Niente è più importante dell’amicizia, sentimento nobile e antico come la fiera terra della Sardegna, patria di un Fabio Aru all’ultimo atto della sua carriera alla Vuelta di Spagna che delle sue origini non si è mai dimenticato facendone punto di forza e marchio di fabbrica.
Legame indissolubile
E questo lo sanno bene i suoi amici fraterni, come Giorgio Carta fondatore e primo presidente del Fan Club Fabio Aru nel 2012. «Conosco Fabio dal 2007, militava ancora nella categoria Juniores e gareggiava in mountain bike», racconta Carta, villacidrese come il Cavaliere dei Quattro Mori. «Ci siamo accorti subito del suo talento: procedeva agile, con entusiasmo, senza timore. Aveva il fuoco negli occhi, la sua gioia nel correre era immensa e non si è mai fatto scoraggiare dai sacrifici che il ciclismo impone».
L’amicizia tra Aru e Carta è una amicizia vera, profonda, lontana dalle chiacchiere, dall’apparenza che permea sempre più questi tempi difficili da interpretare. Una di quelle amicizie sui cui si può contare nei momenti difficili quando le porte si chiudono e le persone voltano le spalle. «Sono stati anni molto delicate per Fabio, purtroppo le persone non hanno capito che essere un corridore non significa essere un automa», sottolinea. «Ha ottenuto tanto nel ciclismo e ha dato tantissimo a questo sport sin da quando era un ragazzino. Si è dimostrato umile, totalmente dedito a un mestiere difficile senza mai dimenticarsi delle persone che gli hanno dato fiducia e che hanno creduto in lui dall’inizio».
Ritiro sofferto
La scelta del ritiro non poteva passare inosservata, anche se era nell’aria. «La scelta di ritirarsi è stata molto sofferta per Fabio che ha vissuto all’insegna del ciclismo per buona parte della sua vita. Un po’ me lo aspettavo, sinceramente, perché aveva perso il sorriso e la serenità e correre con questo stato d’animo non è compito facile sommato ai problemi fisici che lo hanno tormentato dal 2018». Ma nonostante questo, la speranza di vederlo ancora correre rimane. «Sarebbe bellissimo vederlo correre ancora, piacerebbe a tutti ma sono scelte sue e solo lui dovrà valutare. Nessuno ha il diritto di imporgli nulla».
Gioie indimenticabili
Ricordi felici, scatti fulminei in quelle salite tanto amate che hanno reso orgoglioso il popolo sardo che ha pianto e gioito per uno dei suoi figli più talentuosi. «Bisogna ammirare il come Fabio abbia vinto, ovvero andando all’attacco, senza risparmiarsi, senza temere di saltare da un momento all’altro. La nostra terra si è commossa per ciò che ha realizzato e non dimenticherà mai quello che ha ottenuto. Ha fatto tanto e non possiamo che essergli grati e sono certo che anche in questa Vuelta attaccherà. Il resto sarà lui a deciderlo, tutti noi dobbiamo volere il suo bene e rispettare le sue decisioni».














