevo, è stata la loro fortuna, ma ora è il momento di prendere una decisione. Al Fiandre sicuro sarà grande protagonista, ancora non gli è andato giù il secondo posto alle spalle del suo eterno rivale nel 2020».

Dagli italiani cosa ti aspetti?

«Discorso difficile. Diciamo che con quello che è successo a Colbrelli, non stiamo passando un bel momento. Poi si può sempre tirare fuori il coniglio dal cilindro, un po’ come è successo nel 2019 a Bettiol. Alberto è forte, ma molto discontinuo. Arrivare in cima è facile, tutt’altro discorso restarci e dimostrare che quella vittoria non è stata frutto del caso».

E Moscon?

«Discorso simile, ma con la differenza che non ha vinto ancora nulla di importante. Ha un grande motore, lo ha dimostrato alla Roubaix, ma spesso le gambe non sono collegate alla testa. Anche lui però se sta bene può davvero essere competitivo».