Ma Superman Lopez che fine ha fatto? Max Sciandri ci spiega tutto…

Miguel Angel Lopez, soprannominato Superman, in una foto d’archivio
Tempo di lettura: 3 minuti

Un triennio in un percorso accademico vale una laurea. Maximilian Sciandri è alla terza stagione nel Team Movistar e dopo un’ottima carriera da professionista mette tua la sua esperienza a disposizione della formazione spagnola. Avere una squadra di giovani, ha tutti i vantaggi e i limiti del caso: il tempo e gli ampi margini di miglioramento, ma anche la pazienza di vivere l’attesa e giocarsela al massimo delle proprie potenzialità, evitando di puntare tutte le fiches su un unico obiettivo. Maximilian Sciandri su quibicisport.it svela i piani della Movistar in vista dei Grandi Giri di quest’anno: Soler al debutto da capitano, il Tour de France con i jolly Mas e Lopez, con il rientro del colombiano ancora in dubbio e da decidere.

Sciandri, una prima valutazione sulla Movistar di quest’anno.

«In linea generale ok. Stiamo soffrendo un pelino. Cortina ha fatto una campagna del Belgio discreta, ma non eccellente. Tutte le prime corse in Italia dal Laigueglia fino alla Settimana Coppi e Bartali sono state abbastanza nella media. Non siamo una squadra che parte forte, quello si vede. L’unico che va forte è il nostro vecchietto Valverde: a 41 anni ha vinto il Gran Premio Indurain e anche ai Paesi Baschi sta andando veramente forte».

Alle Ardenne sarà protagonista.

«È concentratissimo, doveva fare la Valenciana, ma recupererà dopo i Paesi Baschi in vista delle Ardenne. Ha una condizione eccezionale per l’età che ha, sta facendo numeri eccezionali e sta battendo record personali».

Rubio è uno dei vostri talenti più interessanti.

«Einer ha debuttato alla Coppi e Bartali ed è arrivato dalla Colombia con Diego Alba. Sono usciti abbastanza bene. Una Coppi e Bartali mostruosamente dura. Ai Paesi Baschi Einer sta andando abbastanza bene e punta a fare il Giro d’Italia a supporto di Marc Soler».

Che Movistar ci dovremo aspettare al Giro d’Italia?

«Ci saranno i due italiani, Cataldo e Villella. Ci sarà Rubio, Mathias Jorgensen che è un altro giovane e il resto è da definire perché a Eusebio piace fare alla sua maniera: tenere i corridori in stand-by, come per le squadre francesi che devono meritarsi la convocazione al Tour de France».

FSA - Vision

Tour e Vuelta: su chi punterete?

«Sarà sicuramente all-in per la Vuelta con Mas, Soler e Valverde visto che sarà la sua ultima corsa della carriera. Per il Tour Mas e Lopez».

Superman Lopez quando lo rivedremo in gruppo?

«Un positivo al Covid del suo nucleo familiare non gli ha permesso di venire in ritiro ad Almeria a inizio stagione. Quando è arrivato qua in Spagna ha fatto il tampone con esito positivo asintomatico ed è stato trentacinque giorni isolato a Madrid. È tornato in Colombia, si sta ripreparando e presto farà il debutto. Non so dove, ma sicuramente sarà al Tour».

Sciandri, terza stagione alla Movistar: come si trova?

«Bene, è una squadra dove dopo gli otto anni alla BMC avrei voluto militare. È una squadra con una mentalità un pelino italiana, ma diversa. Si discosta un po’ dalle anglosassoni anche se l’arrivo di Patxi Vila ha contribuito a portare qualche novità. Pre-race report, post-race report, conference call, planning: ha dato una struttura straniera alla nostra squadra. Eusebio (Unzue, ndr) ha tra le migliori qualità la visione ed è molto direttore sportivo. Sa aspettare e non ci mette pressione. Abbiamo preso nove giovani che hanno bisogno di crescere. Se hai la fortuna di trovare un Evenepoel, un Van der Poel, un Van Aert quella è una bella fortuna. Ma con i giovani ci vuole tempo».

Quali obiettivi può raggiungere questa squadra?

«Fare un buon Giro d’Italia, siccome sono io il responsabile mi piacerebbe fare bene alla Corsa Rosa: il che significa una vittoria di tappa, una Top Five-Top Seven con Soler. Lui ha conquistato già dei piazzamenti nei primi dodici-tredici ai Grandi Giri come supporto e quest’anno va a prendere un po’ le striscioline da capitano. Alle volte però cambia il gioco: da leader incontrastato a supporto, abbiamo visto corridori provare a fare quel salto che non gli riesce».

“Dietro la prossima curva” su Netflix ha riscosso un successo planetario tra gli appassionati di ciclismo, trasportati dentro le fasi della corsa che da casa non si vivono. Per la Movistar una vetrina mondiale e una docu-fiction meravigliosa.

«Per noi è stata una bomba esplosa nel momento giusto a livello qualitativo. È uscita con il primo lockdown dello scorso anno, tradotta in diciannove lingue. Movistar l’ha recepita come un successo mondiale. Degli inside che mostrano questo ciclismo ultra-veloce e ultra-tecnologico da un punto di vista umano: si piange, si ride, si scherza e possono succedere queste cose. È questo il lato che piace alla gente: da fuori sembriamo macchine da guerra, ma abbiamo le nostre paure e le nostre incertezze».