Il bilancio di Amadori: «Ayuso il più forte, ma al Giro mi aspetto anche gli italiani»

Amadori
Marino Amadori, commissario tecnico della nazionale italiana Under 23.
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Il ciclismo dilettantistico ha vissuto un mese di aprile molto intenso. Dal Trofeo Piva al GP Liberazione, si sono svolte in poco più di tre settimane ben sei prove del Prestigio Bicisport, rivoluzionando la classifica del nostro trofeo. Un nome su tutti ha monopolizzato il calendario, Juan Ayuso, talento della Colpack-Ballan che ha già firmato un lungo contratto con la UAE Team Emirates di Pogacar e Hirschi. Lo spagnolo ha vinto il Piva, il Belvedere e il Giro di Romagna, lanciandosi come il favorito numero uno del prossimo Giro d’Italia Under 23.

Con Marino Amadori, commissario tecnico della nazionale italiana U23, facciamo il punto di questa prima parte di stagione, analizzando quanto di buono fatto dai nostri anche in ottica corsa rosa.

Amadori, che inizio di stagione è stato?

«E’ stata una stagione partita con varie problematiche legate alla pandemia di Covid-19, ma squadre e organizzatori sono stati bravissimi a far disputare quante più corse possibili. E’ molto importante per i ragazzi mettersi alla prova e secondo me in Italia siamo riusciti a fare meglio delle altre nazioni in termini di organizzazione».

Questo “fare meglio” si è tramutato anche su strada?

«Sì e no. E’ chiaro che noi in Italia non abbiamo uno Juan Ayuso in grado di vincere qualsiasi corsa, quindi diventa più difficile imporsi».

Giro di Romagna
Juan Ayuso vince la classifica generale del Giro di Romagna 2021! (foto: IsolaPress)

Quindi il bilancio com’è?

«Abbastanza positivo. Abbiamo un bel gruppo di atleti, ma come tutti sanno la nostra filosofia è quella di far crescere i ragazzi con calma, gradino dopo gradino. Non bisogna affrettare le cose e secondo me, soprattutto con i corridori più esperti siamo andati piuttosto forte».

Ad esempio?

«Rimanendo sull’evento più recente mi viene da pensare a Gazzoli che ieri ha vinto a Roma il Liberazione. E’ un talento e questa è una vittoria che fa morale. Negli anni è stato molto sfortunato, ora al quarto anno è il momento di confermarsi. Lo aspetto nei prossimi appuntamenti internazionali».

Gazzoli
Gazzoli esulta nello sprint del GP Liberazione di Roma. (Foto: Rodella)

Anche Pietrobon è andato bene, pur mancando la vittoria…

«Sì, Andrea ha fatto parecchie top-ten. Secondo alla Vicenza-Bionde, terzo in una tappa del Romagna e altri piazzamenti importanti. Manca la vittoria ma sono fiducioso, arriverà. Anche lui è un ’99 e questa sarà la stagione chiave. Viene da belle prestazioni e al Giro sarà protagonista anche in classifica generale».

Colnaghi, attuale leader del Prestigio, sembra essersi ritrovato…

«Ne sono molto felice. Sta andando molto forte, ha già vinto ed è andato vicino a ripetersi al Piva e al Romagna. E’ un ragazzo interessante che potrà fare molto bene nel resto della stagione».

Al Giro di Romagna ha seguito la selezione della nazionale. Che corsa è stata?

«Avevamo Garofoli, Germani, Piganzoli, Montoli e Acco. Siamo andati bene, secondi nella classifica a squadre. Eravamo sempre con tre corridori nelle prime 15-20 posizioni di ogni tappa. Sono soddisfatto».

Pietrobon
Andrea Pietrobon in maglia Cycling Team Friuli. E’ stato secondo alla Vicenza-Bionde in questa prima parte di stagione.

Al Giro d’Italia che corsa dovremo aspettarci?

«In classifica generale Ayuso, ma mi aspetto anche i nostri, Pietrobon e Zambanini su tutti che lo scorso anno fece decimo al primo anno tra gli Under 23. Nelle frazioni con arrivi veloci la Colpack avrà l’imbarazzo della scelta, stanno andando tutti forte: Gazzoli, Persico, Boscaro… Nelle altre squadre occhio a Coati, Rocchetta, Bonaldo, Puppio, Benedetti e Menegotto. Sono questi gli italiani da tenere sotto la lente di ingrandimento».