Saronni: «Perché il Giro non ha pensato a Ganna? All’estero proteggono i loro campioni. Pogacar alla Corsa Rosa nel 2023»

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Beppe Saronni, in una foto d'archivio
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Il Giro d’Italia 2022 ancora deve iniziare, ma già fa parlare tantissimo di se. Il giudice di primo appello è Giuseppe Saronni che in esclusiva per quibicisport ha commentato il percorso della prossima edizione della Corsa Rosa: poche cronometro per Filippo Ganna, un patrimonio del nostro ciclismo che andrebbe difeso e preservato, come fanno negli altri Paesi con i loro campioni.

La storia attuale appartiene a Top Ganna, il cronoman (e non solo) numero uno al mondo. Sulle possibili scelte dell’UAE Team Emirates, la clamorosa indiscrezione su Tadej Pogacar: quando vedremo il fuoriclasse sloveno al Giro? Molto presto, parola di Saronni.

Saronni: l’Italia ha il cronoman più forte del mondo, ma al Giro i chilometri a crono saranno pochi. Giusto così?

«Non vorrei essere nei panni dell’organizzatore che deve fare alcune scelte. Diciamo che in questo momento nei Grandi Giri, troppi chilometri a cronometro, avvantaggiano tantissimo gli specialisti o i corridori forti in quel tipo di attività e molto meno gli scalatori. Certo trovare un equilibrio sarebbe migliore, ma nelle corse a tappe di oggi i tanti chilometri a cronometro condizionano l’andamento della corsa. Si poteva trovare un equilibrio migliore: anche essere un po’ nazionalisti non guasta, visto che tutti gli altri fanno i loro interessi».

Almeida potrebbe essere il leader della UAE?

«Almeida sicuramente, è un ragazzo che in salita va bene e si difende bene. Bisognerà vederlo nel ruolo di leader e quindi quando dovrà fare risultato, quale sarà la pressione e se ne verrà condizionato. Almeida è senza ombra di dubbio un corridore importante che punta al Giro d’Italia».

Sarà un Giro per scalatori.

«Il Giro d’Italia è sempre duro, al di là di quello che possiamo dire sul percorso che può essere con una salita in più o in meno. Storicamente è sempre stata una corsa difficile e dura e viene in un momento importante della stagione, perché è la prima corsa a tappe. Sarà importante capire anche la qualità dei partenti, perché da lì si capisce molto sul possibile andamento e sul risultato. Per noi italiani e per i corridori è sempre il Giro d’Italia ed è sempre un gran bel Giro. Può essere criticabile in qualcosa, ma viene sempre disegnato in modo tale che vinca un corridore importante».

UAE senza Pogacar, ma con Almeida: che squadra si aspetta?

«I tecnici e i preparatori programmeranno tutto. Sicuramente Joao Almeida e Ulissi ci saranno: Diego conosce bene il Giro d’Italia, ha sempre vinto e fatto bene, è un punto fisso della nostra squadra. Gli altri verranno definiti a breve».

A Tadej Pogacar quali consigli darebbe per il futuro?

«Quando ti trovi davanti a Tadej, ti viene naturale non suggerirgli nulla. Ha lo sguardo che quasi quasi vorresti fargli tu delle domande per imparare qualcosa. Parliamo di un ragazzo modesto e semplice, con la capacità di far diventare tutto facile anche se non lo è e questo si disarma un po’. D’altra parte quando sei così forte, non c’è dubbio che devi avere qualcosa in più. Non mi sento di suggerirgli niente, mi limito a godermelo quando corre».

E al Giro quando lo vedremo?

«Se me lo permette, gli suggerirei quello che tutti i tifosi italiani vorrebbero vedere: vederlo al Giro d’Italia nel 2023. A lui piace l’Italia e noi lavoriamo per portarlo alla Corsa Rosa».