GIRO D’ITALIA U23 / Nieri (Qhubeka) sprona i suoi: «Mulubrhan per la generale, Puppio per conquistarsi il professionismo»

Daniele Nieri
Daniele Nieri insieme a Francesco Chicchi al Giro U23 del 2019
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A cose normali, adesso Daniele Nieri starebbe rifinendo gli ultimi dettagli in vista della partenza del Giro d’Italia Under 23, prevista per domani da Cesenatico. Avendo passato ventuno giorni in ospedale per problemi respiratori legati al coronavirus, invece, è già tanto se riuscirà ad essere presente alla cronometro di Guastalla prevista per domenica.

Prima di tutto come stai, Daniele?

«Mi sto riprendendo, mettiamola così. Ho avuto paura, fortunatamente quando sono entrato in ospedale stavo ancora tutto sommato bene e quindi l’attacco ai polmoni è stato subito tamponato. Il 15 maggio è stato il primo giorno col casco, proprio quando si correva la prima edizione della Medicea, la corsa che ho contribuito ad allestire».

Che tra l’altro è andata anche piuttosto bene.

«Sì, io purtroppo non me la sono goduta molto, avevo altri pensieri, ma col passare dei giorni ho realizzato che abbiamo fatto un bel lavoro. Molti direttori sportivi ci hanno fatto i complimenti, gliene sono grato».

Quando pensi di tornare in ammiraglia?

«Domenica mi piacerebbe essere alla cronometro di Guastalla del Giro d’Italia Under 23, ma non ho ancora nessuna certezza. In ammiraglia nelle vesti di direttore sportivo, invece, ai campionati italiani in programma in Toscana il 19 giugno».

Per voi si prospetta un Giro d’Italia di alto profilo, sarete una delle squadre di riferimento.

«Me lo auguro e ne sono consapevole, ma ad essere sinceri vedo qualche altra squadra più attrezzata di noi».

Quali?

«La Trinity (che lo scorso anno vinse il Giro con Pidcock, ndr), la Groupama e anche la formazione colombiana. E delle italiane direi la Colpack, potendo contare su Ayuso farà di tutto per provare a vincere la maglia rosa».

E’ lui il favorito principale?

«Non mi piace mai limitare il pronostico ad un solo nome, ma di certo lo spagnolo è uno degli scalatori più attesi. Però, se devo essere sincero, non mi convince del tutto».

Perché?

«Per quanto forte è pur sempre al primo anno tra i dilettanti ed era in forma già alla Coppi e Bartali di marzo. Ripeto, è un grande talento e so che ha preparato il Giro in altura, certamente partecipa per vincere. Ma non lo darei come scontato, ecco».

Quali sono le vostre ambizioni?

«Mulubrhan punta ad un piazzamento tra i primi dieci della classifica generale, sfiorato un anno fa con l’undicesimo posto finale. Puppio, Coati e Bonaldo, oltre che a proteggere Mulubrhan finché potranno, punteranno a vincere il maggior numero di tappe».

Perché all’ultimo minuto avete sostituito Guasco con Bonaldo?

«E’ stata una decisione sofferta, ma bene o male che sia ci sono anche queste. Credo che Guasco se la meritasse di più, ma Bonaldo ci torna più comodo, diciamo così. Sa entrare nelle fughe e soprattutto è molto veloce, fattore fondamentale nel ciclismo dilettantistico».

Spiegaci perché.

«E’ molto semplice, perché tra i dilettanti è raro che un corridore faccia il vuoto e quindi la vittoria arrivano a giocarsela dei gruppetti. Un po’ come succede tra i professionisti, niente di più. Essere veloci, nel ciclismo di oggi, è un requisito fondamentale».

E da Puppio e Coati cosa ti aspetti?

«Che facciano bene nella cronometro, non a caso infatti è la giornata in cui anch’io potrei farmi vedere. Più in generale, che possano sfoggiare il loro talento. E per Coati al primo e all’ultimo giorno ci sono due volate, non scordiamocelo».

Hanno ricevuto delle offerte dai professionisti?

«Loro due e Mulubrhan hanno diverse richieste, vedremo come gestirle insieme a loro. Dei tre, Puppio secondo me è quello che ha le maggiori chance. E’ forte sul serio, può ritagliarsi uno spazio importante fin da subito».

Perché, allora, tra i dilettanti vince così poco?

«Perché, come dicevo poco fa, non è un corridore veloce. Puppio ha una cilindrata da professionista, quest’anno ha corso la Nokere e la Bredene con la formazione del World Tour portandole entrambe a termine e tirando il gruppo per diversi chilometri. Da quelle gare è tornato molto più convinto dei propri mezzi».

Con quale ruolo potrebbe affermarsi tra i professionisti?

«Come uomo squadra, penso a Salvatore Puccio. Uno pensa che Puccio sia uno dei tanti e invece è un signor corridore, uno dei più preziosi di una delle squadre più forti degli ultimi anni. Oppure a De Marchi, che è venuto fuori col tempo e che tra i dilettanti vinceva poco».

L’opposto di Coati, che invece è molto veloce e punta sempre alla vittoria.

«Veloce è veloce, ma il mio rimpianto è non averlo preso prima. Pecca di cattiveria e motivazione, da questo punto di vista deve ancora dimostrare tanto. Ed è un peccato, perché la stoffa non gli manca e quando sta bene vince delle belle volate. In una squadra professionistica lo vedrei molto bene anche come ultimo uomo di un velocista».

Tornando al Giro, come arrivano i tuoi ragazzi?

«Non benissimo, purtroppo. Coati e Puppio sono caduti sabato in Polonia, dove stavano correndo l’Orlen Nations Grand Prix con la nazionale. Saranno alla partenza del Giro, speriamo riescano anche a portarlo a termine e a mettersi in mostra».

Dove si deciderà la corsa?

«La cronometro sarà uno snodo fondamentale, per tanti si tratterà della prima affrontata quest’anno. Poi l’arrivo al Lago di Campo Moro, salita vera, lunga e dura che non farà emergere i valori reali. Non vedo l’ora…»