L’inseguimento individuale, prova regina del ciclismo su pista. Ganna come Moser, a Monteroni di Lecce il titolo iridato dello “Sceriffo”

Francesco Moser campione del mondo dell'inseguimento davanti all'olandese Schuiten al velodromo di Monteroni di Lecce nel 1976
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La storia del ciclismo su pista è piena di aneddoti e leggende. L’inseguimento individuale è la disciplina che più di tutte rappresenta il parquet e le curve inclinate dei velodromi, ma purtroppo alcuni dirigenti sprovveduti hanno deciso di eliminarla dal programma olimpico.

Da Fausto Coppi, Guido Messina, Rogèr Riviere, Leandro Faggin fino a Bradley Wiggins, Taylor Phinney e Filippo Ganna. Questi sono solo alcuni dei campioni che hanno vestito più volte la maglia iridata spianando prima i cinque, poi i quattro chilometri in programma nell’inseguimento.

Proprio Filippo Ganna andrà alla caccia del quinto titolo mondiale in sei anni. Il piemontese parte favorito, ma non dovrà abbassare il livello di attenzione perché il giovanissimo Jonathan Milan, già campione europeo, è pronto a sfidare (e battere) il suo “maestro”.

Ma torniamo leggermente indietro. Più volte Ganna è stato accostato a Francesco Moser, sia per caratteristiche tecniche sia per la classe e il talento che lo contraddistinguono. In molti ricorderanno l’impresa che il campione trentino fece nel velodromo di Monteroni di Lecce nel 1976, una pagina fantastica del ciclismo azzurro sulla pista di casa. Per chi non conoscesse questa storia, suggeriamo la lettura delle parole del nostro Beppe Conti

«La Puglia era al centro del mondo del ciclismo. Nel giro di due settimane si disputarono i mondiali su strada di Ostuni e quelli su pista di Monteroni di Lecce. Francesco Moser era il nostro uomo per la doppietta iridata e tutti lo aspettavano al varco. Sfortunatamente però non aveva fatto i conti con Freddy Maertens e la maglia arcobaleno gli sfuggì in un’emozionante volata a due.

«Tutta la delusione di Moser si trasformò in rabbia e cattiveria agonistica. Moser si presentò al velodromo di Monteroni più determinato che mai. L’esordio nelle qualificazioni però non fu dei migliori, il terzo crono lo fece scontrare in un derby tutto italiano con Bruno Zanoni.

«Fu una sfida intensa, ma lo “Sceriffo” riuscì a spuntarla. In semifinale superò abbastanza facilmente Dirk Baert, mentre la finalissima con l’olandese Roy Schuiten fu altamente spettacolare. Il velodromo era stracolmo di gente, anche Giulio Andreotti, attuale Presidente del Consiglio sedeva sulle gradinate ad ammirare il campione. Cinque chilometri tiratissimi dove l’avversario di Moser era riuscito anche ad andare in vantaggio. La classe e la potenza del trentino però vennero tutti fuori nel finale: fu un trionfo, una rimonta epica che mandò in estasi tutto il pubblico di Lecce».

Per oltre quarant’anni mai nessun italiano riuscì a ripetersi e a salire sul tetto del mondo della prova regina del ciclismo su pista. Dal 1976 al 2016 ovvero quando al Velopark di Londra Filippo Ganna riuscì a riportare in Italia il titolo iridato. Detentore del record del mondo con il tempo di 4’01″934, Ganna tenterà il quinto assalto al mondiale. A sfidarlo, come detto, l’amico e rivale Milan, un po’ come accadde tra Coppi e Bevilacqua nel 1947. Quella però è un’altra storia…