AMARCORD/45 Giro d’Italia 2003, il commiato di Pantani: sulle grandi salite seppe ancora dare spettacolo

Un gigantesco punto interrogativo, accanto alla sagoma di Marco Pantani: la grafica scelta da Bicisport nel numero di maggio 2003 sintetizzava i dubbi che aleggiavano sul Pirata alla vigilia del Giro d’Italia.

I suoi ultimi segnali di grandezza risalivano ormai al Tour del 2000, quasi tre anni prima, quando aveva vinto due volte in alta montagna e messo in riga perfino Lance Armstrong. Poi il buio, i ritiri in serie, le beghe giudiziarie. Ma in quella primavera del 2003, Pantani sembrava quasi quello “vero”, in grado quindi di suscitare, oltre a comprensibili dubbi, anche robuste speranze.

In effetti, il suo Giro d’Italia mancò di costanza ma ebbe momenti intensi: sulla tremenda erta dello Zoncolan era con i migliori quando partì la maglia rosa Simoni. Garzelli e Casagrande, in lotta per il primato, tentarono di prendergli la ruota, ma scivolarono all’indietro. Pantani li raggiunse e per un attimo sembrò addirittura in grado di piombare su Simoni. Poi “scoppiò” nel finale, ma fu ottimo quinto.

Giro d’Italia 2003: Pantani all’attacco in salita, verso il traguardo di Cascata del Toce. La maglia rosa Simoni, Pellizotti e Frigo tentano di contenerlo. Quel giorno, ultima tappa montana del Giro, il Pirata provò più volte a vincere in solitudine, prima di pagare lo sforzo e chiudere al 12° posto.

Voleva la rentrée al Tour, ma il progetto fallì

«Pantani è rinato», si esultò: nessuno immaginava che proprio quel Giro sarebbe stato il suo commiato definitivo. Neanche lui che, archiviato il 14° posto finale (avrebbe poi scalato una piazza per la squalifica di Rumsas), si mise a fare progetti per una grande rentrée al Tour.

Le cose, come si sa, andarono in modo diverso: sceso di bici, Pantani tornò a lottare con i suoi spettri e la condizione post Giro svanì presto. La Mercatone Uno, esclusa dal Tour, tentò di accordarsi con altri team, soprattutto la Bianchi, per permettere la partecipazione del Pirata, ma alla fine non se ne fece nulla.

Quegli scatti sulle strade del Giro furono le sue ultime grida di battaglia. La guerra l’avrebbe persa tragicamente qualche mese più tardi.