
Eterno? Unico? Fuori dal comune? A poco servono le definizioni per Alejandro Valverde, campionissimo spagnolo che tra qualche ora, a 41 anni compiuti ad aprile, sarà al via della Vuelta de Espana. La corsa di casa, che lo ha visto esordire al primo anno da professionista nel 2002, seppur si ritirò, e mostrare al ciclismo che conta il suo talento con due vittorie di tappa l’anno seguente e il primo di una lunga serie di podi: ben sette, il che rappresenta un record ancora imbattuto. Come un record rappresentano i podi conquistati da Alejandro ai campionati mondiali: due medaglie d’argento, quattro di bronzo, una magica vittoria nel 2018 in quel di Innsbruck 38 anni. Sembrava impossibile, sembrava che a lui – che tanto aveva vinto sino a quel momento – il titolo mondiale fosse precluso. Una maledizione, una corsa stregata per un motivo o per un altro: un pizzico di sfortuna, qualche sbavatura di troppo, antagonismi interni. Ma Valverde non si è arreso da vero “Embatido” quale l’hanno soprannominato: l’imbattibile, perché di battersi e lottare per i propri sogni non si è mai stancato.
Valverde: quattordicesima Vuelta, altro record da capogiro
Il suo palmarès è pregiato come le antiche sete persiane: cinque edizioni della Freccia Vallone, di cui quattro di fila dal 2014 al 2017, uno splendido poker alla Liegi, la vittoria nel 2009 alla Vuelta dove indossò con la consueta eleganza che contraddistingue le sue pedalate la maglia oro che mandò in delirio un popolo intero. Giorni di abbondanza e giorni di carestia hanno accompagnato la sua carriera, come si confà a ogni grande campione ma, in entrambi i casi, Don Alejandro non ha mai perso tenacia e desiderio di rimettersi in sella nonostante le avversità. Lo ha fatto quando alla Grande Boucle del 2016 si presentava da favorito ma fu costretto al ritiro a causa di una caduta rovinosa. Lo ha fatto quando nella cronometro individuale del Tour de France nel 2017 cadde procurandosi la rottura della rotula e dell’astragalo della gamba sinistra. Oramai sembrava finito tutto: Valverde non era più un ragazzino, andava verso i quarant’anni, il recupero si fa più lento. Ma non per l’Embatido che 208 giorni dopo aveva nuovamente il numero attaccato dietro la schiena, indirizzato verso quell’indimenticabile 30 settembre 2018 dove ha finalmente fatto sua la maglia iridata.
Tra poche ore partirà per la sua quattordicesima Vuelta, la corsa che lo ha rivelato: difenderà i colori della Movistar, cercherà di dire la sua che sia per una vittoria di tappa o per la classifica generale. Sarà ancora lì, nonostante il tempo, nonostante gli anni e le difficoltà per dimostrare, ancora una volta, che i limiti sono fatti per essere superati.











