Valverde e l’allarme sui giovani: «Vanno super veloci, ma tutto ha un prezzo. Non avranno le stesse prestazioni a 30 anni»

Alejandro Valverde al Delfinato 2021 (foto: A.S.O./Fabien Boukla)
Tempo di lettura: 2 minuti

La deriva dei continenti del pedale. La galassia dei meno giovani, contro la galassia delle nuove proposte. Dopo Chris Froome, anche Alejandro Valverde alza il tiro verso la generazione dei Millennial così precoce e vincente, a dispetto di quanto realizzato dai predecessori. Vanno troppo forte, pagheranno caro il prezzo di questi exploit repentini. L’analisi dell’Embatido è condivisibile? Cosa ne pensate? Fate un salto su quibicisport e parliamone insieme!

«Ora ottenere vittorie è molto più difficile – ha esordito Valverde al podcast El Maillot – Prima era complicato, ma ora lo è molto di più. Non ne ho conquistate tante quanto prima, ma ho fatto dei secondi posti. Ho ottenuto buoni risultati, facendo una buona Volta a Catalunya e un notevole Giro dei Paesi Baschi. Alla Vuelta a Espana mi sentivo molto bene fino a quando non sono caduto. A fine stagione le mie sensazioni al Lombardia erano molto positive, lottando con i migliori. Vincere è molto difficile, ma sono quasi al livello di chi sta vincendo. Per questo continuerò ancora un anno».

Una difficoltà a vincere dovuta non solo agli anni che passano, ma anche alla generazione di fenomeni che si è imposta nelle ultime stagioni: «Roglic e Pogacar monopolizzano le gare migliori, le hanno vinte quasi tutte. Il resto sono vittorie di corridori veloci. Tra loro due e Alaphilippe hanno condiviso la stragrande maggioranza delle vittorie. Tutti sono più preparati. C’è una generazione di corridori tra i 20 e i 25 anni che vola, vanno super veloci ed è già dura vincere per 30 corridori».

L’Embatido, tuttavia, non è sicuro che questi giovani talenti possano avere una carriera longeva come la sua: «Tutto è molto più calcolato e spremuto. Non so se questi corridori saranno particolarmente longevi, perché psicologicamente c’è molto stress a livello di allenamento. Tutto ciò ha un prezzo, e non credo che questi corridori avranno le stesse prestazioni che hanno ora a 30 o a 32 anni. Prima si fissavano uno o due obiettivi durante l’anno e ci si allenava per questo. Ora, i giovani sono a un livello impressionante da gennaio a ottobre».