Garofoli: «In Olanda sono migliorato, ma non dimentico le mie Marche. Sono un uomo da corse a tappe»

Garofoli
Gianmarco Garofoli in azione con la maglia del Team DSM Development (foto: Patrick Brunt)

Abbiamo raggiunto Gianmarco Garofoli mentre era in macchina che andava dal nutrizionista, nelle sue Marche. Gianmarco è un ragazzo di 18 anni, classe 2002, di Castelfidardo, corridore del team Development DSM (ex Sunweb).

Negli anni Garofoli ha saputo mettersi in mostra nelle varie categorie in cui ha corso, tra i suoi risultati migliori un campionato italiano e un quinto posto mondiale tra gli juniores nel 2019.

Questi risultati gli hanno permesso di ritagliarsi uno spazio nel Team Development DSM. Oggi parliamo un po’ con lui, scopriamo come ha vissuto questi primi mesi del suo nuovo capitolo di vita e ripercorriamo i passi che lo hanno fatto arrivare fino a qui.

Come hai iniziato ad andare in bici?

«Ho iniziato quando avevo 5 anni grazie a mio padre e alla mia famiglia, tutti i Garofoli sono molto appassionati di ciclismo. Da giovanissimo papà mi ha messo su una bici e crescendo è aumentata anche la mia passione, sono un ragazzo sportivo e mi è sempre piaciuto giocare all’aria aperta piuttosto che chiudermi in casa. Fino a 15 anni circa ho giocato anche a calcio, dopo ho dovuto scegliere e ho scelto il ciclismo».

Nelle Marche si respira molto ciclismo?

«La tradizione ciclistica è un po’ più debole rispetto a quella di altre regioni come possono essere la Lombardia, il Veneto o la Toscana. La mia realtà era diversa rispetto a quella di tanti altri, ma sono riuscito comunque a mettermi in mostra e così da juniores mi ha contattato da una squadra bergamasca, il team LVF».

Per questa esperienza nel Team LVF ti sei dovuto trasferire a Bergamo?

«Non proprio, la squadra ha aperto un team anche nelle Marche per darmi la possibilità di allenarmi a casa mia insieme a qualche compagno della mia regione. Ogni fine settimana andavo a Bergamo per allenarmi con la squadra, mi era stata messa a disposizione un’ammiraglia per gli spostamenti tra le Marche e la Lombardia».

Un investimento importante, insomma.

«Sì, il Team LVF è stata una grande famiglia e grazie all’impegno logistico ed economico che è stato profuso per un anno siamo stati la squadra migliore d’Italia con 49 vittorie».

Gianmarco Garofoli e i suoi compagni di squadra del Team DSM Development (foto: Patrick Brunt)

Dove ti senti forte e dove, invece, pensi di dover migliorare?

«Quando ho in mente un obiettivo difficilmente lo sbaglio, il mio punto forte è la forza mentale e di conseguenza riesco ad esprimermi al meglio nelle gare lunghe. Al contrario, sento di dover migliorare nella precisione e nella costanza. Quest’anno alla DSM ho fatto dei passi da gigante, si tratta di una squadra completa e molto professionale».

La distanza ti pesa?

«Non sempre è una realtà facile da accettare. In questi giorni sono in Italia, ma non tornavo a casa da gennaio».

Che differenze hai notato nel ciclismo nordeuropeo?

«In Olanda hanno un approccio molto professionale, fare il corridore è un lavoro a tutti gli effetti, ho degli obiettivi e devo raggiungerli in un determinato tempo. Ho un diario che tutti i giorni compilo in base all’allenamento e alle mie sensazioni, commento il mio stato di forma e le sensazioni. Gli allenamenti sono completamente diversi da quelli che facevo in Italia, sono molto più innovativi».

Hai fatto fatica ad adattarti a questo nuovo approccio?

«All’inizio sì, non conoscevo bene la lingua e quella è stata la difficoltà più grossa. Mi sono dovuto adattare anche alla loro mentalità, devi essere sempre preciso e costante. E’ differente anche l’approccio alla vita privata: in Italia non era permesso vedere la fidanzata il giorno prima della gara, invece loro ti incoraggiano ad avere un contatto esterno. Considerano la famiglia e gli affetti come un punto di appoggio nell’arco della stagione».

Questa mentalità ti ha creato delle pressioni dal punto di vista sportivo?

«Io rendo meglio sotto pressione, non la sento, se viene posto un obiettivo mi carico e faccio di tutto per raggiungerlo. Sicuramente la mia mentalità mi ha aiutato nell’approccio a questa nuova avventura. Ho già avuto le mie soddisfazioni, nei ritiri e negli allenamenti, ho già corso anche con i professionisti a Le Samyn lo scorso 2 marzo. È stata una grandissima esperienza, che mi ha ulteriormente motivato. In gara ho rispettato i compiti che mi erano stati affidati, tirando per i primi 100 chilometri. La corsa non l’ho conclusa, ma il team era davvero soddisfatto della mia lettura e della mia capacità di mettermi a disposizione dei compagni».

Che corridore vorresti diventare e quali gare ti piacerebbe disputare?

«Mi vedo adatto alle corse a tappe, la stessa squadra desidera provarmi quantomeno nelle corse di una settimana».

Cosa ti piace fare, oltre al ciclismo? Coltivi qualche passione in particolare?

«Sono al quinto anno di geometra, che a causa della pandemia sto seguendo a distanza, così riesco a seguire le lezioni sia quando sono in Italia sia quando sono in Olanda. Dopo il diploma mi piacerebbe continuare, magari sempre nell’ambito sportivo. Per quanto riguarda il tempo libero, invece, non avendone molto preferisco dedicarlo alla mia famiglia e ai miei cani, che amo portare in giro a fare delle passeggiate».

Immaginiamo, infatti, che tu sia molto concentrato sulla tua carriera ciclistica, visto l’investimento che il Team DSM ha fatto nei tuoi confronti.

«Sì, è cambiato tutto, quando ho firmato non immaginavo come potesse essere il mondo del ciclismo al di fuori dell’Italia. E’ davvero diverso, qui mi alleno e vengo trattato come un professionista. Il dilettantismo in Italia lo vedo come il proseguimento della categoria juniores».

Per concludere, raccontaci qual è il sogno nel cassetto di Gianmarco Garofoli.

«Il mio sogno è vincere il Giro e il Tour nello stesso anno, cosa riuscita solo ai grandissimi. Invece, per quanto riguarda le corse in linea, ti direi che la vittoria al campionato italiano mi ha dato una gioia immensa, vincerlo nuovamente tra i professionisti sarebbe fantastico».