Furlan e la General Store ripartono dagli Under 23: «E a San Vendemiano puntiamo su Carpene e Busatto»

Furlan
Giorgio Furlan, diesse della General Store.
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Giorgio Furlan era sicuro: Rocchetta e Lucca non potevano non passare professionisti, visti i risultati ottenuti nella categoria inferiore. Tant’è che infatti, l’estate scorsa, il primo corse da stagista con l’Androni Giocattoli e il secondo con la Gazprom.

«E invece – riflette amareggiato Furlan – nulla di fatto, purtroppo. Noi, ormai, avevamo dato per scontato il loro passaggio nella massima categoria. Ci siamo rimasti male, sono sinceramente dispiaciuto per loro. Ci hanno regalato tanti successi, non si può parlare di scommessa persa. Abbiamo deciso di rifondare e di ripartire tra gli Under 23 anche per smaltire questa grossa delusione».

Furlan, sei riuscito a darti qualche spiegazione?

«Soltanto quella anagrafica. In un ciclismo in cui ragazzi poco più che ventenni vincono il Tour e si piazzano nelle classiche monumento, atleti come Rocchetta e Lucca vengono considerati vecchi. Secondo me la riflessione che in tanti fanno, sbagliando, è questa: se due corridori, rispettivamente di 24 e 25, sono ancora tra i dilettanti quando atleti più giovani di loro trionfano tra i professionisti, allora non son buoni». 

Hai detto “sbagliando”: spiegati meglio.

«Quest’inversione di tendenza è roba fresca, recente, degli ultimi anni. Non abbiamo ancora la certezza che sia giusta o sana. Per atleti come Rocchetta e Lucca, un punto di riferimento importante erano le professional italiane, ma noto che anche queste realtà ormai sui cosiddetti elite ci puntano sempre meno. Auguro ai ragazzi di farcela, se lo meriterebbero».

Però avete riconfermato Tosin, coetaneo di Rocchetta.

«La sua storia è diversa. Tosin si era accordato con Scinto e Citracca, coi quali aveva già corso da stagista, e sembrava tutto fatto per il passaggio. Purtroppo, poi, non sono riusciti ad allestire la squadra. Dopodiché è nata la Corratec, continental toscana molto vicina all’ambiente della Vini Zabù, e pareva che Tosin potesse rientrarci. Ma a quel punto, continental per continental, mi ha chiesto se poteva rimanere con noi e io gli ho detto di sì».

Lui e Pozza sono i vostri unici elite: una General Store notevolmente cambiata e ringiovanita.

«Non so se rifondazione è il termine adatto, di certo ci sono stati diversi cambiamenti. Creare un organico valido non è stato semplice: di Under 23 e juniores di buon livello non ce ne sono tantissimi e una buona parte dei migliori vola verso altri lidi, vale a dire il professionismo o le continental di altissimo profilo. Mi ritengo soddisfatto, consapevole tuttavia che dovremo portare tanta pazienza».

Riguardo a cosa, nello specifico?

«Ai risultati, si capisce, ma anche alla crescita dei ragazzi. Non posso allenarli come Lucca e Rocchetta, abituati al nostro modo di lavorare e già più formati. Cinque di loro vanno ancora a scuola, quindi in settimana li vedo poco. E ogni anno, direi ogni volta che arrivano corridori nuovi, mi rendo conto di quanto sia diverso il nostro approccio rispetto a quello di tante altre realtà».

A cosa ti riferisci?

«Ad esempio, ieri avevo a disposizione otto ragazzi e ci siamo allenati. Può sembrare la normalità e invece vi assicuro che non è così. Tanti giovani si allenano da soli seguendo le tabelle che la squadra dà loro. Prepararsi in solitudine è complicato per un professionista, figuriamoci per un dilettante. Senza dimenticare l’intensità del gesto atletico: a volte ho avuto a che fare con degli Under 23 al secondo o al terzo anno che fino a quel momento avevano lavorato poco e male».

Stai già vedendo qualche progresso?

«Sì e ne sono felice, anche se come dicevo non ho fretta e capisco bene che sia necessario un po’ di tempo per adattarsi ai nostri ritmi. Ad esempio, a inizio anno siamo stati dieci giorni in Spagna e si vedeva facilmente a occhio chi era più abituato e chi, invece, lo era meno. Da questo punto di vista mi è utile anche l’esperienza di Tosin, che in particolar modo durante gli allenamenti può essere una sorta di direttore sportivo».

Veniamo all’organico: chi sono i vostri leader?

«Di Tosin ho già parlato. Tra gli Under 23 penso soprattutto a Busatto e a Samuele Carpene, che da quest’anno potrà contare anche sulla presenza del fratello Gianmarco, più piccolo di tre anni, arrivato dagli juniores. Saranno i nostri due corridori di punta anche domenica a San Vendemiano, classica internazionale che lo scorso anno abbiamo perso al fotofinish con Menegotto. Essere di nuovo tra i protagonisti mi piacerebbe molto».

A proposito di Menegotto, ci puntavi molto e alla fine vi siete separati: cos’è successo?

«Fondamentalmente c’è stato poco dialogo. La prima parte della scorsa stagione l’ha corsa ad alti livelli, nella seconda si è eclissato. Alla fine ha scelto la Qhubeka, una bella realtà devo dire. So per certo che lui ha ascoltato molto il suo procuratore, Giovanni Lombardi. Purtroppo nessuno è venuto a parlarmi e quando ci siamo trovati faccia a faccia era già tutto deciso. Non voglio innescare stupide polemiche. Gli auguro di trovarsi bene e di disputare una bella stagione».

Carpene tra gli juniores era considerato un bel talento: perché non si è ancora consacrato?

«Bella domanda, me la sono posta anch’io. Farlo sbocciare è uno dei miei obiettivi principali, non lo nascondo. Nelle categorie giovanili era un grosso, grosso talento. Uno dei suoi limiti, lui sa come la penso, è che tende ad allenarsi troppo, spegnendosi poi in gara nel fine settimana. L’impegno che ci mette è ammirevole, si vede che il ciclismo è la sua grande passione. Ma non è a strafare che si diventa dei campioni e il recupero è importante tanto quanto l’allenamento». 

Che corridori sono Carpene e Busatto?

«Busatto arriva dalla Trevigiani e come Carpene è un corridore resistente e veloce, entrambi adatti appunto a prove come San Vendemiano, nervose e vallonate. Un altro nome che voglio fare è quello di D’Aiuto, che mi ha ben impressionato in questo primo scorcio di annata. E infine, per similitudini, in questo gruppo inserisco anche Favretto, 8° alla Popolarissima».

Senza dimenticare Vignato, arrivato ormai al quarto anno.

«Lo considero un velocista, peccato che l’anno scorso ad agosto sia caduto infortunandosi seriamente. Mi incuriosiscono molto anche Peric, arrivato dalla D’Amico, e Zecchin, nel 2021 alla Work Service. Come ho detto, per essere un anno di transizione abbiamo messo in piedi una buona squadra: coi più giovani servirà pazienza, dai più esperti invece mi aspetto dei risultati».