Valverde campione infinito: almeno una vittoria in tre decenni

Alejandro Valverde concentrato prima della partenza dell'UAE Tour 2021 (foto: LaPresse/Fabio Ferrari)

Da Embatido, imbattibile, a Infinito il passo è tutt’altro che breve. Sono vent’anni di professionismo, di successi (non senza ombre, va detto), di grandissime affermazioni sui più diversi terreni. Arrivando primo sabato scorso nella corsa che porta il nome di un altro grandissimo, il Gp Miguel Indurain, Alejandro Valverde non soltanto è tornato al successo dopo 582 giorni (l’ultima volta aveva alzato le braccia alla Vuelta 2019, vincendo la settima tappa a Mas de la Costa, in salita) ma ha anche raggiunto un traguardo invidiabile: è riuscito a vincere in tre diversi decenni.

L’inizio del mito

Aveva cominciato con una tappa, la terza, del Giro dei Paesi Baschi del 2003: era il 9 aprile, e si partiva da Plentzia – con la sua spiaggia a perdita d’occhio, che puoi raggiungere da Bilbao con il metrò – per arrivare a Vitoria, con i suoi miradores e il suo centro medievale a forma di mandorla. Nell’ordine d’arrivo di quel giorno troviamo Danilo Di Luca (sesto), Marco Pantani (diciassettesimo) e Dario Frigo (ventiseiesimo). Quelli che correvano allora hanno tutti smesso, tranne il primo e il secondo sul traguardo di Vitoria (bel nome per una prima vittoria): Alejandro Valverde e Davide Rebellin.

Altri tempi

Era una vita fa: Evenepoel aveva tre anni, Bernal non aveva ancora cominciato le scuole elementari e Pogacar andava ancora all’asilo nella sua Klanec. Era un altro ciclismo: la Milano-Sanremo se l’era appena presa Paolo Bettini, mentre i vincitori degli ultimi grandi Giri erano destinati a un futuro difficile. Il Tour 2002 lo aveva vinto, ancora, Lance Armstrong: ma ora il suo posto nell’albo d’oro e nella storia è occupato da uno spazio vuoto. Quanto alla Vuelta, se l’era portata via Aìtor Gonzalez, ma non gli portò fortuna: nel 2006 sarebbe stato sospeso due anni per doping e avrebbe lasciato il professionismo. Il professionismo ma non i guai: l’anno dopo sarebbe stato arrestato per guida sotto l’effetto di alcool e cocaina, al principio del 2008 di nuovo arrestato per aver aggredito due dipendenti di un’agenzia immobiliare, terzo arresto a Ferragosto del 2011 con l’accusa di frode immobiliare, quarto (poi se ne sono perse le tracce) per aver tentato di rapinare un negozio di telefoni cellulari ad Alicante. Questo non c’entra con Valverde, e neanche col ciclismo. Però c’entra parecchio con quegli anni lì.

Anche per l’Embatido non tirava buona aria quando è cominciato il secondo decennio di vittorie: i risultati ottenuti nel 2010 – fra i quali il Tour Méditerranéen, due tappe al Giro dei Paesi Baschi (ancora!) e una tappa e la classifica finale al Romandia – furono cancellati dal Tas per la coda lunga del coinvolgimento di Valverde nell’Operacion Puerto. Bisogna aspettare il ritorno alle corse dopo i due anni di squalifica per vederlo ancora sul gradino più alto del podio: ufficialmente dunque il primo successo del secondo decennio dell’era Valverde arriva alla quinta tappa del Tour Down Under 2012, in maglia Movistar. E’ il 21 gennaio, il traguardo è a Old Willunga Hill: pendenza media del 7,4%, ma per il Down Under è una specie di totem.

Eterno

Sono passati più di 9 anni da quel giorno, e l’Embatido ne farà 41 il 25 aprile, la domenica della Liegi, la sua corsa del cuore. Dopo il triste 2020 aveva confessato di sentire molto più vicino il momento del suo addio al ciclismo. Sappiamo che ha tenuto botta nella speranza di stupire all’Olimpiade di Tokyo. Ma vederlo davanti in questi primi mesi del nuovo anno – alla Volta Catalunya ha chiuso quarto prima di imporsi al Gp Indurain – ci fa sospettare che possa cambiare idea e decidere di andare avanti.