TOKYO 2020 / Ciccone: «Io, camionista mancato, a caccia di un sogno. Nibali? Ecco la verità»

Giulio Ciccone, 26 anni, parteciperà alla sua prima Olimpiade.
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Lo scorso settembre Giulio Ciccone perse i Mondiali per colpa del Covid. Questa volta non poteva mancare l’appuntamento con la maglia azzurra. Dalla contrada Mulino di Brecciarola, dove «ci si conosce tutti, c’è la piazza, il bar, il supermercato, il cinema no, per quello bisogna andare a Chieti scalo», fino a Tokyo la strada è molto più lunga dei quasi diecimila chilometri che ci vogliono. A Giulio Ciccone viaggiare piace, ma non in aereo, quello gli fa paura: da piccolo sognava di fare il camionista. Invece oggi corre su due ruote, e fra poco si imbarca per la prima Olimpiade della sua vita.

Che cosa sono le Olimpiadi per te?

«Per tutti gli atleti, di qualsiasi sport, le Olimpiadi sono il massimo che esista. Un sogno che si avvera: qualsiasi bambino quando comincia a fare un qualunque sport sogna di arrivare un giorno alle Olimpiadi».

Da piccolo le seguivi?

«Sì, e non soltanto il ciclismo. Le ho sempre seguite. Se devo dire un’impresa fra tante, un campione fra tutti, allora scelgo Usain Bolt».

E’ la tua prima volta, che cosa ti aspetti?

«Sarà un po’ particolare, perché quest’anno senza pubblico non vivremo appieno la solita Olimpiade, però sono sicuro che sarà sempre emozionante».

E’ un periodo magico per l’Italia dello sport, vinciamo. Pensi che ci sarete anche voi?

«Secondo me sì, perché siamo un bel gruppo. E quella olimpica è una gara un po’ particolare, si corre in cinque, alcuni Paesi schiereranno soltanto tre atleti, addirittura due, sicuramente sarà una corsa aperta sotto tanti punti di vista, a tante soluzioni. Noi magari non siamo fortissimi su un singolo individuo, però siamo tanti corridori buoni, il gruppo può fare la differenza».

Hai seguito gli Europei di calcio? 

«Sì, li ho seguiti tutti. Ero in ritiro a Livigno, ho visto tutte le partite lì e poi la finale a casa prima di venire qui in Sardegna. Non sono un grande tifoso di calcio, ma mi è sempre piaciuto guardare la Nazionale: Europei e Mondiali li seguo sempre, le altre partite onestamente non tanto».

E Berrettini lo hai seguito?

«Sì, tra l’altro a Monaco viviamo nello stesso palazzo, lo conosco e lo seguo. E’ stato bello vedere dov’è arrivato».

Il tuo avvicinamento è andato come lo immaginavi?

«Per adesso è andato tutto bene. E’ stato un percorso un po’ particolare, chi non ha corso il Tour ha dovuto ricrearsi un programma apposta per i Giochi. Però sto bene, la condizione cresce e mi sto avvicinando al secondo picco di forma dopo quello del Giro d’Italia».

A Livigno eri con Caruso e Bettiol: avete già cominciato a fare squadra?

«Sì. C’era un bel legame già da prima, fra noi c’è un buon feeling, comunque ha aiutato molto il fatto di allenarsi insieme e di condividere un po’ di tempo anche fuori dalla bici. E’ un bel gruppo».

E Nibali? Vi siete parlati dopo il campionato italiano?

«Sì, ci siamo sentiti il giorno dopo. C’è stata quella incomprensione a Imola, ma subito tutto è tornato come era prima».

Ciccone, chi ti fa più paura?

«Guardando come sta andando al Tour, sicuramente Pogacar è quello che adesso ne ha più di tutti, ha una marcia in più. E non sottovaluterei Van Aert: anche se il percorso è molto duro lo vedo lì».

Hai mai sognato la corsa olimpica? Ti sei fatto raccontare che cosa ti aspetta?

«Sognata no, ma ripenso alle altre edizioni che ho visto in tivù e provo un po’ a unire i pensieri, mi immagino lì. In realtà sarà tutta un’altra corsa: sarà difficile, ma sicuramente bello. Mi aspetto il massimo come emozioni».