Il tempo non si batte. Sottrae freschezza, cambia gli obiettivi e le attitudini, frega tutti in maniera spietata e non concede diritto di replica. Ti scatta in faccia e ti lascia lì, sulle gambe, senza la possibilità di reagire e rispondere. Chris Froome, vincitore di sette Grandi Giri dal 2011 al 2017, dalla tremenda caduta del Giro del Delfinato non si è più ripreso e non è più tornato ai livelli di prima. Pensate: ultima Top Ten il 25 aprile del 2019 al Tour of the Alps, con il quinto posto nella quarta tappa da Baselga di Pinè a Cles. Poi un declino inesorabile e ora arriva l’affondo contro la generazione dei fenomeni: Tadej Pogacar ed Egan Bernal hanno vinto i Tour grazie al potenziometro. Strumenti che secondo il keniano bianco fanno la differenza, ma è proprio così? Approfondiamo il tema su quibicisport.
Froome contro la tecnologia: «Senza il potenziometro per Pogacar e Bernal vincere il Tour sarebbe stato impossibile»
In una video intervista a Wiggle, il britannico passato professionista nel 2007 con il Team Konica Minolta e arrivato in seconda battuta in Italia nel 2008 alla Barloworld, ha evidenziato come la tecnologia sia stata cruciale nei trionfi dei nuovi fenomeni del ciclismo mondiale, della Ineos e della UAE, alla Grande Boucle: «I giovani corridori che arrivano in gruppo hanno degli strumenti come il potenziometro che non esistevano quando ho iniziato io. Questo ha permesso alla nuova generazione di fare il salto tra i professionisti a 19, 20 o 21 anni e di essere già al top. Abbiamo visto ragazzi come Pogacar e Bernal che hanno già vinto il Tour de France a 21 e 22 anni. Se cinque anni fa mi avessero detto che un ragazzo di 21 avrebbe vinto il Tour, avrei risposto che era impossibile. Senza l’esperienza giusta, non possono raggiungere quei risultati incredibili» ha commentato Chris Froome. Una costante curva ascensionale per la New Generation del ciclismo mondiale, una discesa inesorabile verso il basso per la vecchia guardia. Froome dovrebbe accettare tutto questo e ricordare che lui, in particolare, ha “ammazzato” il Tour de France con i suoi calcoli scientifici e le sue “frullate” a colpi di watt, cancellando i colpi di scena – eccezion fatta per il coup de théâtre a Giro d’Italia 2018 nelle tappa da Venaria Reale a Bardonecchia – e la fantasia dagli stadi naturali del ciclismo, le salite.












