Dagnoni risponde punto su punto a tutte le critiche ricevute

Il presidente Cordiano Dagnoni, con i membri del Consiglio Federale, dopo l'ultima seduta di domenica 20 febbraio (foto: Federciclismo)
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Ha creato molto scalpore l’ultimo consiglio federale sia per l’acceso dibattito che si è verificato al suo interno sia per l’allarme conti che si è alzato addirittura da due dei tre vice-presidenti che non hanno ritenuto di poter approvare il bilancio preventivo. Il presidente, Cordiano Dagnoni, ha voluto spiegare le sue scelte che hanno poi determinato la stesura del documento economico.
«Si tratta del bilancio preventivo che abbiamo potuto stilare solo ora – afferma – perché fino alla fine di dicembre non avevamo saputo da Sport e Salute l’entità del contributo (nove milioni 661.000 euro con un decremento del 27% rispetto all’anno precedente) di cui avremmo potuto disporre».

Vi è però una significativa crescita delle spese di gestione ordinaria.

«È vero. Si può valutare un aumento della spesa tra il 25 ed il 30 per cento di tutti i settori dell’attività federale, ma è stata una scelta politica ben ragionata».

Ovvero?

«Nel 2024 ci saranno le Olimpiadi. Gli anni che peseranno di più sul consiglio federale sono il 2022 ed il 2023».

Perché?

«A Parigi non si potranno utilizzare componenti tecnici che non siano in commercio da almeno un anno. Quindi le spese per la ricerca tecnologica dovranno necessariamente essere affrontate tra il ’22 ed il ’23. Inoltre bisogna considerare che le qualificazioni olimpiche si svolgeranno appunto tra il ’22 ed il ’23 e saranno questi gli anni che ci costringeranno ad un’intensa attività internazionale con tutti i costi che ne conseguono. Insomma, alla resa dei conti il 2024 sarà l’anno che peserà di meno sul bilancio».

Oltre un milione di passivo però non può non creare allarme.

«Io fido che alla fine della stagione questa cifra possa essere completamente azzerata e comunque fortemente ridotta».

Come?

«Nel documento abbiamo previsto tutte le spese, tenendoci anche un po’ larghi. Ma non abbiamo iscritto le entrate che non risultano ancora accertate».

A cosa si riferisce?

«Ai 230.000 euro del contributo Cip. Ai 350.000 euro di un contratto di sponsorizzazione che è in via di definizione. Poi ci sono da fare due considerazioni».

Quali?

«La prima è che si parla di una passività di gestione perché non abbiamo toccato le riserve. E comunque, non ci sarebbe nessun indebitamento».

E la seconda?

«La Federazione non è un’azienda che deve fare utili, deve promuovere l’attività. E se le spese sono legate a favorire lo sviluppo e la crescita dell’attività senza portare indebitamento, credo sia nei doveri della Federazione».

Presidente, si è parlato anche della sua indennità. Cosa ne pensa?

«Posso garantirvi che il consiglio federale non ha toccato l’argomento. La mattina, in un colloquio informale con i presidenti regionali, si è parlato della Giunta del Coni che ha deciso di affrontare l’argomento delle indennità federali senza ancora, però, che sia arrivata ad una conclusione. La Fci non ha competenza sull’argomento se non nell’ambito delle decisioni del Coni».

Presidente, perché su di lei piovono tante critiche? Come mai tra gli addetti ai lavori ha tanta ostilità?

«Invidia. Non sento critiche su fatti concreti, ma su aspetti marginali. Alla mia squadra dico di lavorare sereni, senza timori. Con i critici ci misureremo alla fine del quadriennio sui fatti concreti».