I pensieri di Cunego: «Con il Lombardia un rapporto speciale. Quest’anno vedo bene Evenepoel, è lui il cavallo pazzo del gruppo»

Cunego
Damiano Cunego in una foto d'archivio al Giro d'Italia 2020
Tempo di lettura: 3 minuti

Il Giro di Lombardia e Damiano Cunego hanno sempre avuto un rapporto speciale. «È la corsa che attendevo con più ansia» ci dice Damiano al telefono quando gli chiediamo che cosa significasse per lui la Classica delle Foglie Morte. Il Lombardia, così come la Liegi e le altre classiche monumento, ha un fascino tutto particolare. L’autunno che entra nella sua fase più viva, i colori, gli scenari mozzafiato che ogni anno regalano immagini di copertina. Insomma, c’è tutto affinché la corsa si mostri al pubblico nella sua forma più bella.

Cunego questa corsa l’ha amata. Nel suo anno d’oro, il 2004, l’ha vinta da esordiente, prima di ripetersi nel 2007 e nel 2008 entrando a far parte di quella cerchia ristretta di corridori capace di avvicinarsi al record incredibile di Fausto Coppi (5 successi). Chi meglio di Cunego dunque può raccontarci questa edizione che sabato proporrà al via il meglio del ciclismo internazionale?

Damiano, sabato è sempre più vicino. Che Lombardia ti aspetti?

«Un Lombardia combattutissimo fin dall’inizio. Non dico dal Ghisallo, ma già nella parte centrale con Dossena e Zambia Alta si può fare la differenza. Il percorso è cambiato molto, quindi sarà una bella incognita. Quello che mi rende felice è che al via ci sono corridori che non hanno paura di attaccare…»

A chi ti riferisci?

«Alaphilippe ed Evenepoel su tutti. La Deceuninck-QuickStep potrebbe far saltare il banco se volesse, perché può giocare con i suoi due capitani e con Almeida. Il campione del mondo, lasciando allo scoperto il suo giovane compagno, avrà la possibilità di restare coperto. La corsa la faranno loro e gli altri dovranno adattarsi».

Anche Roglic e Pogacar?

«Anche le loro squadre sono molto forti, ma non possono contare su tante frecce nell’arco. Tadej e Primoz sono i capitani e dovranno gestire le energie. Comunque tra i due vedo meglio Roglic, ha stravinto Emilia e Milano-Torino e ha una condizione incredibile. Pogacar dovrà giocare di astuzia».

E gli italiani?

«Difficile possano vincere. Tutte le nostre speranze sono riposte in Nibali, che a 37 anni è ancora il faro del nostro ciclismo in queste classiche. Vincenzo sta bene, al Sicilia ha fatto un gran numero e il morale è sicuramente alle stelle. La firma con Astana poi lo rende sicuramente più tranquillo: correrà a suo modo, con la classe e il talento che lo contraddistingue. Chiedergli una vittoria però sarebbe davvero troppo, ci prendiamo quello che verrà, lui non deve dimostrare nulla».

A parte Nibali?

«Direi nessun altro. Senza la Roubaix ti avrei detto Moscon, ma quella è una corsa che resta nella gambe».

Il nuovo percorso ti piace?

«Non fare il Muro di Sormano è un brutto colpo, ma tutto sommato mi piace. Se fossi ancora un corridore sarei soddisfatto, si adatta bene alle mie caratteristiche. Forse l’ultima salita è un po’ troppo lontana dal traguardo, non vorrei si guardassero per paura di restare scoperti».

Cosa è significato per te il Giro di Lombardia?

«Tutto. Io quando iniziavo la stagione mi prefissavo due obiettivi: il Giro d’Italia, con alcune classiche come l’Amstel a precederlo, e il Giro di Lombardia, con annesso Mondiale. Della Classica delle Foglie Morte mi piace tutto, più di ogni altra cosa l’attesa. Sai, arriva a fine stagione, ultimo appuntamento dell’anno. C’è sempre grande serenità perché sai che al termine della corsa si va in vacanza, come i bambini che aspettano la campanella. Allo stesso tempo è una corsa talmente importante che ci sono tutti i migliori ciclisti al mondo per conquistarla. Ricordiamo che è una monumento».

Cosa la distingue dalle altre Monumento?

«Il periodo in cui si svolge. Tutte le altre Monumento si corrono ad aprile, ovvero quando i corridori da classiche possono vantare una forma migliore. Essere l’ultima corsa in calendario significa dover fare i conti con le poche energie rimaste dopo un anno lungo e intenso. Poi come dicevo prima, l’atmosfera e lo scenario autunnale che fa da contorno a una corsa spettacolare e incerta. Solitamente è anche il momento in cui si vede la nuova maglia di campione del mondo, ma in questa edizione sarà ancora sulle spalle di Alaphilippe».