Sgarbozza avverte Aru: «Ultimi due appelli a Tour of the Alps e Giro. Non puoi sbagliare!»

Gigi Sgarbozza durante la rubrica Rai del Villaggio di Partenza della tappa numero 17 del Giro d'Italia 2020, da Bassano del Grappa a Madonna di Campiglio
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Scrivere il traguardo che potrà raggiungere Fabio Aru sulla lavagna tecnico-tattica somiglia molto alle lezioni di matematica al liceo scientifico: fai dei calcoli, rimescoli, rigiri, ci ripensi, usi il cancellino diverse volte fino a quando l’equazioni o il limite dà il risultato esatto. Gigi Sgarbozza vede il sardo della Qhubeka-Assos indietro nei punti, con una condizione da trovare e una squadra che si trova fuori dall’orbita dei Dream Team del WorldTour. Ma per l’eclettico commentatore tecnico di RaiSport, in questo ciclismo che ti macina nel tempo, che cambia e ridimensiona gli obiettivi da raggiungere, per Fabio Aru c’è il jolly da giocarsi senza pensarci su troppo: mai restare statico e tornare a dare spettacolo. Altrimenti, se dovesse fallire ancora, sarà dura ripartire. Su quibicisport.it il punto di Gigi Sgarbozza.

Gigi Sgarbozza, sulla tua lavagna, Fabio Aru sale o scende dopo il Giro dei Paesi Baschi?

«È meglio non affrettare i giudizi. Ancora gli dò qualche possibilità che possa non essere magari il Fabio Aru degli anni d’oro, ma insomma di essere un po’ competitivo e di poter lottare per una vittoria di tappa. Altrimenti sarebbe veramente una grossa perdita per il ciclismo italiano, diamogli un po’ di tempo».

Ambizioni ridimensionate rispetto al passato?

«Alla luce di quello che abbiamo visto alle prime gare, probabilmente sì. Ma prima di dare un giudizio definitivo, vediamolo al Tour of the Alps e al Giro d’Italia: se dovesse fallire entrambi gli appuntamenti penso che sarà lui a dire addio al ciclismo. Non ci sono alternative dopo i due-tre anni che ha fatto».

Tour of the Alps e Giro d’Italia ultimi appelli.

«Sì, altrimenti diventa una barzelletta. È passato troppo tempo. Uno può avere una crisi di un anno, sei mesi e poi l’anno dopo si riprende. Già gli appassionati di ciclismo hanno avuto tantissima attesa per Fabio Aru per quello che ci ha dato e non hanno voluto infierire sul grande corridore e sono stati comprensivi».

Il pubblico si è esaltato per le sue vittorie, soprattutto quella a La Planche des Belles Filles.

«Ha fatto presa sul grande pubblico perché tutte le volte che ha vinto, ha dato spettacolo. Sempre attaccante, l’ha fatto anche al Giro d’Italia contro Contador, vincendo due tappe spettacolose. Ha fatto un ciclismo che piace ai grandi appassionati. Finora c’è stata tutta la comprensione, ma adesso è finita. Vedere Aru arrivare a oltre dieci minuti, se dovesse ancora fallire, è meglio che lascia perdere».

Eppure qualche timido segnale di ripresa si è visto in Spagna.

«Penso che l’abbia voluto fare per un fatto d’immagine e per farsi vedere un po’. Perché ha fatto uno scatto, si era avvicinato tantissimo al gruppo dei migliori e nel momento in cui li ha agganciati dopo trecento metri si è ristaccato e ha ceduto di schianto».

Aru, secondo Gigi Sgarbozza, sarà un corridore ritrovato se al Giro d’Italia…

«È la corsa che gli dà più risalto. Basterebbe la vittoria di una tappa in salita e che si mantenga nei primi dieci posti in classifica e avrebbe speranza per la stagione. Se dovesse rivincere una tappa, arrivare nella Top Ten al Giro d’Italia troverà una grande squadra che punta su di lui. Perché in questa Qhubeka-Assos non ho capito granché: penso che non abbia nessuno a disposizione e non ha l’aiuto degli altri. Anche perché lui ha dimostrato di non essere mai in condizione per beneficiare del lavoro dei compagni e dei gregari».

LEGGI L’INTERVISTA DI RICCARDO MAGRINI SU FABIO ARU, SU QUIBICISPORT.IT