Guderzo: «Partecipare alla quinta Olimpiade era il mio sogno. Meritavo la convocazione»

Guderzo
Tatiana Guderzo in una foto d'archivio ai Campionati del mondo 2019
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Con un misto di soddisfazione ma anche di amarezza, Tatiana Guderzo è salita sul podio di San Sebastian, terza dopo Annemiek Van Vleuten, argento e oro a Tokyo in linea e a crono, e all’americana Ruth Winder.

«Mi sono conquistata un bronzo grazie a tutta la mia squadra e quel podio me lo sono goduto».

Dice proprio così Tatiana Guderzo: “bronzo”. Perché diciamolo subito: l’esclusione dalle Olimpiadi la campionessa di Marostica, iridata nel 2009 e bronzo ai Giochi di Pechino nel 2008, non l’ha mandata giù…  

«E pensare che San Sebastian – racconta – non era nel mio programma, con la mia squadra si sperava che io fossi in “un’altra” gara, mi hanno inserito nell’ultima settimana e l’ho affrontata senza stress perché dovevo riprendermi da un’esclusione che ha fatto male: penso di aver dimostrato di essere pronta a un’olimpiade».

Hai sempre detto che avresti voluto chiudere con una quinta Olimpiade…

«Era il mio sogno, ma ormai è andata: il mio sogno nessuno potrà ridarmelo. Volevo chiudere così una carriera al top nel ciclismo nella quale mi sono presa delle belle gioie anche grazie a Salvoldi, che mi ha dato la possibilità di vincere in nazionale sia personalmente che con le altre azzurre

In Spagna hai dimostrato che la condizione c’era…

«Al Giro avevo una condizione in crescita l’ho dimostrato con i risultati nonostante abbia lavorato per Mavi Garcia che era la nostra leader per la classifica».

Come hai saputo che non saresti andata a Tokyo, ti ha chiamata Salvoldi?

«Veramente ho chiamato io Dino per capire quali fossero le sue decisioni perché durante la conferenza stampa del lunedì non aveva dato i quattro nomi. Ero rimasta perplessa… Così l’ho chiamato per capire se aspettasse delle conferme e mi ha detto che in realtà cercava la velocista. Sono scelte tecniche, si possono condividere o meno…»

E’ stata una brutta botta…

«Si sa che ci sono le convocate e le escluse ed esser lasciate fuori è dura per tutte. Io ci speravo tanto, ho dato tutto quello che avevo: non ho né rimpianti né rimorsi. La vita va avanti, se rimani fermo a quella botta, di certo ti sfuggono tante altre occasioni che la vita di può dare. Ma sarà un boccone amaro che rimarrà…»

E di Elisa Longo Borghini che mi dici…

«All’inizio non volevo nemmeno guardare la gara olimpica perché mi faceva male. Poi negli ultimi chilometri dovevo stare lì a tifare Italia. Elisa è stata incredibile. Io mi sono allenata con lei in altura, sapevo che stava bene, penso che sia riuscita a mettere la ciliegina sulla torta di una gara anomale. Ha sfruttato l’unica occasione che aveva dimostrando di aver raggiunto la maturità fisica e mentale non a parole, ma facendo sventolare la bandiera tricolore…»

Ma la stagione non è finita, ci sono europeo e mondiale…

«Io ora devo pensare a me. L’ultima telefonata con Dino per me è stata un colpo duro. Non so se mi chiamerà, non so quali sono le sue idee…»

Adesso i tuoi programmi quali sono?

«Ancora non lo so, ne parleremo con la squadra. Mi sono allenata dopo il Giro perché ho voluto sperare fino alla fine: mi sono tenuta in una condizione buona per essere sempre pronta eventualmente per fare la riserva, ma quando ho saputo che la riserva era Elisa Balsamo, per due settimane mi sono fermata per gestire le emozioni e per cercare di riprendere il mio equilibrio. Ma il ciclismo è questo: ci sono vittorie e sorrisi, cadute e dolori, sconfitte e lacrime».  

In questo giorni hai guardato la tua medaglia di bronzo di Pechino? 

«Certo, è a casa ben visibile. Mi ricorda il sogno di una ragazzina che a sette anni ha cominciato ad andare in bici e sognava di provare quelle emozioni. E che ha avuto la grande forza, la determinazione la voglia di fare sacrifici che l’hanno portata a realizzare quel sogno».