Bicisport chiama e Fabbro risponde. Matteo, raccontaci il tuo Giro!

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Matteo Fabbro, corridore della Bora-Hansgrohe al Giro d'Italia 2021
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Si sta preparando per andare all’aeroporto Matteo Fabbro mentre gli squilla il cellulare. E’ Bicisport che chiama ed è giunto il momento di fare un bilancio del Giro d’Italia che si è concluso domenica. In questi giorni non ha avuto molto tempo per pensare: il tempo di tornare a casa riposare, disfare le valige e prepararne di nuove prima di partire per la Svizzera.

In molti probabilmente si aspettavano qualcosa di più dal corridore della Bora-Hansgrohe e lui non si nasconde quando dice di aver corso «un Giro che può sembrare anonimo». Il suo primo pensiero dopo la Tirreno-Adriatico era quello di provare a puntare alla classifica generale, magari da seconda punta come Damiano Caruso, e invece si è dovuto accontentare di un ruolo da gregario con poche chance di giocarsi le proprie carte.

Dopotutto, bisogna dirlo, una possibilità se la meritava. Arrivare quinti in classifica generale alla Tirreno di quest’anno non era affatto impresa da poco. C’erano Pogacar, Van Aert, Bernal, Landa, Yates e molti altri, eppure lui è riuscito a stare lì con loro e a non perdere mai la ruota degli avversari.

La scelta della sua squadra di relegarlo a gregario di Buchmann forse non è stata poi così lungimirante. Dopo la caduta del tedesco la Bora ha dovuto rinunciare a qualsiasi opportunità di fare bene nella generale. Ma sentiamo cos’ha da dirci proprio Fabbro…

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Matteo Fabbro in gruppo impegnato nell’ascesa conclusiva di Campo Felice al Giro d’Italia 2021

Matteo, che Giro d’Italia è stato?

«Beh un Giro particolare. Da una parte siamo soddisfatti perché con Sagan siamo riusciti a vincere una tappa e la maglia ciclamino, dall’altra sapevamo di poter fare di più».

Soprattutto in classifica generale…

«Direi di sì. Con la caduta di Buchmann abbiamo mandato all’aria settimane di altura, preparazione, ritiri e allenamenti. Abbiamo lavorato molto per arrivare pronti al Giro e purtroppo siamo rimasti senza nulla».

Guardando alla Ineos con Martinez e alla Bahrain con Caruso, non era forse il caso di avere una seconda punta anche in Bora?

«Forse sì. Però è stata una scelta della squadra e io la rispetto. Sono il primo a mettermi a disposizione dei compagni».

Dopo la Tirreno non sentivi di meritare un ruolo più importante?

«La Tirreno sinceramente aveva sorpreso anche me. Non avevo mai fatto così bene tra i professionisti».

Quindi?

«Quindi è chiaro che mi aspettavo di più dal Giro. Non dimentichiamoci però che in squadra avevamo Buchmann, quarto al Tour de France. Se fosse entrato nei primi cinque della generale ora stavamo parlando di altro. Purtroppo ci si è messa di mezzo la sfortuna».

Nemmeno in fuga è andata molto bene…

«Su 21 tappe in dieci è arrivata la fuga. Un numero esorbitante. Ho provato due volte ad andare all’attacco ma non era la giornata giusta e il gruppo ci ha ripresi».

Matteo Fabbro e Peter Sagan festeggiano la vittoria dello slovacco a Foligno.

Ti abbiamo visto lavorare anche per Sagan, lì è andata meglio…

«E’ un po’ la soddisfazione del nostro Giro d’Italia. La vittoria di Foligno è stata molto importante, anche in ottica maglia ciclamino. Il nostro lavoro è stato ben ripagato».

E ora cosa ti aspetta?

«Tra poche ore parto per il Giro di Svizzera. Saranno altri otto giorni importanti che mi faranno capire come sono uscito dal Giro d’Italia. Non vi nascondo che punto molto al Campionato italiano. Il percorso non è durissimo, ma voglio fare bene, ci tengo molto».

Nel tuo programma c’è anche la Vuelta?

«Ne stiamo discutendo ma decideremo dopo lo Svizzera e l’italiano. Vediamo…»