GIRO D’ITALIA / Felline: «Professionista a vent’anni? Lo rifarei soltanto nel ciclismo di oggi»

Fabio Felline ai nastri di partenza dell'undicesima tappa del Giro d'Italia
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Sono già passati più di dieci anni da quando Fabio Felline è entrato nel gruppo dei professionisti. Non ne aveva nemmeno 20. Una cosa normalissima oggi, decisamente meno nel 2010. A questo Giro nessuna ambizione personale. Anzi, una: scortare al meglio Vlasov, il capitano dell’Astana.

Fabio, Vlasov può vincere il Giro?

«Perché no? Ha dimostrato solidità in salita, se supererà la tappa di oggi senza problemi la sua candidatura sarà ancora più forte.
Ma ci sono Bernal ed Evenepoel, dei giovani fuoriclasse. Giovane è anche Vlasov, ora la scusa dell’età non regge, si può vincere il Tour anche a vent’anni. Bernal è forte, ma una giornata difficile può capitare a tutti. Evenepoel è un’incognita
».

Se ci dovesse essere la possibilità, proverai a vincere una tappa?

«Certo, ma lavorando per Vlasov difficilmente si creeranno i presupposti. Io mi sento ottimamente, ma non lottando per dei risultati personali capisco che da fuori la mia prestazione possa sembrare incolore. Ma vi assicuro che non è così».

Nel corso della tua carriera ti sei sentito sottovalutato?

«Più che sottovalutato, direi frainteso. Ho avuto molti problemi fisici, ho lavorato tanto per i miei capitani. Ma ho anche vinto: il Laigueglia, una tappa ai Baschi davanti a Matthews, Kwiatkowski e Gilbert, la classifica a punti della Vuelta».

Passeresti nuovamente professionista a vent’anni?

«Sì, ma nel ciclismo di oggi. Per tre o quattro anni, all’inizio, non hanno fatto che dirmi: sei giovane, hai tempo, non ti preoccupare. E così ho iniziato tardi ad allenarmi bene e a debuttare in certe grandi corse».

Ma i giovani di oggi non rischiano di bruciarsi?

«Può darsi, non lo escludo, ma per come l’ho vissuta io avrei preferito una carriera più breve ma ricca di possibilità fin da subito. Mi dicevano che avevo tempo, ma il tempo passa in fretta. E qualche rimpianto ce l’ho…».